Venezia, tutta un bed&breakfast. I dati di un’indagine internazionale

di GUIDO MOLTEDO 24 agosto 2015

Un’importante, lodevole, utile, iniziativa di Reset-Venezia consente di alzare il velo sul vero e proprio far west abitativo che regna nel centro storico veneziano. Il sito veneziano ha infatti reso nota un’indagine internazionale, particolareggiata e affidabile, sugli appartamenti dati in affitto ai visitatori, soprattutto attraverso AirBnB.

airbb

“Circa un sei mesi fa – spiega Reset-Venezia – apparirono sul web dei set di dati molto interessanti sulla diffusione e tipologia degli appartamenti turistici listati sul popolare sito AirBnB.
Il progetto, che si chiama Inside Airbnb, è opera di un foto-giornalista e attivista australiano, Murray Cox, che ispirato da diversi interessanti articoli dedicati alle ricadute del fenomeno dell’affitto turistico sulla residenza a San Francisco, decise di cominciare a raccogliere set di dati dal portale AirBnB per New York, la città di cui era ospite, e in seguito per altre grandi città statunitensi ed europee con l’obiettivo di renderli disponibili attraverso dei tool di visualizzazione e georeferenziazione sul suo sito dedicato al progetto”.

I risultati dell’indagine sono visibili su Inside Airbnb.
Come si potrà vedere, entrando nel sito, i dati raccolti non riguardano solo il centro storico ma anche la terra ferma, isole e Lido, parti della città anch’esse coinvolte nel fenomeno, in misura minore, certo, ma tutt’altro che trascurabile, però evidentemente considerate di secondario rilievo da Reset-Venezia.

“A guardare la mappa degli alberghi e quella degli appartamenti turistici – osserva ancora Reset-Venezia – è evidente come ormai Venezia sia invece un enorme albergo diffuso che però sfugge a ogni controllo (comunque sporadico e rivolto soprattutto allo sprovveduto cinese di turno). Soprattutto c’è un’ampia zona grigia che non partecipa alla raccolta della tassa di soggiorno, come invece capita a chi fa attività alberghiera tradizionale o chi fa impresa correttamente anche con gli appartamenti turistici, o peggio non dichiara ne le presenze e nemmeno gli introiti derivanti dall’attività”.

“Gli appartamenti turistici – si legge ancora – sono ovunque, quelli su Airbnb sono solo una porzione, si stima il cinquanta per cento del totale, e il numero totale dei loro posti letto solo in centro storico probabilmente sfiora le 15.000 unità, che sommate agli oltre 33.000 dichiarati degli alberghi e a mille altre tipologie di strutture ricettive oltre a ‘ostelli’ religiosi o meno quasi raddoppia il numero censito ufficialmente e comunque già enorme rispetto al tessuto cittadino”.
Si leggano in proposito anche i dati della Nuova Venezia

Il giro di soldi e affari è evidentemente cospicuo. Sarebbe anche interessante capire quante persone partecipano al business e quanto esteso e diramato l’indotto. Si sa, per dirne una, che è un “mestiere” che va molto tra i giovani, “intermediari” o agenti improvvisati tra proprietari di case e/o di stanze e Airbnb (e altri siti), un’occupazione facile e remunerativa, ormai molto diffusa nelle città d’arte italiane, un altro segno della forza attrattiva e sempre più fuori controllo dell’industria turistica in Italia.

Un settore, dunque, scarsamente regolamentato. Con un enorme sommerso. Trascurato dal punto vista fiscale.

E qui è un punto importante sottolineato da Reset-Venezia, nel rendere nota l’indagine del sito non profit di Murray Cox.

“Sia ben inteso – si legge sul sito veneziano guidato da Emanuele Dal Carlo – che con questo non si vuole certo demonizzare chi fa di questo una professione onesta, tantomeno mettere contro albergatori e proprietari anche perché molti di questi appartamenti sono probabilmente di proprietà di albergatori che li usano come dependance non ufficiali, ma il quadro che emerge è impressionante, soprattutto se paragonato alla densità di posti letto rispetto all’area interessata, decisamente superiore anche in confronto a grandi metropoli europee”.

Il problema degli alloggi affittati temporaneamente ai visitatori e in larga misura sottratto al mercato degli affitti di lunga durata, va visto a Venezia, anche sotto la luce della questione abitativa e residenziale arrivata a livelli di estrema criticità, uno dei fattori determinanti dello spopolamento della città d’acqua.

I più recenti dati sul centro storico veneziano sono preoccupanti. L’esodo è continuo, lo svuotamento è incessante, si sta andando velocemente sotto la soglia critica dei 55.000 abitanti. Nel frattempo si parla ormai di VENTISETTE MILIONI di visitatori all’anno.

Si può porre argine ai due concomitanti fenomeni?

Può, e vuole, l’attuale sindaco darsi da fare su questo terreno?

Reset-Venezia pensa di sì, dà credito a Luigi Brugnaro e sembra proporsi – dopo la sua lunga glaciazione estiva seguita alle elezioni cittadine e mai spiegata ai lettori – come possibile soggetto d’interazione tra il sindaco e iniziative come quella di Murray Cox, sostenute dalle nuove tecnologie della conoscenza, che possano aiutate la città e il suo Comune a controllare e ad affrontare le complesse problematiche residenziali e turistiche, anche nel loro intreccio perverso.

Sostiene, Reset-Venezia, nel suo linguaggio tecno-politichese: “L’intenzione di approcciare le problematiche in modo innovativo e senza pregiudizi avanzata dalla nuova Amministrazione, fa sperare che i dati e le rilevazioni siano utilizzati come strumenti efficaci per analizzare i temi legati all’ospitalità.
L’operazione verità, come la chiama il neo-eletto sindaco Luigi Brugnaro, deve essere totale premiando chi fa impresa in modo onesto e colpendo soprattutto nei confronti di quella vasta fascia di venezianissimi ipocriti che lamentano pubblicamente degrado e disservizi salvo poi cedere in privato al guadagno massiccio e cinico che distrugge gli stessi luoghi che generano valore”.

Lo scetticismo di ytali. nei confronti della voglia di voltare pagina, da parte del nuovo sindaco, non è certo sulla stessa lunghezza d’onda di Reset-Venezia. Ma intanto siamo grati a Reset-Venezia per aver messo in circolazione in città i rilevamenti di Murray Cox: sulla scorta dei suoi dati, non solo il sindaco, sono soprattutto i cittadini veneziani, associazioni e forze politiche di Venezia chiamati a rilanciare il dibattito sul turismo, sapendo, ora, che si è sulla soglia del non ritorno.

(@GuidoMoltedo)

INTELLIGENTE MENTE VENEZIA. IL SOGNO DI UNA SILICON LAGOON di Claudio Madricardo

Venezia, tutta un bed&breakfast. I dati di un’indagine internazionale ultima modifica: 2015-08-24T17:46:38+00:00 da GUIDO MOLTEDO

Potrebbe interessarti anche:

1 commento

Lascia un commento