Un Guazzaloca in saor. Se Venezia finisce come la Bologna del crack del 99

scritto da GUIDO MOLTEDO

GUIDO MOLTEDO
Venezia come Bologna, Ca’ Farsetti espugnata dei moderati come Palazzo D’Accursio nel 1999? Mentre la vittoria di Felice Casson alle primarie del Pd si fa più probabile, nel fronte avverso sono in corso manovre per contrapporgli un candidato centrista, in grado di penetrare nell’elettorato tradionalmente di centro-sinistra. Il Guazzaloca lagunare c’è, si chiama Luigi Brugnaro.

Luigi Brugnaro (da www.luminosigiorni.it)

Luigi Brugnaro (da www.luminosigiorni.it)

Lo scorso luglio, Matteo Renzi era a Venezia, per intervenire alla Digital Venice Week, all’Arsenale, e ai cronisti che lo incalzavano sui fatti veneziani disse che, nelle sue ore in laguna, non si era proprio interessato della questione della successione a Orsoni. Bugia.

Il presidente del consiglio – come avevamo allora appreso da chi gli è più vicino – si era invaghito dell’ex-rettore di Ca’ Foscari, Carlo Carraro, anche lui peraltro al convegno all’Arsenale in quei giorni, e aveva sondato la possibilità di lanciarlo in pista, destinazione Ca’ Farsetti. Poi gli fu spiegato che non era il caso e non se ne fece più niente.

Gli “amici” veneti che gli avevano messo sul tavolo la “carta” Carraro, adesso ammettono che avrebbero fatto meglio a mettergli sotto il naso un’altra carta, ancora più congeniale al temperamento e alla “visione” renziana, la carta con la faccia di Luigi Brugnaro.

Potrebbe, il premier, arrivare al punto di sostenere l’imprenditore di Mirano contro il candidato del suo stesso partito, fosse l’inviso Felice Casson? A Renzi si possono attribuire mille e una diavolerie politiche, ma non quella davvero assurda di lavorare per perdere una delle città-chiave del centro-sinistra, capoluogo peraltro di una regione oggi ostile ma forse dal maggio prossimo non più.

Eppure, se ci penserà la città, i suoi elettori, il 31 maggio, a eleggere Brugnaro, non è detto che a palazzo Chigi non ne siano in fondo contenti. Più facile intendersi con lui, per Matteo, che con l’ostico Felice. E poi Brugnaro, fosse lui il candidato rivale di Casson e dovesse vincere lui le elezioni a sindaco di Venezia, non sarebbe mica un esponente del centro-destra, non sarebbe visto così, e soprattutto non si comporterebbe lui così, né da candidato né -tanto meno – poi da sindaco. Inoltre, per diventare sindaco, quanti voti gli verrebbero necessariamente dal centro-sinistra? Quanti con il benestare stesso di una parte del gruppo dirigente piddino veneziano?
Non avvenne qualcosa di simile quando Massimo Cacciari sfidò Casson nel 2005?

Luigi Brugnaro non può essere catalogato nelle classificazioni classiche della politica. Se proprio si vuole etichettarlo, è antropologicamente, politicamente, culturalmente un perfetto homo renzianus.
Per capirlo – tra i tanti che si trovano su youtube – basta vedere questo video, anzi basta l’inizio.

Guardate come parla, le parole, il linguaggio del corpo, la tipica assertività sorridente renziana, guardate come si racconta. Come dice, senza alcun cenno autoironico, con autocompiacimento: “Ho sempre comandato da piccolo. Avevo una dote innata di leadership”.

Non bisogna però correre troppo con le supposizioni, soprattutto non bisogna saltare alle conclusioni.
Primo: sarà Felice Casson il candidato sindaco del centro-sinistra?
Sembra proprio di sì (ed è il caso, a questo punto, di avere un ritratto ben fatto dell’attuale senatore, articolo che prestissimo leggerete qui, su ytali).
Secondo: se sarà Casson, a sfidarlo sarà l’ex-presidente della provincia Francesca Zaccariotto o appunto Brugnaro?

Il nome di Brugnaro gira da tempo

E giovedì, sul Gazzettino, Elisio Trevisan scrive:

“La macchina messa in piedi dal patron dell’Umana Reyer è da corsa e, dicono negli ambienti a lui vicini, Luigi Brugnaro comincia a pensare che non farla correre in ogni caso sarebbe a questo punto un peccato: ha pronta la squadra di assessori e dirigenti, ha opzionato una decina di negozi tra Mestre e Marghera dove portare avanti la campagna, ha prenotato tutti i manifesti pubblicitari da tre metri per sei in giro per la città. Ha buona parte del centrodestra che sta seriamente pensando alla sua candidatura.

In mezzo a tutto questo fervore, partiti e liste del centrodestra si stanno convincendo che potrebbero avere l’occasione di conquistare il Comune da quasi quarant’anni in mano al centrosinistra e quindi, anche se attenderanno l’esito delle primarie di domenica, stanno provando ad attrezzarsi. Pure Brugnaro per decidere attende chiaramente l’esito del voto del 15 marzo, se vincerà Casson scenderà in campo subito, altrimenti potrebbe prendersi qualche giorno per valutare la situazione, anche alla luce del numero di voti presi dai candidati del centrosinistra, e poi decidere se farsi da parte o se tornare a proporre alla Zaccariotto un tandem come avvenne, sull’altro versante, per Mario Rigo e Gianni Pellicani dal 1975 al 1985”.

Il vero ostacolo può essere l’ineleggibilità

Il vero ostacolo potrebbe essere costituito dal fatto che, come ha detto Mattia Malgara a Alberto Vitucci della Nuova Venezia, “Brugnaro non è candidabile, ha la Misericordia in concessione dal Comune, sarebbe un palese conflitto di interessi”.
Ben altri conflitti d’interesse sono stati digeriti in Italia, e a Venezia stessa. Si vedrà anche questo, e si sorvolerà? Perché escluderlo?

Stando a quel che dice l’interessato, la partita della sua candidatura è ancora da giocare. Nega di essere in ballo, Brugnaro, ma non lo esclude neppure.
A Vitucci, che glielo chiede, lo scorso fine gennaio dice:
“Non sono della partita. Anche se non bisogna mai dire mai”. E Vitucci osserva:. “Eccolo il convitato di pietra. Il candidato ‘possibile’ del centrodestra – ma non solo – che tutti evocano come pronto a scendere in campo e unificare le opposizioni”. Poi un paio di pennellate per descrivere il personaggio: “Presidente dell’Umana e della Reyer, per anni a capo di Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro è uno degli imprenditori emergenti della provincia. Acquista terreni e finanzia restauri di pregio come quello della sansoviniana Misericordia, avuta in concessione Ha riportato la Reyer basket a livelli di eccellenza, è a capo di un’azienda di dodicimila persone. Domanda finale: “Scenderà in politica per fare il sindaco? ‘Non ci penso proprio’, insiste, ‘anche se questo non vuol dire che io non mi interessi di politica’”.

L’imprenditore che non disdegna il politichese

Sarà pure un imprenditore di successo, ma bastano queste dichiarazioni a Vitucci per capire quanta dimestichezza abbia Brugnaro con il linguaggio del “qui lo dico qui lo nego“, la lingua che parlano di norma i politici di professione. Anche lui si trincera dietro il “mai dire mai” che adorano i politici.
Cosa farà Brugnaro, lo sapremo comunque tra poco. Dopo il 15 marzo. Ma è incontestabile che stia lavorando da tempo alla “macchina”. Si dice anche che se, per motivi di ineleggibilità o convenienza aziendale, alla fine non si candidasse, quella macchina la potrebbe mettere a disposizione di Pierangelo Bellati, il moderato segretario generale di Unioncamere con forti agganci a Bruxelles, gradito al mondo delle professioni. O dell’accoppiata Bellati/Zaccariotto. In fondo non è nuovo a operazioni di questo tipo. Già nel 2010 aveva mandato avanti, seppure con scarso successo, Enrico Bressan.

Si dice perfino che Brugnaro abbia dato ordine ai suoi seguaci di votare e far votare Casson, nelle primarie del Pd. Brugnaro avrebbe fatto un’attenta analisi sulle ricadute della sua candidatura sulle sue attività. L’uomo è spiazzante e in caso saprà mettere in campo una vera e propria macchina da guerra. Al Pd aveva offerto di finanziare la sua campagna a sindaco con un milioncino di euro…

Ma il Pd gli ha detto no, non sentendosela di proporre un nome così alla sua gente, un altro non politico, il quarto dopo Cacciari, Costa e Orsoni. Personaggi, peraltro, come si è visto, che una volta a Ca’ Farsetti, hanno fatto di testa loro. Certo, Nicola Pellicani, anche lui, non è della politica, ma è dentro la politica, secondo la leadership locale del Pd. Nelle circostanze date, è la mediazione più digeribile e, apparentemente, più gestibile, per un gruppo dirigente che cerca di salvare il salvabile, e se stesso.

Come Felice Casson, che è di Chioggia, e Francesca Zaccariotto, che è di San Donà, anche Luigi Brugnaro è della provincia, essendo nato a Mirano, il 13 settembre 1961. Un altro segno dello spostamento fuori Venezia del baricentro veneziano. L’università l’ha fatta però a Venezia, si è laureato in architettura alla Iuav, è fiero della sua laurea, anche se fa altro, ma a Venezia quanti sono gli architetti che fanno altro? Il liceo, lo scientifico, lo fece al Majorana di Mirano, dove, ricorda, “ero considerato uno di quelli che facevano più casino a scuola” ed “ero rappresentante d’istituto” (ecco il politico in erba).

Il padre Ferruccio, poeta-operaio di grande talento

Luigi è figlio di una maestra elementare, Maria, e di Ferruccio, un vero personaggio. Operaio a Porto Marghera, era nel consiglio di fabbrica alla Montefibre-Montendison e fu uno dei protagonisti delle lotte operaie in quello che sarebbe diventato uno dei capitoli gloriosi della sinistra italiana in quegli anni di lotta. Ed era pure uno scrittore, un poeta di talento, Ferruccio, combatteva le sue battaglie con i versi, poesie che l’avrebbero collocato tra gli autori italiani assurti a un livello internazionale.

È chiaro che, con un simile retroterra, Brugnaro sa parlare alla sinistra, ai lavoratori, può essere capace perfino di scaldare i loro cuori, anche se la sua carriera è andata ed è cresciuta in tutt’altra direzione, arrivando a diventare il leader della Confindustria di Venezia (dal 2009 al 2013). Imprenditore “moderno”, è patron di Umana, una holding che raggruppa una ventina di aziende che operano nei servizi, nella manifattura, nell’edilizia e nell’agricoltura.

In sintonia più con Renzi che con il padre poeta-operaio, è tra i sostenitori della flessibilità nel mercato del lavoro, ed è anche un imprenditore che indirizza i propri soldi nello sport e, se si può dir così, nel patrimonio culturale. Lo sport come passione e come incredibile terreno di creazione di consenso. E il patrimonio come investimento e mecenatismo (all’italiana).

Dal 2006 è proprietario e presidente della Reyer Venezia Mestre, società sportiva di basket, che sotto la sua guida è tornata in serie A1 e milita nel massimo campionato sia con la squadra maschile sia con quella femminile, unico caso in tutta Italia: un progetto non solo sportivo, ma anche sociale e culturale, diffuso sul territorio metropolitano e che aggrega oltre 4.500 atleti di 23 società aderenti al progetto.

Ed è del maggio dello scorso anno la notizia dei 513.000 euro messi sul tavolo per l’acquisizione del diritto di superficie per 99 anni dell’intera isola di Poveglia nella laguna di Venezia, un’iniziativa, fino all’ultimo tenuta nascosta (l’offerta di Mister X), che sollevò le proteste del comitato Poveglia per tutti che temeva l’ennesima meta esclusiva in laguna per turisti ricchi. L’offerta è stata successivamente giudicata incongrua dalla Commissione del Demanio e quindi respinta.

Uomo che si è fatto da sé, famiglia numerosa, cinque figli, Brugnaro è anche il Mister X di questa campagna veneziana.

Guazzaloca e Brugnaro, Cancellieri e Zappalorto

Se nei prossimi giorni metterà in chiaro la sua opa per Ca’ Farsetti, Venezia potrebbe finire per ripetere, per molti aspetti, la vicenda della Bologna rossa espugnata da Giorgio Guazzaloca alla fine degli anni Novanta.

Bologna_guazzaloca

È stato Claudio Madricardo a ricordare su ytali. il precedente bolognese. In un altro articolo su ytali., era stato tracciato invece un parallelo tra le ambizioni politiche del commissario Vittorio Zappalorto e quelle di Anna Maria Cancellieri commissaria del comune di Bologna, dopo l’uscita di scena di Sergio Cofferati e l’infausta, breve sindacatura di Flavio Del Bono.

Indubbiamente, l’accostamento tra palazzo d’Accursio e Ca’ Farsetti, in entrambe le vicende, regge bene e serve anche a capire quel che succede in laguna, di questi tempi, perché dà la misura di come lo sfarinamento della sinistra, anche nei suoi feudi storici, possa superare limiti impensabili e dar vita a scenari che, solo poco tempo prima, sarebbero stati archiviati nella fantapolitica.

Ma non ci vorrà tanto per capire se a Venezia avremo un Guazza in saor.

Un Guazzaloca in saor. Se Venezia finisce come la Bologna del crack del 99 ultima modifica: 2015-03-12T21:42:03+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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3 commenti

Maria Luisa Semi 12 marzo 2015 a 22:28

Inviato da iPad. Analisi notevole,ma penso che a fronte di un pezzo da 90 come Casson,sarebbe difficile per chiunque. Poi..chissà. Il voto della “gente” e’ un mistero.

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E se sarà uno spritz a decidere la battaglia di Venezia? | ytali 23 marzo 2015 a 19:48

[…] scritto ampiamente sulle gesta e sul personaggio Brugnaro. Ma se la sua narrazione non sarà sufficientemente chiara, anche sul terreno della legalità, […]

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