Matti per Sergio. Meno per i suoi tifosi

scritto da GUIDO MOLTEDO

Ora che inizia il settennato di Mattarella, i media dovranno svolgere come si deve il proprio ruolo. Si spera assai diverso da quello tenuto nei giorni della sua elezione.

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Sette anni. 2022. Quando Sergio Mattarella completerà il suo percorso presidenziale, vivremo in un’altra epoca. In un’altra Italia. Diversa.
A cominciare dalla stessa carica che egli assume. È l’ultimo capo dello stato a essere eletto da un parlamento composto da due camere paritarie. E certamente la durata del mandato non potrà più essere altrettanto lunga. Un settennato sarà impensabile: lo è già oggi.

Potrebbe perfino darsi che il suo successore sarà eletto direttamente dal popolo. Molto improbabile ma non impossibile. Soprattutto non auspicabile. Per le tanti ragioni che militano contro un regime presidenziale in un paese come l’Italia. Una delle quali è apparsa nitida nei giorni che hanno preceduto e poi accompagnato l’elezione del successore di Giorgio Napolitano.

Il motivo è l’assenza di un sistema mediatico – parliamo soprattutto della stampa e delle maggiori televisioni – in grado di porsi davvero al servizio del cittadino proponendosi come affidabile contrappeso e controllore del sistema e del potere politico, del quale invece è pienamente parte.

Intorno all’elezione di Mattarella, e intorno al personaggio soprattutto, il grosso dei media “mainstream” si è impegnato in una narrazione grottescamente elogiativa, quasi imbarazzante. E omissiva.
Di converso, i giornali e i giornalisti contrari all’operazione o, come Marco Travaglio e i suoi colleghi del Fatto che navigano contro corrente, si sono prodigati in un’azione demolitoria del personaggio e di tutto l’apparato che ha reso possibile e realizzato l’elezione. Senza neppure prendere in considerazione i tratti di Sergio Mattarella che probabilmente ne faranno un buon presidente, il presidente che ci vuole adesso.

Una rara eccezione – per equilibrio, compostezza e completezza – è apparso Claudio Martelli, nelle sue interviste e soprattutto in suo lungo articolo, di raccomandabile lettura: http://www.daringtodo.com/lang/it/2015/02/03/sergio-mattarella-da-uomo-di-parte-presidente-imparziale/

Se uno acquistasse più giornali e ascoltasse più giornali radio e facesse un bel po’ di zapping televisivo, e consultasse diversi siti web, probabilmente potrebbe mettere insieme i vari pezzi che compongono e disegnano la figura problematica e per niente lineare del nuovo presidente.

Ma non è detto che ci riuscirebbe, a farsi un’idea convincente in questo sistema mediatico, patologicamente polarizzato e in cui è del tutto assente la parvenza stessa di un giornale non fazioso e rispettoso dei lettori, come pure esistono in altri paesi: alla fine sarebbero più le domande che le risposte.
Per esempio: il personaggio del fratello Antonino, associato con gli affari della banda della Magliana.

Nella dinamica giornalistica e politica che è seguita alle ricostruzioni del Fatto sulle vicende di Antonino, ci si può chiedere del perché di tanto accanimento su un membro della famiglia, ma, al tempo stesso, è altrettanto legittimo domandarsi perché sistematicamente l’informazione dominante non ne abbia mai parlato, non l’abbia neppure mai nominato, ostinatamente citando solo e sempre il fratello Piersanti, ucciso in un agguato mafioso. Perché questa reticenza? Perché altrimenti non avrebbe retto una narrative solo rose e fiori?

Di un personaggio pubblico che si accinge a ricoprire la massima carica dello stato nel corso un settennato, per un presidente che ha in mano notevoli poteri in una nazione in cui il sistema politico e istituzionale è ancora fragile ed esposto a scosse e del quale è l’unica figura inamovibile, sarebbe doveroso disporre di un curriculum completo e ponderato.

I media possono fare come vogliono rispetto a un personaggio di “alto profilo istituzionale”, renderlo smisuratamente straordinario o demolirlo ancor prima che entri in carica. Ma per i cittadini elettori dovrebbe esserci la possibilità di disporre di un profilo attendibile di chi occuperà il posto più alto della gerarchia politico-istituzionale del paese.

Lo stato di salute stesso dovrebbe essere reso pubblico. I redditi. Perfino la conoscenza delle lingue nel mondo d’oggi. La famiglia.
Ci dovrebbe essere un metodo paragonabile al “vetting process” che spietatamente “filtra” le candidature in America.

La reticenza e l’opacità di oggi non dovrebbero autorizzare nessuno, neppure a pensare che nei prossimi sette anni qualcosa di non chiarito o di omesso possa pesare sull’operato del presidente della repubblica.
Tra sette anni la trasparenza, o un sistema che si avvicini ad essa, sarà la normalità del nostro paese, un diritto, quando avremo a che fare con scelte come quella che impegna oggi Mattarella?

Se non lo sarà non è perché il sistema politico-istituzionale, e quello mediatico, in Italia sono arcaici e destinati a restarlo, ma perché proprio questo loro modo di essere, chiede e si aspetta un popolo che fatica a sentirsi e a voler essere una comunità di cittadini, adulti e consapevoli.
(guido moltedo)

Matti per Sergio. Meno per i suoi tifosi ultima modifica: 2015-02-03T18:50:18+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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