Casson alla grande. Non resta che far breccia nell’altro 90% dei veneziani

scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Una chiara vittoria “di sinistra” nelle primarie di domenica, un trampolino insidioso per vincere la vera partita, le elezioni di maggio, con il centrodestra che riscopre il gusto di ritrovare il nemico esterno.

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VENEZIA. “Per noi si apre letteralmente un mondo. La vittoria di Casson ora apre molti scenari perché c’è una parte, anche nel centrosinistra, che non lo vuole come sindaco. Parlo non della persona ma del politico e parlo dei moderati. Se il centro destra saprà stare unito e presentare un candidato votabile possiamo probabilmente farcela”. Questo il commento a botta calda di Michele Zuin, vice coordinatore del partito di Berlusconi, alla vittoria dell’ex magistrato e senatore del Pd Felice Casson.

E già ieri sera nei social network molti erano i commenti del popolo dell’opposizione alla notizia dell’exploit del senatore. Uno per tutti: “Grazie al Pd di aver scelto candidato sindaco una persona che finalmente potrà mettere d’accordo le 660 anime del centro destra”, quasi un sospiro di sollievo e una speranza che mai come ora pare profilarsi all’orizzonte della destra.

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L’elettorato moderato, e silenzioso

Già nei prossimi giorni probabilmente vedremo se la vittoria del magistrato eserciterà quegli effetti da più parti previsti e sperati, e se finalmente la frammentazione del mondo del centrodestra potrà ricomporsi e far breccia in quella parte dell’elettorato moderato che fino ad ora era rimasto a guardare in silenziosa attesa.

Sì perché, a parte qualche auto candidatura, a dir il vero elettoralmente poco credibile, da parte di Mattia Malgara e di Renato Boraso e la più solida discesa in campo dell’ex presidente della provincia Francesca Zaccariotto, la consegna del partito di Berlusconi e dell’UDC, ex alleato del Pd nella giunta Orsoni, è stata quella di stare alla finestra, in attesa degli sviluppi e soprattutto di capire, visti i risultati delle primarie, cosa fare.

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Su chi puntare e, in caso, su chi possa avere la sufficiente credibilità per battere l’avversario del centro sinistra. E la “festa della democrazia” del popolo dem, come un po’ retoricamente è stata da alcuni definita, un risultato e un messaggio chiari li ha recapitati: Felice Casson stravince. Impietosi i numeri, che assegnano all’ex magistrato 7168 voti con una percentuale pari al 55,6 per cento. Con Nicola Pellicani, sostenuto dalla maggioranza del partito fermo a 3147 voti e al 24,4 per cento, mentre, con una campagna condotta da solo, l’outsider del renzismo Jacopo Molina incassa un ottimo risultato con i suoi 2573 voti, un venti per cento rotondo.
Con in più la soddisfazione personale di surclassare Pellicani nella città d’acqua, dove si porta a casa addirittura il 29,83 per cento (1863 preferenze) contro il 14,64 per cento del suo diretto avversario.

Brugnaro e l’attesa del conclave del centrodestra

Che fosse questo il messaggio che il centrodestra aspettasse per far scendere in campo il suo vero candidato, quel Luigi Brugnaro con casa a Spinea, di cui da tempo si mormora, lo vedremo forse già da martedì, quando l’arcobaleno della destra si riunirà per l’ennesima volta a Mestre, in conclave. Anche se, a dire il vero, nelle ultime ore, almeno da parte dell’UDC cittadina, qualche segnale di fumo è stato inviato all’indirizzo di Felice Casson, forse nella speranza che la scelta della politica dei due forni possa pagare ancora una volta, come già ha pagato al tempo della candidatura Orsoni.

Trovando orecchie disposte ad ascoltare in un Casson probabilmente bisognoso di mitigare agli occhi dell’elettorato la sostanziale sterzata a sinistra impressa dalle urne domenica scorsa. Si vedrà pure questo nei prossimi giorni. E di sicuro sarà interessante vedere quale sarà la scelta del partito di Ugo Bergamo, insignificante sul piano elettorale, ma che fino ad ora non ha mai sbagliato un colpo, riuscendo a collocarsi nel contempo al governo in comune e provincia (governate da forze politiche opposte) e soprattutto portandosi a casa importanti posti di sottogoverno nella pleiade delle municipalizzate comunali. Vedremo.

La pietra tombale sull’era Cacciari

Quanto alla sterzata a sinistra, pare essere questo il risultato più apprezzabile di domenica, unito a quello, forse ancora più sferzante, di aver probabilmente messo una pietra tombale a un’epoca, quella di Massimo Cacciari. Che aveva indicato per primo la candidatura di Nicola Pellicani, per la quale si era speso a tessere, convincere, blandire il riottoso circo barnum del Pd e del centro destra. Con il quale centro destra ancora nell’estate passata aveva chiuso un sostanziale accordo a sostegno del suo pupillo. E per il quale, forse in un ultimo gesto di lucida disperazione politica, quasi un suicidio nel tentativo di salvare il figlio, si era perfino sottoposto a una conferenza stampa, in cui aveva difeso il suo candidato rivendicando la sua continuità con il buon governo del centro sinistra in città.

Quos vult Iupiter perdere dementat prius. A quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione. Strano che all’ex sindaco non siano venute alla memoria queste parole, e se in seguito gli sono venute, forse mai ce lo farà sapere. Mentre all’opposto Pellicani, stretto nella morsa di una candidatura della nomenclatura e incapace di rendersi autonomo dal partito, faceva timidi e affannosi tentativi di sottolineare, non creduto, la sua discontinuità rispetto ai governi passati.

Una débacle, per la credibilità dell’ex sindaco filosofo, questa volta incapace di cogliere il messaggio dei tempi. Che ha travolto con la sua ὕβϱις politica il figlioccio, non ricordando la lezione del 2005, quando a parti inverse era Casson a essere la Madonna Pellegrina della nomenclatura, e lui, il filosofo, il fragile Davide che ha portato al trionfo le forze della discontinuità contro il Moloch del partito. Facendo accordi e il pieno dei voti della destra. Immortalato in un abbraccio sotto Ca’ Farsetti, ancora incredulo di aver vinto e di ritorno in treno da Milano, accolto dall’incontenibile entusiasmo di Raffaele Speranzon, leader locale della defunta Alleanza Nazionale.

La città non ha dimenticato

La città alla fine ora gli ha voltato le spalle, forse perché non ha scordato il ruolo da lui avuto nelle scelte politiche cittadine che hanno contato. E perché, come ha ricordato lo stesso Nicola Pellicani commentando la sua sconfitta, forse non è stato colto a pieno il significato dello tsunami del 4 giugno e dello scandalo Mose. Scelte come quella di Giorgio Orsoni, che. voluto da Cacciari, nelle primarie del 2010 spuntò un 46 per cento che lo portò poi a vincere al primo turno contro Renato Brunetta.

Mentre gli altri due candidati delle primarie del centro sinistra, rispettivamente Gianfranco Bettin e Laura Fincato, dovettero accontentarsi del 35,3 per cento (Bettin) e del 18,6 per cento (Fincato) su un popolo votante di 12929 elettori. Qualcosina in più rispetto all’afflusso al voto registrato il 15 marzo. Quando il polo rosso-verde che nel 2010 aveva avuto circa 4600 voti non si è presentato, portando in dote a Casson il suo peso elettorale, e il suo voto militante.

Allargare il consenso mantenendo unito il partito

Con questo forse si spiega il risultato lusinghiero di Casson. Sul suo essere stato appoggiato fin da subito dal polo rosso-verde dei cui voti ha fatto il pieno. E che forse più di tanto non potrà ancora portargli il 31 maggio quando si andrà alle elezioni, quelle vere. Unitamente alla sua capacità di scaldare i cuori. Perché i cuori di sicuro ha saputo scaldarli, Felice. Anche se ora si apre la vera partita, quella di rivolgersi a quel circa novanta per cento di elettorato veneziano che alle primarie non è andato.

Quella di allargare la base del suo consenso operando in primo luogo per tenere unito il partito. E già le prime dichiarazioni del vincitore vanno in questo senso, avendo affermato che se il centrosinistra rimarrà unito, non ci sarà storia. Si vince. Un appello di certo, cui prontamente hanno aderito i due perdenti Pellicani e Molina. Ma anche l’affiorare di una serpeggiante preoccupazione che deve essere ben presente nella testa di Casson, viste le vicende precedenti che l’hanno direttamente coinvolto pagando di persona.

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E poi quella di intercettare l’appoggio di quelli che potrebbero trovare ostico votarlo. Riflettendo inoltre su un dato che dovrebbe far meditare. Che del totale degli elettori che domenica sono andati nelle 36 sezioni a votare, i numeri registrati nel centro storico e isole (6267) e quelli della terraferma (6662) quasi si equivalgono. E visto il peso demografico di centro storico e isole (poco più di 50mila abitanti) rispetto a quello della terraferma, forse non sbaglia chi in ciò intravede un segnale di disaffezione, una voglia di autonomia e forse di separazione della terraferma cui la Città Metropolitana dovrà porre rimedio.

Casson invero si è già espresso a favore dell’elezione diretta del sindaco da parte della Città Metropolitana. Una volta eletto, se lo sarà, avrà modo anche qui di introdurre un benefico elemento di discontinuità rispetto alla scelta che il suo predecessore Orsoni (e con lui il Pd) pareva prediligere. Ovvero un modello minimale di città metropolitana, quasi una sorta di nuova Provincia, in cui il sindaco del capoluogo fosse automaticamente anche il sindaco di tutta l’area. Vedremo.

Casson più Molina, 87% nel centro storico

Ma tornando alle primarie di domenica scorsa, forse ci sono anche altri dati su cui si potrebbe riflettere. In centro storico l’accoppiata Casson Molina ha raccolto circa l’87 per cento dei voti. Appartengono entrambi al Pd, al contrario di Pellicani che non ha mai avuto la tessera, ma appaiono tutt’e due non organici al partito. Che dalla sconfitta di Pellicani viene in qualche misura ridimensionato sull’onda del bisogno di ricambio. Impersonato, con sfaccettature diverse, da Casson e Molina.

Se, come per certi versi potrebbe sembrare, a Venezia le primarie del Pd rischiano di essere il prima e il dopo della politica cittadina, la cartina di tornasole di ogni futura scelta politica, nella sua prevedibile marcia ad assicurarsi l’appoggio dell’elettorato moderato e nel contempo desideroso di un cambiamento rispetto al passato, Casson non potrà non tener conto che Molina potrebbe rappresentare uno degli anelli, ovviamente non l’unico, che gli saranno indispensabili per unire l’elettorato della sinistra a quello del centro in un unico progetto di cambiamento e di rinascita della città.

Casson alla grande. Non resta che far breccia nell’altro 90% dei veneziani ultima modifica: 2015-03-16T16:32:51+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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