Città metropolitane, la sfida 2016 comincia adesso

scritto da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO


Le vicende di Marino, in parte di Pisapia,e ovviamente quella di Crocetta, alludono – comunque si concludano e quantunque la loro irrilevanza penale – alla fine di un’epoca. E non so se la politica si stia ponendo il problema. Bene ha fatto Rodolfo Ruocco a sollevare il problema su ytali
.

A giudicare dalla relazione all’assemblea del Pd di Matteo Renzi, sempre così attento a ciò che accade, non pare. Forse non a caso.

Mi riferisco a una stagione di personalizzazione della politica iniziata con la legge di elezione diretta del Sindaco nel 1993.
Quella stagione, giustificata forse, e che certamente ha introdotto elementi di chiarezza nella scelta di un responsabile di fronte alla cittadinanza, prevedeva che alla momentanea debâcle dei partiti raggomitolati su se stessi (vedi la vicenda romana di Mr Nessuno Enrico Garaci eletto con centinaia di migliaia di voti ma sostituito come sindaco da Franco Carraro per gli accordi nazionali del Caf tra Dc forlaniana e Psi craxiano) si sostituisse un rapporto più diretto tra eletti ed elettori in attesa che i partiti uscissero dalla loro crisi (risalente almeno all’allarme di Aldo Moro del 1968-69) e poi dalle sabbie mobili di tangentopoli.

Non è andata così, e in altre occasioni potremo valutare perché: certamente l’economia “superstar” del neoliberismo ha contribuito a destrutturare i partiti e la politica e la pausa è diventata così lunga da portarci nel girone dantesco della personalizzazione mediatica prima con Berlusconi e poi con gli epigoni(la “peoplelization” dell’era Sarkozy).

Nel frattempo la cifra stilistica dei candidati Sindaci o Presidenti di Regione è diventata la loro capacità di “vendersi bene”.
Fino a Marino, votato per meriti pregressi ma non amministrativi, soprattutto “perché vince” (vox popoli primariae...) o Crocetta in nome di una diversità (e non mi riferisco certo alle sue scelte di vita personali…) complessiva da imporre in Sicilia dopo le drammatiche prove di Cuffaro e Lombardo.
Al momento di “stringere” sulla politica il volersi differenziare a ogni costo, il voler imporsi ai propri partiti, che pure si sono spesi in campagna elettorale (la parte perbene, quella permale tipo mafia capitale non ne parliamo neanche), porta ad un autoisolamento autistico che fa cadere solidarietà o ne costruisce in modo fideistico. E di politica ne rimane molto poca.

È un problema da porsi, a un anno dalle prossime amministrative per le grandi città (a cui potrebbe aggiungersi Roma, chi sa…) ma i partiti latitano e chi è al volante non ama essere disturbato.

Eppure le grandi città al voto il prossimo anno potrebbero non reggere all’ennesima infornata di “non politici”, non edotti di amministrazione e convinti che sia un valore l’impoliticità… col rischio che al gioco del naïf vincerebbero i Cinque stelle (che in questo caso sono l'”originale”: vedi intervista di Luigi Di Maio su Il Fatto Quotidiano dove dà lezione a Tsipras) e non è proprio il caso vista la fine che hanno fatto fare a Pizzarotti che ha provato a studiare un po’ di amministrazione. Oppure si rischia la genericità impersonale della “maggioranza silenziosa” come a Venezia.

Le città italiane meritano di più alle soglie della sfida globale su Smart city e internet delle cose mentre si vara proprio ora il Pon ovvero il piano operativo nazionale 2014-2020 per i fondi strutturali europei per le città metropolitane. Ovvero un pensiero serio e strutturato dei partiti politici. Partiti che davvero vogliano essere partiti politici.

Città metropolitane, la sfida 2016 comincia adesso ultima modifica: 2015-07-19T17:52:48+00:00 da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

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