Primarie veneziane, elettori mestrini

scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Se una cosa queste primarie per il candidato sindaco del Pd hanno messo in luce, in una campagna un po’ sottotono, spesso avara di contenuti quanto prodiga di passerelle auto celebrative a beneficio dei propri supporter, è la conquista della centralità politica da parte di Mestre.

Piazza_Ferretto

VENEZIA. Finalmente il brutto anatroccolo pare essersi trasformato in cigno, rubando al centro storico veneziano quella funzione che ancora fino a poco tempo fa aveva esercitato. Non che nella scorsa tornata elettorale, quella che ha premiato sindaco Giorgio Orsoni, Mestre fosse stata dimenticata. Pure allora, infatti, la città di terraferma aveva ospitato gli scontri prima dei candidati delle primarie, e di Orsoni e Brunetta poi. Solo che, una volta ottenuti i voti, Orsoni si è dimenticato della terraferma, la cui più contundente lamentela nei confronti della sua amministrazione è di essere stata abbandonata al degrado e alla dilagante illegalità. Ora, il fatto che uno dei tre candidati (Nicola Pellicani) sia nativo di Mestre dove risiede la maggioranza degli elettori, pare voler mettere una pezza a quel grave errore cercando di recuperare un rapporto tra amministrazione e cittadini che le scelte dell’ex sindaco ha mandato irrimediabilmente in frantumi.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=0TJP8AutUBI&w=560&h=315] Non a caso Pellicani, indicato a suo tempo da Massimo Cacciari proprio perché mestrino, nella sua campagna per le primarie ha insistito sulla sua origine e sulla sua conoscenza della realtà di terraferma (è segretario della Fondazione Gianni Pellicani). Quanto possa pesare sul risultato delle primarie l’orgoglio degli abitanti di terraferma di eleggere per la prima volta un loro sindaco, lo vedremo domenica prossima quando il popolo democratico sarà chiamato a scegliere il proprio candidato.

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Se Pellicani ha all’attivo i natali e la conoscenza del territorio, pure Felice Casson e Jacopo Molina hanno ben compreso che la partita, non solo per una mera questione di voti, si gioca in terraferma. E di ciò è prova la loro scelta di iniziare le rispettive campagne da Mestre, presentando le proprie candidature all’IMG Candiani, che si è in pratica trasformato nella sede privilegiata del dibattito politico cittadino. Casson, invero, forse nell’intento di scusare la sua origine chioggiotta (un po’ indigesta ai veneziani che non hanno dimenticato di aver fatto una guerra contro Chioggia) e di vantare qualche quarto di mestrinità, ha perfino spesso ricordato di aver scelto Mestre quale città dove ha fatto nascere suo figlio.

Il centro di gravità è in terraferma

Tanto per dare l’idea di come, a volte, la campagna abbia volato alto! Molina, dal canto suo, non potendo contare sull’appoggio dell’apparato del partito che in maggioranza supporta Pellicani, e sulla notorietà mediatica di Casson, ha scelto una campagna basata spesso sui coup de theatre e sui blitz in periferia di Mestre, nelle zone di maggiore degrado per la presenza della criminalità e della prostituzione. Un vero e proprio colpo basso è stato quello in cui si è prodotto durante l’ultimo confronto pubblico domenica scorsa all’IMG Candiani, quando, imparata la lezione di Berlusconi, ha messo sotto il naso di Casson e Pellicani un impegno scritto invitandoli a firmare che mai e poi mai, se sindaci, avrebbero nominato in giunta e nelle aziende partecipate ex assessori. È scoppiata la bagarre in sala, sotto gli occhi di un indispettito Pellicani e di un tutto sommato divertito Felice Casson.

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E se alla fine una cosa Molina può trarre a suo vanto, è sicuramente quella di aver costretto gli altri due a dichiarare il loro accordo sulla proposta, visto che il malcontento nei confronti del passato e il bisogno di un radicale cambiamento sono stati la cifra di tutta questa lunga campagna e avrebbero impedito a chiunque di declinare il suo invito. Molina poi si è distinto per una campagna low cost che ha fatto un uso creativo e divertente dei social network, dove perfino sono apparse periodicamente delle strisce in cui veniva ritratto come un novello Clark Kent.

Ma se Molina, forte del team di giovani che lo supportano, ha fatto un uso massiccio e talvolta spregiudicato della rete, non si può dire che gli altri due siano rimasti con le mani in mano. Casson per esempio ha inondato ogni social delle sue iniziative tanto da suscitare in più di qualcuno il sospetto che possegga il dono dell’ubiquità. Promuovendo se stesso in eventi in cui si è accompagnato a personaggi famosi tipo Salvatore Settis, Sergio Zavoli, Raffaele Cantone e tanti altri.

Nei sondaggi (non ufficiali) vola Casson

Lo ha rincorso, con un po’ di fiatone ci è parso, Pellicani le cui uscite su twitter e i cui post su facebook hanno spesso suscitato l’impietosa ilarità della rete per la loro mancanza di autenticità e freschezza. Si sa, il popolo del web non perdona e non è disposto a fare sconti a chi, come è parso accadere a Pellicani, fa uso di parole e concetti che non tengono conto del mezzo su cui vengono diffusi. Sta di fatto che, a pochi giorni dalle primarie, i rumors in città su presunti sondaggi abbondano. E tutti danno in testa Felice Casson che sembrerebbe destinato a raccogliere la maggioranza dei voti. Uno, in particolare, darebbe all’ex magistrato il cinquanta per cento del gradimento, assegnando a Pellicani, comunque dato in rimonta, solo il 35 per cento e il resto a Molina. Se tale sondaggio si rivelasse vero, dimostrerebbe in primo luogo la fine del Pd come partito capace di orientare il voto, dato che le candidature di Casson e Molina sono state in genere percepite come più innovative e rispondenti al bisogno di cambiamento di quella dello stesso Pellicani, appoggiato dalla maggioranza del partito.

Il quale anzi, proprio per questo, è accusato probabilmente a torto di essere espressione di quel “sistema Venezia” che non è solo stato lo scandalo del Mose, ma anche un sistema di governo, la cui ideazione in città viene attribuita soprattutto a Cacciari, che ha negli anni cannibalizzato l’opposizione di destra. E ai cui esponenti sconfitti veniva in qualche misura sempre garantito un ruolo nella gestione se non della città, almeno del sistema di potere nelle aziende partecipate. Un posto a tavola, insomma. Un sistema che nel tempo ha svuotato la destra di ogni capacità propositiva e di opposizione, riducendola a soggetto politico culturalmente subalterno al governo del centro sinistra, e incapace di esprimere una reale alternativa. Non a caso l’attendismo che la destra ha anche in quest’occasione espresso nei confronti degli esiti delle primarie per decidere il proprio candidato, potrebbe essere oggettivamente una conferma di questa tesi, sempre più condivisa in città. E non è forse neanche un caso che a rompere gli indugi a destra e a presentare una propria lista sia stata l’ex presidente della provincia Francesca Zaccariotto, originaria di San Donà e quindi tutto sommato estranea ai riti veneziani.

Manovre tattiche nel centrodestra

Il suo scendere in campo presentandosi all’Hotel Russot di Mestre davanti a più di quattrocento sostenitori ha di sicuro dato un colpo di frusta e un sussulto di orgoglio a una destra divisa e incerta, intenta a scrutare gli esiti delle primarie del centro sinistra. Una destra che per lo più tifa per una vittoria di Felice Casson, che nell’immaginario collettivo appare ancora nella sua toga di magistrato e soprattutto di protettore dell’estrema sinistra dei centri sociali. Un avversario che più facilmente le potrebbe consentire di unirsi e trovare un forte candidato sindaco che lo possa contrastare. E già qui gli scenari si complicano, perché difficilmente la stessa Zaccariotto, ex leghista e per lo più invisa a una Lega in estrema sofferenza, può pensare ragionevolmente di raccogliere quegli appoggi necessari a portarla ad una candidatura unitaria a sindaco. Apparendo invece la sua più una manovra di posizionamento, in vista che i giochi finalmente si facciano nel centro sinistra, e che, dopo una vittoria di Casson, i gruppi che costituiscono la costellazione della destra confluiscano finalmente sul vero candidato. Già in molti scommettono su Pierangelo Bellati, il moderato segretario generale di Unioncamere con forti agganci a Bruxelles, gradito al mondo delle professioni. Mentre da tante parti s’invoca la discesa in campo di Luigi Brugnaro, patron di Umana e della Reyer, che potrebbe capeggiare una grande lista civica in cui la destra sarebbe chiamata a sostenerlo, sbiadendo però le proprie insegne.

Un Guazzaloca in salsa veneziana

Una sorta di nuovo Guazzaloca in salsa veneziana e in chiave anti Casson. Che in molti sono pronti a giurare che sarebbe perfino capace si far smottare la parte moderata del Pd. La ditta, o quello che in molti in città identificano ormai col partito degli affari. Che mai e poi mai, si dice, voterà l’ex magistrato. Una candidatura, quella di Brugnaro, non necessariamente di destra, quindi. Per la sua storia personale, per il padre poeta, operaio e comunista. Per l’aver offerto in passato (almeno si dice) la propria disponibilità al Pd a correre da sindaco, garantendo al contempo il finanziamento della campagna elettorale di tasca propria. Offerta declinata, allora, da un Pd che forse avrebbe fatto meglio preferirlo a Orsoni, persona su cui poi è caduta la scelta. Purché, già c’è anche un purché a complicare la vicenda veneziana. Purché Brugnaro, che scenderà in campo solo contro se dall’altra parte ci sarà Casson, e che di certo le mani in pasta nella realtà economica veneziana le ha affondate profondamente, non possa alla fine risultare ineleggibile in quanto concessionario di beni pubblici. E si, perché da qualche parte qualche voce in tal senso comincia già ad alzarsi. Insomma, da qualsiasi punto la vogliamo vedere, una situazione davvero complicata per il futuro della città.

Primarie veneziane, elettori mestrini ultima modifica: 2015-03-10T15:51:26+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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1 commento

semi 10 Marzo 2015 a 16:03

Tristissima la situazione ; la palla ai mestrini.Venezia non conta

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