Oltre 15.000 posti a rischio. Ma a chi importa? Tanto sono notai

scritto da MARIA LUISA SEMI


Con un disegno di legge il nostro beneamato presidente del consiglio ha provveduto a dare una sforbiciata alla “casta” dei notai. I provvedimenti ovviamente si ripercuoterebbero sui posti di lavoro dei loro impiegati.

TIMBRI

Con un disegno di legge il nostro beneamato presidente del consiglio ha provveduto a dare una sforbiciata alla “casta” dei notai. Casta, si fa per dire, in quanto, per chi non lo sapesse, i notai sono pubblici ufficiali che tali diventano a seguito di un pesantissimo concorso – concorso, non esame di abilitazione.

Evidente la conseguenza: responsabilità assoluta per tutti gli atti da questi stipulati, tant’è che il contenzioso relativo ammonta a circa lo 0,30 per cento delle transazioni.

Ovviamente le critiche negative alla casta si rivolgono, da parte della maggioranza dei cittadini, ai lauti guadagni di tali professionisti; guadagni che risultano dalle dichiarazioni dei redditi, e dichiarazioni che tali sono in quanto molto, ma molto difficilmente un notaio può permettersi una evasione perché ogni suo atto risulta dal repertorio, verificato mensilmente dal competente Archivio Notarile. Ma probabilmente pochi conoscono l’esistenza del repertorio.

Comunque: per una qualsiasi “banale” compravendita immobiliare, ad esempio, il notaio è obbligato a verificare presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari vent’anni di storia dell’immobile (come si sa, o non si sa, l’eventuale ipoteca ha vita ventennale), a verificare la situazione catastale (meglio non fare cenno alla regolarità delle intestazioni catastali, che peraltro ,ai fini della voltura, è necessaria!!!), a verificare, nel possibile, la posizione edilizia e/urbanistica (come,quando e perché è stata inoltrata agli Uffici Comunali la domanda di concessione in sanatoria), a verificare la situazione energetica dell’immobile (allegando all’atto la relativa documentazione). Il notaio, fra l’altro è un sostituto d’imposta, per cui, se casualmente il cliente non provvede al versamento dell’Imposta di Registro, deve egualmente registrare l’atto con imposta a suo carico (succede, succede…)

Questo un breve riassunto degli adempimenti obbligatori, omettendo quindi l’attività di consulenza e altri; situazione che faceva sostenere a Francesco Carnelutti (qualcuno lo ricorda?) che “ove c’è notaio non c’è giudice”.

Ci siamo limitati all’esempio di una compravendita immobiliare, ma c’è dell’altro, e molto: atti societari (per i quali è necessaria competenza in diritto commerciale), mutui (rapporti con la banche, spesso difficili ed estenuanti).

Concludendo, si fa per dire, una professionalità che evidentemente si distingue da quella di altri professionisti, e che, in relazione al lavoro svolto e alla responsabilità che ne consegue, non risulta troppo retribuita. Il cliente ignorante – nel senso etimologico del termine – non si rende conto che nella somma totale della parcella vengono necessariamente comprese non solo le spese di studio, ma tutte, proprio tutte le imposte dovute.

SHILLER

Ricordo che https://associazioneunica.wordpress.com/ (Nobel per l’Economia – 2013 – Yale University) è un acceso sostenitore del Notariato Latino; latino in quanto non soltanto italiano, ma diffuso in molti paesi europei ex extraeuropei (fra l’altro Cina e Russia stanno ora adottando il medesimo modello).
Ma, nel nostro paese, quando un sistema funziona, lo si distrugge o si tenta di farlo. Già ,anni or sono, Bersani con le note lenzuolate sottrasse ai notai le compravendite degli autoveicoli (con la conseguenza che oggi ne circolano molti… rubati); oggi nel citato disegno di legge si attribuisce ad altri professionisti la facoltà di stipulare atti di compravendita per immobili di modico valore catastale, fatta eccezione per unità immobiliari ad uso abitativo. Perché mai ? Si sa bene che il valore catastale non corrisponde per nulla al valore commerciale e che quindi un negozio, un ristorante, un magazzino possono avere un estimo catastale di gran lunga inferiore a quello di una abitazione.

Tutto questo in relazione alla figura del notaio, titolare di uno studio.
Ma vi è dell’altro, e di maggiore rilievo: i collaboratori/impiegati degli studi.

Erano, prima della crisi economico/finanziaria che ha portato una riduzione del lavoro di circa il 25 percento, più o meno 60.000; oggi già pare siano 40.000 circa . Persone preparate, responsabili ed esperte in questo lavoro, non in altri; persone che sanno gestire i rapporti con gli uffici pubblici, con la banche, che seguono gli adempimenti – e sono molti – necessari alla definizione delle pratiche. Ma persone che in linea di massima non sono ragazzi ventenni, ma che “viaggiano” fra i quaranta e i cinquanta anni.

Due minuscoli esempi. Una signora espertissima nel ramo societario e quindi nei rapporti con il Registro Imprese della Camera di Commercio, perduto il lavoro (a proposito, anche il mitico Statuto dei Lavoratori, prevedeva che una struttura con un numero di addetti inferiore a quindici, potesse serenamente licenziare!)ora ne ha trovato un altro: una impresa di pulizia che, con contratto semestrale, e quindi precario, le permette di pulire i vetri di alcuni negozi.
Un’altra persona, delegata ai mutui e quindi ai difficili rapporti con le banche (non è affatto vero che i contratti di mutuo siano dei formulari da riempire), da tre anni cerca invano un lavoro di commessa in negozi vari :nulla da fare, perché ha 45 anni,troppi!

Dicevamo, 40.000 persone circa. Ma fino a quando?

I provvedimenti che il governo intende prendere in relazione alle competenze dei notai, ovviamente si ripercuoterebbero sui posti di lavoro dei loro impiegati. E se la mole di lavoro – oggi egregiamente svolto – diminuisce, evidentemente diminuisce anche il numero di chi questo lavoro può e deve svolgerlo.

Negativo il fatto che gli impiegati non costituiscono un unico corpo : sono distribuiti capillarmente fra circa 4.700 studi: c”è chi ha tre, chi otto, chi cinque collaboratori. Se 40.000 persone si riducessero anche a 20-25.000, gli “esuberati” costituirebbero comunque un numero notevole. E se questo numero venisse compattato in una sola azienda, avrebbe una copertura sindacale notevole, si formerebbero cortei, convegni, raduni. Invece… nulla; la signora Camusso avrebbe una platea importante se 10.-15.000 persone dipendessero da Ilva, Piaggio o altra grande struttura.

In questo caso, invece la situazione pare non interessi: si parla e si scrive di giovani, giovani, giovani. Ma i quarantenni non fanno notizia.

Esiste una Associazione, intitolata UNIC@ (associazione nazionale dipendenti studi notarili italiani, https://associazioneunica.wordpress.com/) che da anni si batte per la tutela del lavoro, ma risulta un “oggetto misterioso”, ignoto alle grandi organizzazioni sindacali. Perché? Soltanto i grandi numeri compatti devono essere considerati? I collaboratori dei notai non hanno diritto di essere ascoltati da chi dovrebbe difenderli?

Tutta la situazione è, alla fine, pesante, sia per i notai che tuttavia probabilmente, anche con un solo collaboratore potrebbero sopravvivere, sia per i loro impiegati che si vedrebbero “scippati” del loro posto di lavoro. Sia infine per i cittadini che, affidandosi a professionisti diversi dai notai, non godrebbero della medesima garanzia e…non risparmierebbero nulla. Si pensa forse che altri professionisti farebbero volontariato?

In definitiva e concludendo non si capisce il senso di tanta demagogia ; sarebbe difficile – in questo e anche in altri casi – affiancare i componenti delle commissioni da persone che le professioni le conoscono e le vivono?

Oltre 15.000 posti a rischio. Ma a chi importa? Tanto sono notai ultima modifica: 2015-02-23T18:36:46+00:00 da MARIA LUISA SEMI

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