L’Atene di Solone, internet e i Dioscuri della nuova Grecia

scritto da CATERINA CARPINATO


Tutti sembrano avere un’idea giusta per risolvere i problemi di un paese in ginocchio. Le cose però non sono così semplici, perché la storia greca (antica, bizantina e moderna) è intimamente connessa con la situazione attuale.

imagesWCUEBL53

Nell’età della “democrazia digitale”, mentre la rigidità della Germania impone ai greci e all’eurogruppo di rispettare i patti, dal web è partita una missione impossibile (e improbabile): la raccolta di un milione di firme sotto la dicitura “seisachteia”, www.1millionsignatures.eu/?a=form per la cancellazione del debito greco.

Quale possa essere il peso politico di una siffatta operazione virtuale è facile supporlo: mentre la voce delle democrazie rappresentative sembra non avere grande eco, attraverso il web i cittadini pensano di fare la loro parte e di esprimere liberamente il proprio dissenso con petizioni on line.

solon

Vivere in una comunità virtuale è il nostro presente. Usare come slogan una parola antica, “seisachteia”, non immediatamente decifrabile, nemmeno per i greci moderni, per raccogliere adesioni on line dovrebbe far riflettere. “Seisachteia” è una parola che rimanda al passato, all’età arcaica, che fa riemergere uno dei primi legislatori di cui ci sia rimasta memoria: l’ateniese Solone. Letteralmente la parola significa “scuotere i pesi per liberarsene” e indica una riforma fiscale e amministrativa del VI secolo a. C., della quale non sono ben note tutte le caratteristiche: si sa però che fu una specie di condono fiscale che garantì la pace sociale nell’Atene dell’epoca e permise ai cittadini di riprendersi economicamente. Pochi decenni dopo Atene divenne la straordinaria capitale del mondo antico, guidata da Pericle.

Nel momento del bisogno, mentre il cronometro continua il conto alla rovescia, si recuperano la storia e il passato classico; riemerge la tradizione di civiltà; si sfoggiano i gioielli di famiglia. Alexis Tsipras e Yannis Varufakis hanno bisogno di tempo per far fronte alle incombenze economiche che gravano sul paese. I greci hanno bisogno di ricominciare a sperare.

Mai tanta popolarità. E solidarietà. Mai tanto disprezzo

La situazione greca è in prima pagina su tutti i giornali del mondo: il paese non ha mai avuto tanta popolarità e solidarietà, ma anche tanto disprezzo, come in queste ultime settimane. Si scatenano sentimenti contrastanti e dibattiti più o meno adeguati nei palazzi del potere, nei talk show ma anche nei blog e nei forum online. Circolano le sciocchezze più varie; e anche gli incompetenti e i demagoghi ignoranti si sentono autorizzati a dire la loro sulla Grecia (si pensi alla battuta di Salvini sulla Grecia che ha solo “quattro isolette e formaggio”).

Tutti sembrano avere un’idea giusta per risolvere i problemi di un paese in ginocchio. Le cose però non sono così semplici, perché –anche senza scomodare Solone – la storia della Grecia (antica, bizantina e moderna) è intimamente connessa con la situazione attuale.

Dopo la vittoria di Tsipras è tornata la speranza, la speranza di potercela fare. I greci non chiedono un ulteriore “prestitino”, né una nuova toppa su un vestito ormai liso e sbrindellato. Vorrebbero un nuovo abito, un nuovo look meno formale e meno convenzionale: un nuovo modo di vestire e un altro stile. Come quello che caratterizza i due “dioscuri” della politica greca, Tsipras e Varufakis. Le loro giacche e il loro rifiuto delle cravatte hanno trasmesso anche esternamente il bisogno di mostrarsi diversi e meno rispettosi di un protocollo formale, fatto di regole condivise e rispettate in maniera pedissequa. Non si tratta di una nuova moda, ma di un nuovo modo di pensare e di agire.

imagesKMREP0S8

Ma chi erano i Dioscuri? Erano i gemelli figli di Zeus, Castore e Polluce, generati con Leda, accoppiandosi con lei sotto forma di cigno. Erano i fratelli di Elena, la moglie di Menelao, per colpa della quale scoppiò la guerra di Troia. I Dioscuri erano considerate divinità benigne, salvatrici e benefiche, agivano sempre in coppia ed erano invocati dai naviganti durante le burrasche.

Protagonisti di varie vicende mitiche, si narra che quando uno dei due fu ucciso, l’altro – per il dolore- pregò il padre Zeus di far morire anche lui, ma il padre concesse ai suoi figli semidei di partecipare di una speciale formula di immortalità: un giorno nel mondo dei morti e un giorno in quello dei vivi. Entrambi dunque a giorni alterni, un giorno sull’Olimpo e un giorno nell’Ade, continuavano a garantire salvataggi nei giorni in cui erano vivi e ad aiutare i vivi a risolvere problemi.

La mitologia potrebbe aiutare per decodificare alcune personalità politiche attuali ma ancora più utile sarebbe la conoscenza, anche sommaria, della storia più recente. La storia greca degli ultimi 180 anni (da quando, nel 1834, Atene è diventata capitale del nuovo regno di Grecia, dopo la rivoluzione greca del 1821 che liberò parte del paese dal dominio ottomano) è costellata da una forte e continua presenza di interessi tedeschi.

untitled

Il primo re di Grecia era tedesco

Il primo re di Grecia è stato Ottone I di Baviera, il Palazzo del Parlamento greco è stato disegnato, da un équipe tedesca, secondo quelli che erano i canoni neoclassici della bellezza architettonica dell’epoca.
Nell’immaginario collettivo dei greci i tedeschi sono coloro che hanno issato la bandiera uncinata sull’Acropoli. Nella Germania del dopoguerra immigrati greci, accanto a turchi, spagnoli e italiani, hanno contribuito alla ricostruzione del paese.

Negli ultimi venti anni società tedesche hanno vinto la maggior parte degli appalti pubblici per le grandi opere in occasione delle Olimpiadi 2004 (dando generose mazzette per aver l’opportunità di realizzare le infrastrutture necessarie, ma anche quelle superflue…).
L’Europa non può perdere l’occasione greca e ha scelto nella sera del 20 febbraio di offrire una nuova chance al nuovo governo, concedendo quattro mesi di estensione del salvataggio. Diversamente avrebbe lasciato ancora più spazio all’“altra” Europa.

I rapporti con Mosca. Una vecchia storia

L’altra metà dell’Europa, quella orientale, (da secoli in stretto contatto con i greci, grazie alla comune tradizione ortodossa, ai commerci, alle pratiche politiche e diplomatiche nei rapporti con l’impero ottomano, grazie alla retorica del potere di Mosca “terza Roma”) è probabilmente già pronta a farsi avanti.
Nei negozi turistici greci è già tutto in inglese e in russo: se l’Occidente non accoglie le richieste greche, trascurando la cultura classica e non capendo più il valore etimologico di parole come “democrazia” e “politica”, nell’Europa Orientale si ricordano delle glorie bizantine e del grande impero cristiano d’Oriente. Da poche settimane è stata fondata la Società Russa di Studi Neogreci, che ha chiesto di aderire all’Associazione Europea di Studi Neogreci: richiesta accolta.

L’Europa e l’eurogruppo sanno che i problemi della Grecia si potrebbero facilmente risolvere grazie ai cristiani d’Oriente: un rublo al posto di un euro.
La dracma è morta e declina il sogno di un recupero della classicità (sogno romantico tedesco e dell’Europa occidentale): emerge l’aquila bicipite delle insegne del potere romano ereditato dall’imperialismo russo e dall’icolonogia della religiosità ortodossa.

La scelta, dunque, di salvare la Grecia non è solo un problema greco, ma è una decisione che deve sapere prendere la vecchia Europa, capace di agire con saggezza e non con il cinismo decrepito di chi non conosce la sua storia e le sue tradizioni.

Adesso i greci cercheranno di far pagare i conti a chi ha imbrogliato le carte: e cominceranno, si spera, dai nomi che appaiono (o che apparivano) nella cosiddetta “lista Lagarde” o “Falciani”. Se è vero che la signora Margareth Papandreu, moglie di Andreas e madre di Gheorghios (entrambi primi ministri socialisti), ha (o aveva) a suo nome più di 500 milioni di euro in Svizzera, forse sarebbe opportuno aiutare i greci a trovare il modo che questo denaro possa tornare nelle casse dello Stato. Ma la finanza europea saprà (e/o vorrà) fare questo tipo di lavoro?

L’Atene di Solone, internet e i Dioscuri della nuova Grecia ultima modifica: 2015-02-21T12:32:24+01:00 da CATERINA CARPINATO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento