Da Barack a Hillary. La Casa bianca perde i suoi strateghi

scritto da PAUL SANDRI


I personaggi chiave della strategia comunicativa di Barack Obama si preparano a guidare la campagna di Hillary Clinton

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WASHINGTON. C’è qualcosa di surreale nell’infinito limbo in cui vive da mesi la “candidata inevitabile” alla presidenza degli Stati Uniti, considerata peraltro la più probabile vincitrice delle elezioni del 2016. Hillary Rodham Clinton non ha ancora annunciato la sua candidatura, e neppure lascia intendere se e quando lo farà, ma tutti ne parlano come se fosse già in corsa. Il paradosso è alimentato da un susseguirsi di notizie che descrivono un processo in atto e già molto ben orientato.

L’ultima notizia riguarda le dimissioni della direttrice della comunicazione della Casa Bianca, Jennifer Palmieri, figura chiave nella strategia mediatica di Barack Obama, che ora tutti già considerano alla guida dello staff comunicativo della candidata Clinton.

La White House communications director lascerà definitivamente il suo posto in primavera, il che fa pensare che sarà allora che Clinton potrebbe annunciare la sua candidatura.
Peraltro, la notizia del suo addio a Obama, con l’indiscrezione del suo prossimo passaggio a Clinton, è circolata mercoledì, lo stesso giorno dell’annuncio delle prossime dimissioni di un altro pezzo grosso dell’apparato strategico obamiano, cioè di Dan Pfeiffer, attualmente senior adviser del presidente, prima di aver ricoperto l’incarico di communications director della Casa Bianca.

Le due uscite segnalano l’ineluttabile passaggio dell’attenzione mediatica dall’attuale inquilino della Casa Bianca al suo probabile successore. Obama dovrà riorganizzare completamente il suo ufficio stampa, congegnandolo come un apparato impegnato a non sottrarre il focus dei media sul presidente, finché è in carica, e al tempo stesso a consolidare quella che sarà la sua eredità storica.

In questo passaggio di consiglieri strategici c’è un segno importante di continuità tra Obama e Clinton. È un fatto positivo per il Partito democratico e per lo zoccolo duro democratico, che hanno vissuto anni di amore in bilico tra le due star del loro firmamento politico. D’altro lato, però, questa continuità offre munizioni notevoli all’artiglieria repubblicana, alimentandone la narrazione di una presidenza Clinton come un terzo mandato di Obama.

Una simile narrazione poggia sull’idea che la bassa popolarità dell’attuale presidente e le sue audaci mosse politiche di questo fine mandato possano essere un fardello molto ingombrante e contagioso nella corsa di Hillary (è altresì vero che, dopo il disastro del mid term, la popolarità di Obama è in continuo rialzo).
Infatti il portavoce del Republican National Committee, Michael Short, si è affrettato a commentare il passaggio di Palmieri dalla Casa Bianca a Clinton – così come il probabile prossimo passaggio di John Podesta – affermando che “diventa sempre più chiaro, con ogni funzionario che lascia Obama per la campagna di Hillary Clinton, che il solo proposito della sua candidatura sia quello di continuare la politica di Obama sotto un altro nome”. Secondo Short “la stragrande maggioranza degli elettori non vuole un terzo mandato di Obama e della sua agenda, ma è quello che Hillary intende dar loro”.

Jennifer Palmieri, che è una veterana della politica democratica e delle campagne elettorali dem, lavorò nell’ufficio stampa del presidente Bill Clinton,e lavora da tempo con il consigliere presidenziale John Podesta, vecchio amico e confidant dei Clinton “prestato” a Obama nel secondo mandato e considerato il regista della prossima campagna clintoniana.

Nel campo di Hillary si aggirano già altri figure obamiane, come il sondaggista Joel Benenson e il campaign media adviser Jim Margolis. Nella campagna clintoniana avranno ruoli di spicco. Della squadra diretta da Palmieri dovrebbero anche far parte Brian Fallon, attualmente al dipartimento di giustizia, e la giornalista televisiva Karen Finney.

Per il posto cruciale di campaign manager si fa anche il nome di Robby Mook, l’artefice della vittoriosa e difficile campagna del clintoniano di ferro Terry McAuliffe per l’elezione a governatore della Virginia.

Da Barack a Hillary. La Casa bianca perde i suoi strateghi ultima modifica: 2015-02-05T23:00:44+01:00 da PAUL SANDRI

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