Non solo nell’islam. Anche in India e in Cina cristiani nel mirino

scritto da CLAUDIO LANDI


La condizione dei cristiani in Oriente, in particolare nei due giganti dell’Asia emergente, è, in modi diversi, molto problematica, con casi diffusi di intolleranza, violenza e persecuzione. Un’analisi delle situazioni nei due paesi.

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Quale è lo “stato” della libertà religiosa in Asia, in particolare nei due giganti emergenti del continente, India e Cina? In particolare, quali sono le caratteristiche della condizione dei cristiani in queste due grandi potenze asiatiche, centro di origine di grandissime civilizzazioni?
I cristiani hanno “problemi”, per così dire, sia in India sia in Cina. Come mostrano anche i recenti avvenimenti, indiani (gli atti di violenza contro i luoghi di culto a Delhi e i ricorrenti ‘controlli’ sui cattolici riconosciuti dalla Santa Sede in Cina). I cristiani, insomma, hanno “problemi” complicati sia nella democrazia indiana sia nella Repubblica Popolare retta dal partito-stato.

La questione della libertà religiosa dei cristiani in Asia, in particolare in India e in Cina, costituisce un fattore interessante per molte ragioni:
1) India e Cina sono continenti sociali, civili, demografici e quindi costituiscono una sfida rilevantissima per il mondo cristiano;
2) la condizione dei cristiani, di tutti i cristiani, cattolici e non cattolici, è complessa in varie regioni del mondo, non solo nel mondo mediorientale come insiste una certa propaganda fondamentalista di matrice “occidentale”;
3) i cristiani sono una comunità religiosa e culturale molto importante in Asia, come dimostrano i casi della Corea del sud o del Kerala, per il potenziale dinamismo sociale che rappresentano, e ciò anche per le caratteristiche proprie del messaggio cristiano;
4) allo stesso tempo, ovviamente le tradizioni cristiane possono essere viste anche come un prodotto dell’imperialismo e del colonialismo europeo e “nordatlantico”, Europa più Stati Uniti, il che costituisce ovviamente un elemento negativo.

CRISTIANI grigio chiaro: vita difficile, dura per i convertiti. Grigio: sistematica discriminazione. Scuro: persecuzione grave. Puntini: genocidio

CRISTIANI grigio chiaro: vita difficile, dura per i convertiti. Grigio: sistematica discriminazione. Scuro: persecuzione grave. Puntini: genocidio

Insomma la condizione dei cristiani in Oriente, in particolare nei due giganti dell’Asia emergente, appare un fattore molto interessante. In entrambi i paesi, i cristiani hanno come abbiamo detto problemi e devono affrontare crisi e tensioni. Queste tensioni, o repressioni o violenze, però, non sono le stesse nei due paesi.

In India, ad esempio, i cristiani, cattolici, protestanti, comunque impegnati sul fronte delle missioni, dell’educazione, della lotta a favore dei più derelitti e poveri, devono affrontare non poche situazioni di vera e propria persecuzione e violenza. Dal Karnataka all’Orissa, dalle leggi “anticonversione” alle violenze nelle metropoli, i cristiani si trovano spesso sotto il tiro delle organizzazioni dell’induismo “radicale”. Con vittime, morti, stupri.

La condizione di violenza anticristiana in India è costituita, a leggerla adeguatamente, da più elementi: uno, il messaggio cristiano di uguaglianza ovviamente contrasta in radice con l’interpretazione più ideologica di un certo induismo radicale e la sua dottrina delle caste; due, ma al di là delle questioni dottrinarie e religiose, alla fin fine nell’induismo come in tutte le religioni umane, ci sono grandi messaggi di compassione, di carità e di umanità, ci sono fattori sociali.

Le missioni cristiane spesso agiscono presso le popolazioni tribali, presso i Dalit, presso le donne. Presso, insomma, i segmenti sociali del mondo indiano più discriminati dall’interpretazione “radicale” del sistema delle caste. E ciò ovviamente da molto fastidio, a certi settori delle caste alte e dell’induismo “radicale”, espressione di quei settori delle caste alte. Insomma in India, nelle campagne anticristiane, vi sono forti elementi culturali e sociali che diventano politici grazie al peso e al potere delle organizzazioni della destra radicale indù e oggi al

cina

In Cina, invece, abbiamo elementi diversi. Il partito-stato è “ateista”, come forma ideologica, ma ormai da tempo, il PCC non fa le campagne di massa antireligiose di un tempo. In teoria, le diverse fedi possono anche essere presenti. In teoria: ovvero, purché non interferiscano, purché non mettano in discussione, purché non sembra che mettano in discussione il potere del Partito stato stesso. Arresti, controlli, sorveglianza assidua delle forze di sicurezza nei confronti dei cattolici e dei cristiani al di fuori dell’orbita del Partito stato (ad esempio i cattolici che fanno riferimento alla Chiesa di Roma invece dei cattolici che fanno riferimento alla “chiesa” patriottica riconosciuta dal partito-stato) rientrano in questo quadro. La repressione dei cattolici non riconosciuti dal partito-stato quindi costituisce sostanzialmente una questione di potere e puramente politica. Non un elemento culturale e tantomeno sociale.
Per sintetizzare: in India, le violenze anticristiane sono un fattore culturale anzi ideologico e sociale; in Cina, la repressione anticristiana costituisce un fattore politico e di potere.

Ovviamente questi elementi ‘problematici’ per i cristiani in India e in Cina, debbono poi essere inquadrati diversamente nei sistemi politici di governo differenti di India e di Cina. In India, la questione deve essere vista nel quadro della democrazia pluripartitica indiana. E quindi con gli strumenti tipici di un sistema politico pluripartitico. Ad esempio, oggigiorno, la difesa della libertà religiosa può avere una chance enorme grazie all’ascesa politica dell’AAP, il partito dell’“Uomo comune”.

Ciò ovviamente non può avvenire in Cina. A Pechino, il sistema politico del partito-stato può accettare meccanismi e logiche neoconcordatarie da parte delle Chiese. Nel caso cinese, quindi la Chiesa di Roma, e il nuovo papato in particolare, possono giocare un ruolo decisamente chiave. Per il partito-stato cinese infatti è più “facile” in teoria, un negoziato con una realtà come la Santa sede. Alla fin fine, Pechino e Vaticano potrebbero comprendersi su un terreno diplomatico.

Per parlare di libertà religiosa in India e in Cina, abbiamo parlato in realtà della libertà religiosa dei cristiani. Ovviamente si tratta di una fortissima limitazione del discorso di cui ci scusiamo, ma ci pare che la faccenda sia comunque interessante. Anche perché, per quanto riguarda la Cina, un eventuale reciproco riconoscimento tra Repubblica Popolare e Santa Sede avrebbe un significato importante, ad esempio, anche per i buddisti tibetani.

Good Morning Asia

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Non solo nell’islam. Anche in India e in Cina cristiani nel mirino ultima modifica: 2015-02-27T18:38:15+01:00 da CLAUDIO LANDI

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