Yanis, Michelle, Sergio. I vestiti e il potere

scritto da GUIDO MOLTEDO

L’attenzione mediatica al code dressing valorizza la rottura del codice quando avviene da parte maschile e banalizza quella di una donna.
vest

Dalle cronache di questi giorni: la camicia blu fuori dei pantaloni di Yanis e l’inappuntabile abito scuro di Sergio. La Yamaha del ministro greco e la Panda del neo-presidente della repubblica. Il primo viaggia in classe economica e il secondo va a piedi o in utilitaria
Ancora: Tsipras senza cravatta e il suo principale ministro, Varoufakis, vestito come un rockettaro. La discontinuità greca. Non sarebbe stato più forte, come segnale di rottura con l’arcaicità della politica ellenica, un governo con almeno una donna?
I tanto detestati Papandreou ebbero un ministro della cultura come Melina Mercouri, che propose la creazione delle capitali europee della cultura, un progetto, poi realizzatosi, che mirava a rafforzare i legami culturali all’interno dell’Unione europea.

E sì, l’attenzione all’esteriorità dei personaggi politici è diventato un aspetto importante nella narrazione giornalistica d’oggi. E sarà sempre più così.
“Colpa” anche del papa argentino. Le scarpe nere e scalcagnate del neo-papa Francesco annunciarono più di tante parole la svolta epocale in Vaticano, con il suo arrivo. Però poi venne anche la sostanza. Già, perché le apparenze, sia pure interessanti come spie di uno stile e di un orientamento, diventano davvero importanti se sono forme di contenuti reali. Come nel caso, appunto, del nuovo papa.
Altrimenti, certi gesti, certi comportamenti che colpiscono, quando appaiono di rottura, se ripetuti, entrano nella normalità. Il pullover nero di Marchionne non stupisce più. Ormai è una divisa. Come la camicia sbarazzina di Renzi. E quella impertinente di Yanis.

Nessuno poi osserva un aspetto talmente evidente che non andrebbe neppure sottolineato. Parliamo di scelte forti, ma compiute da persone che possono farle perché hanno il potere di farle. Possono concedersi il privilegio di farle. Il potere di trasgredire il potere.

Molto più consistenti e significativi sono invece altri gesti, che sono davvero di rottura, non di rottura con un code dressing consolidato, con convenzioni, ma con una cultura che opprime e mortifica, anche usando i codici del vestire. In particolare nei confronti delle donne.

Per esempio la scelta di Michelle Obama di non coprirsi il capo con il velo in Arabia Saudita.
Il guardaroba della First Lady è un argomento che fa notizia. Ma la sua apparizione, senza foulard, a Riyadh ha sollevato clamore, quasi fino a coprire la sostanza di un evento particolarmente importante, quale il primo incontro di Obama con il nuovo sovrano saudita Salman. Una scelta di calcolata spontaneità e libertà, quella di Michelle, nel paese più oppressivo del mondo, specie nei confronti delle donne.

Non solo l’Arabia Saudita.

A una donna, sia pure la più potente del mondo, non è “consentito” di marciare sottobraccio con un uomo, fosse pure un capo di stato, in una manifestazione di solidarietà internazionale. Anzi, non è proprio “consentito” di marciare in compagnia di uomini.

A Angela Merkel è capitato. Un sito ultraortodosso israeliano, Ha Mevaser, ha pubblicato la foto della storica manifestazione parigina dopo gli attacchi terroristici a Charlie Hebdo e Hyper Casher, semplicemente cancellando l’immagine della cancelliera tedesca che marcia al fianco e sottobraccio con il presidente francese Hollande. La cosa, anche se avvenuta su un piccolo giornale, notoriamente ultraconservatore, ha suscitato scalpore ed è finita su New York Times, Washington Post, Newsweek e altri giornali.

La cancellazione delle donne dalla sfera pubblica è ancora di voga dunque, e figuriamoci come è vista la loro accettazione – non solo in Arabia Saudita – in quanto persone libere, e libere di vestire come loro aggrada.

Così, tornando alle camicie e agli abiti scuri degli uomini di potere che fanno notizia, è interessante accostare questi entusiasmi mediatici con le bacchettate, sì anche occidentali, nei confronti di Michelle, per non dire delle pruriginose cattiverie nei confronti delle mise di Boschi, Madia e delle altre giovani protagoniste della nuova stagione politica.

(guido moltedo)

Yanis, Michelle, Sergio. I vestiti e il potere ultima modifica: 2015-02-04T20:18:33+01:00 da GUIDO MOLTEDO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento