A Venezia un commissario un po’ troppo simile a un sindaco

scritto da GUIDO MOLTEDO

Vittorio Zappalorto non fa ordinaria amministrazione. Riempie il vuoto della politica cittadina. A corto di candidati a sindaco il centrodestra potrebbe puntare su di lui…

ZAPPA

Lontano da Venezia, ricevo e leggo quotidianamente in email i numerosi comunicati dell’ufficio stampa del Comune di Venezia, sempre ben fatti, chiari e utili. Sapendo che a Ca’ Farsetti non governa più il sindaco eletto dai cittadini, ma, ormai da molti mesi, un commissario straordinario nominato dal governo, mi sarei aspettato una grigia litania di comunicazioni burocratiche. Invece, da quel che leggo, noto un’intensa e produttiva attività, talvolta decisamente “politica”, su tutti i fronti, da quelli più impegnativi – salvaguardia, lavori pubblici, lotta all’abusivismo, patrimonio – a quelli più leggeri, come le cerimonie, le ricorrenze, gli incontri. Insomma, l’azione del Comune e di chi lo guida va avanti, produce fatti, risultati.

I cittadini veneziani, che ne pensano? Ci vorrebbe almeno un sondaggio, per capirlo. Ma intanto quelle “inchieste” alla buona che ognuno di noi fa – dal negoziante al vicino di casa, dal postino al barbiere – raccontano tutte la stessa storia, come mi dicono un po’ sconcertati gli amici veneziani: il prefetto trevigiano non fa sentire nostalgia della politica, specie tra i cittadini non politicizzati e non apertamente schierati. Il senso di quel che sentono dire è: bene dunque, Zappalorto, vada avanti, lui non cincischia con le “ammuine” dei politici di professione.

Non è una musica nuova. È lo specchio della crisi della politica. La voglia dell’uomo forte. Particolarmente evidente nel governo locale. Non accadde qualcosa di simile, a Bologna, con Anna Maria Cancellieri? Commissario straordinario a palazzo D’Accursio, arrivò a Bologna dopo le dimissioni di Flavio Delbono, il sindaco “bruciato” dal Cinziagate nel 2010. L’analogia è nel carattere emergenziale dei due mandati e nel profilo “tecnico” dei due prefetti, che progressivamente ma rapidamente si trasformano – con l’esercizio pratico e quotidiano del potere – in soggetti a tutti gli effetti politici.

Fu tanto evidente, nel caso di Cancellieri, questa trasfigurazione, che alla fine del suo mandato le fu chiesto di candidarsi a sindaco della città, con un forte pressing da parte di “molte cittadine e molti cittadini”, come lei stessa fece sapere annunciando – dopo averci riflettuto su – che, pur lusingata, non avrebbe accettato l’offerta.

Se questa metamorfosi avvenne, non fu solo in virtù delle sue capacità, anche politiche e politicanti, che ne facevano figura non meramente emergenziale. Avvenne anche come effetto di una crisi verticale della politica bolognese ed emiliana in generale. Sotto le Due Torri quello che era stato il feudo più importante del Pci si era già consumata la beffa scottante di una sconfitta storica, con l’elezione di Guazzaloca, uomo di destra e soprattutto un non politico di professione. E dopo ci fu l’esperienza infelice di Sergio Cofferati, che mai si mescolò davvero con la città che l’aveva adottato. Proprio a Bologna, la città rossa, la città della buona amministrazione, si era incrinato irreversibilmente il rapporto di fiducia dei cittadini con la classe politica che aveva ininterrottamente governato il comune. Ma non fu di lezione. Le ultime elezioni emiliane non hanno fatto altro che confermare il fenomeno, denunciandone anzi la sua natura tutt’altro che passeggera.

Va anche detto che c’è molto poco di ordinario nel mandato affidato a un commissario straordinario. Tagliare 47 milioni di euro è forse una fredda operazione tecnica? O non implica scelte dalle evidenti implicazioni politiche? A Zappalorto, questo è stato chiesto. A lui e ai quattro sub commissari che reggono il comune, senza rispondere a nessun organo politico eletto dai veneziani, è chiesto di decidere sulla salvaguardia, sul crocerismo, sul nuovo stadio, sul nuovo mercato ortofrutticolo, sul commercio abusivo, sul carnevale. Eccetera eccetera. Come Cancellieri, Zappalorto non fa solo amministrazione: riempie il vuoto della politica.

Al prefetto piace il suo nuovo ruolo, e si vede. Che c’è di male? Il problema è, piuttosto, che mentre lui governa e decide, le forze politiche, sotto sotto, sono contente che le gatte da pelare siano tutte sue, così intanto possono fare quel che sanno fare meglio: discutere tra loro dei loro affari, senza mai decidere niente (vedi primarie del Pd). Intanto, misurandosi con i problemi della città, conoscendo dal di dentro la macchina comunale, Zappalorto “cresce” politicamente. Nel centrodestra circolano tanti nomi ma non si vede ancora un candidato. Non è che prima o poi si forma un comitato per candidarlo sindaco, e lui ci sta?

(guido moltedo)

A Venezia un commissario un po’ troppo simile a un sindaco ultima modifica: 2015-01-27T16:15:56+02:00 da GUIDO MOLTEDO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

1 commento

ytali. - Un Guazzaloca in saor. Se Venezia finisce come la Bologna del crack del 99 7 Febbraio 2019 a 10:35

[…] precedente bolognese. In un altro articolo su ytali., era stato tracciato invece un parallelo tra le ambizioni politiche del commissario Vittorio Zappalorto e quelle di Anna Maria Cancellieri commissaria del comune di Bologna, dopo l’uscita di scena di […]

Reply

Lascia un commento