Catalogna, 80 anni fa. Le bombe che l’Italia ha voluto dimenticare

scritto da PATRIZIO RIGOBON
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Bombardamento aereo di Reus nel 1938 da parte di aerei Savoia S79 dell’Aviazione Legionaria italiana. © Archivio personale di Pere Martorell Jareño. Archivio Municipale di Reus

Un fiume carsico. La memoria dei numerosi bombardamenti italiani effettuati dall’aviazione legionaria mussoliniana sulla città di Barcellona e, più in generale, sulla Catalogna, riaffiorano periodicamente sulla stampa italiana per poi tornare nelle viscere dell’oblio, appena spenti i riflettori giornalistici su questo o quell’anniversario, su questa o quella presa di posizione d’istituzioni catalane.

Una considerazione di questi eventi, che presupponga anche una revisione critica rispetto alla condotta militare dell’Italia (sia pure fascista) in quel frangente sembra molto di là da venire, benché auspicata da più parti. Nonostante le molte puntualizzazioni della storiografia in senso contrario, il mito degli italiani “brava gente”, comunque e a prescindere, è duro a morire.

In questi giorni la mostra  Catalogna bombardata realizzata qualche anno fa da Memorial democràtic della Generalitat de Catalunya è approdata a Venezia (ma è già visibile, o lo sarà presto, in molte altre città d’Italia) in coincidenza con l’ottantesimo anniversario dell’inizio della guerra civile spagnola (luglio 1936-aprile 1939). Grazie all’iniziativa del Centro Filippo Buonarroti e del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’esposizione è stata inaugurata lo scorso 19 aprile nel quadro delle iniziative “Primavera en català” e sarà aperta fino al 3 maggio 2016 presso lo spazio Tese 2 di Ca’ Foscari Cultural Flow Zone (CFZ) alle Zattere.

Sorella di un’analoga iniziativa di qualche anno fa, intitolata Quando piovevano bombe. I bombardamenti e la città di Barcellona durante la guerra civile, pure ospitata, dall’8 al 22 febbraio 2008 dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, nella sede di Ca’ Bernardo, la mostra Catalogna bombardata affronta il medesimo problema secondo una prospettiva più ampia che allarga all’intero teatro catalano in cui fu operativo il Corpo di Truppe Volontarie mussoliniano e coinvolge, in qualità di promotori, associazioni e istituti della società civile, sia catalana che italiana, nella speranza che gli eventi narrati suscitino una qualche seria riflessione critica tra i cittadini e i politici del nostro paese e non solo risentite e talora deliranti reazioni, come quella di Policraticus, tanto per citarne una, che in Riscossa cristiana, giornale on-line, ha scritto che il chiedere scusa (semmai le scuse siano state chieste da qualcuno) è una:

pratica abnorme […] diventata una liturgia essenziale dell’ideologia dominante: il democraticismo politicamente corretto, ossia anticristiano, pacifista disarmista, libertario-libertino, femminista e omofilo, che trova ovviamente nei riti stantii dell’antifascismo sempiterno ed onnipresente la vena iugulare che lo nutre.
 

Il delirio concettuale dell’autore fa il paio con le argomentazioni storiche addotte, basate quasi esclusivamente sull’opera di Ferdinando Pedriali (talora erroneamente citato da Policarticus come Prediali), testo che avremo modo di considerare in questo articolo. Le ragioni, basate dunque sulla scarsa conoscenza della documentazione e lacunosa lettura della storiografia, non vanno al di là di un’isterica avversione per la modernità nonché per la ricerca storica in generale, aprendo invece le porte al dogma inquisitoriale come bussola per la ricerca storiografica.

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Vittime dei bombardamenti fascisti (1936-1939) © Hurtado, V.; Segura, A.; Villarroya, J. Atles de la Guerra Civil a Catalunya. Barcelona: DAU, 2010, p. 492.

La rilevanza giornalistica dei bombardamenti italiani su Barcellona cominciò un po’ in sordina diciassette anni fa nel Parlamento della Catalogna, quando, in occasione di un anniversario dei medesimi, il 18 marzo 1999, venne approvata dalla commissione di politica culturale del parlamento della Catalogna una risoluzione (recte una “proposta non di legge” secondo l’ordinamento spagnolo) sul “riconoscimento da parte delle istituzioni italiane della propria partecipazione ai massicci bombardamenti della città di Barcellona durante la guerra civile spagnola” (1).

Di “scuse” parlò solo il deputato Xavier Bosch, sia nel suo intervento in Parlamento del 4 febbraio 1999, sia in quello del mese successivo nella commissione di politica culturale del 18 marzo dello stesso anno, proposta che venne emendata dalla deputata Bruguera i Bellmunt con un testo del seguente tenore:

il Parlamento della Catalogna chiede al Parlamento italiano di esprimere le proprie scuse al popolo della Catalogna per la partecipazione d’aviatori italiani nei massicci bombardamenti della città di Barcellona operati durante il periodo bellico 1936-1939.(2)

Tuttavia, non siamo riusciti a trovare alcun testo eventualmente trasmesso dal parlamento catalano a quello italiano con una qualsivoglia richiesta in questo senso, anzi, pochi giorni dopo comparve su alcuni organi di stampa italiani la notizia dello stop a tale richiesta:

Il quotidiano barcellonese La Vanguardia ha rivelato ieri che la presidenza del Parlamento regionale catalano ha annullato martedì scorso la clamorosa mozione approvata dalla commissione di politica culturale in cui si esigevano dal Parlamento italiano le scuse per i bombardamenti effettuati su Barcellona dalla “Aviazione Legionaria” di Mussolini (3).

A tutt’oggi rimane in piedi invece la querela presentata dall’associazione “AltraItalia”, accettata – dopo una prima ricusazione – il 22 gennaio 2013 dall’Audiencia Provincial de Barcelona (4) contro gli autori materiali e i responsabili di allora, a tutti i livelli “per crimini di guerra e lesa umanità”. Ovviamente la maggioranza dei querelati è defunta, anche se uno di essi, il centenario Luigi Gnecchi, è stato premiato recentemente dal ministro Pinotti. Il 22 giugno 2011 era stata inoltre presentata dal deputato Raül Romeva un’interrogazione al Parlamento Europeo, con richiesta di risposta scritta alla Commissione sull’iniziativa legale di AltraItalia (5).

Ecco il testo:

Nella sua relazione La memoria dei crimini commessi dai regimi totalitari in Europa, la Commissione sottolineava che tutti i regimi totalitari hanno perpetrato violazioni di diritti umani e che mantenere viva la memoria di tali crimini costituisce un dovere collettivo come tributo e segno di rispetto verso tutte le vittime. I membri del gruppo AltraItalia di Barcellona hanno agito esattamente secondo tale linea, querelando ventotto piloti dell’aviazione legionaria per crimini contro l’umanità, dal momento che hanno partecipato ai bombardamenti fascisti di Barcellona tra il 1937 e il 1939. I querelanti insistono sul fatto che lo Stato italiano non si sia mai scusato per i suoi crimini, il che contraddice il dovere collettivo di omaggio e rispetto per le vittime dei regimi totalitari europei. Qual è l’opinione della Commissione sulla querela presentata da AltraItalia?

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Dal febbraio-marzo 1999, dunque, la questione è sul tappeto. Le primissime reazioni italiane, basate sempre su informazioni orecchiate e/o riferite relative all’ipotesi di richiesta di scuse, erano state abbastanza nette:

“Un anacronismo” per Rosario Villari, “una cosa senza senso” per Sergio Romano […] ‘Come si possono chiedere le scuse all’Italia repubblicana di oggi che non ha nessuna responsabilità?”, si chiede Romano. Gli fa eco Villari: “Non abbiamo nulla a che fare con l’Italia di allora”. Villari sottolinea che “l’Italia si è battuta contro il fascismo e quindi ha già combattuto i responsabili di questi bombardamenti di cui oggi si chiede anacronisticamente conto (6).”

C’è da chiedersi ovviamente perché ben diverso atteggiamento abbia avuto il presidente Roman Herzog rispetto ai bombardamenti tedeschi di Guernika o, più recentemente, l’odierno presidente tedesco Joachim Gauck rispetto all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (non certo perpetrati dalla Repubblica Federale), dimostrando maggiore sensibilità a ferite ancora aperte rispetto ai politici (e anche a molti storici) italiani nei confronti di atrocità commesse da connazionali in eventi bellici recenti.

Una delle obiezioni è che, con un processo di scuse a ritroso non si finirebbe mai. Ma la storia recente è ancora straordinariamente viva e molti dei suoi responsabili anche. Per ora però sul fronte politico tutto tace, malgrado la vicenda sia nota e non sia stata ignorata dalla stampa italiana.

Lo stesso Sergio Romano, che purtroppo presenta sempre una conoscenza abbastanza approssimativa e parziale nella storia spagnola (già dall’epoca delle polemiche sul libro Due fronti) così conclude una sua risposta alla lettera di un lettore sui bombardamenti della Catalogna:

Barcellona ha il diritto di ricordare uno dei momento più tragici della sua storia, ma i protagonisti sono morti, le ferite si sono rimarginate e gli stessi spagnoli, nel 1978, hanno approvato una legge di amnistia che ha contribuito alla pacificazione degli animi (7).

Romano dimentica, tra le molte cose, la “Ley de la memoria histórica” (2007) che recita tra l’altro:

La presente legge getta le basi affinché i pubblici poteri sviluppino politiche tese alla conoscenza della nostra storia e alla promozione della memoria democratica […]in vista di una procedura specifica per il rilascio di una Dichiarazione personale, con carattere riabilitativo e riparatore che si configuri come un diritto per tutti coloro che hanno patito dei danni, che i diretti interessati o i familiari potranno esercitare (8).

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Certo non siamo più nel 1978 e l’esigenza di giustizia viene proprio da quell’oblio, forzato allora da necessità politiche di convivenza cogenti, ma non subordinato ora alla verità e alla giustizia. In questo senso, un’intera pagina fu dedicata il 17 marzo 2013 dal Corriere della Sera ai bombardamenti di Barcellona. Dino Messina vi ribadiva che

ben poco della verità sull’orrore scatenato dai bombardieri italiani decollati dalle Baleari con l’ordine preciso di colpire e seminare terrore [era] giunto alla nostra opinione pubblica – per concludere che – il progetto di trasformazione antropologica del popolo italiano non riuscì ma il fascismo portò la brava gente a macchiarsi di crimini di cui dobbiamo chiedere scusa (9).

Messina aveva toccato un tasto sensibile suscitando, come abbiamo già visto, reazioni scomposte, quando non farneticanti, disinformate nel migliore dei casi.

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Manifesto con le istruzioni delle autorità per proteggersi dai bombardamenti. © Biblioteca del Pavelló de la República-CRAI (Universitat de Barcelona)

Il già citato Pedriali affronta la questione dei bombardamenti in un’ottica assolutamente assolutoria per l’aviazione legionaria – compendiabile in un “così fan tutti” – attribuendo ogni responsabilità a Mussolini (“Nonostante l’esplicita autorizzazione di Mussolini a bombardare le città, l’Aviazione delle Baleari non attaccò alcun centro abitato sino alla metà di marzo [1938] (10)” ). Ma gli stessi documenti dell’aeronautica citati che indicano tra gli obiettivi il “centro demografico della città” contraddicono la tesi di fondo dell’autore. La citazione parziale e difettosa delle memorie dell’ambasciatore statunitense Claude G. Bowers che, secondo Pedriali, circa i bombardamenti “avrebbe dovuto astenersi dallo scrivere sciocchezze” (11), scredita ingiustificatamente quella testimonianza che, ove letta per intero e con la dovuta attenzione, non è certo frutto di illazioni giornalistiche acriticamente trascritte dall’ambasciatore (nella fattispecie gli articoli del connazionale H. Matthews) ma di precisi rapporti che Bowers ebbe dal suo addetto militare, il generale Stephen Fuqua, il quale, durante il bombardamento

si trovava nel consolato [americano] di Plaça de Catalunya e stava parlando da un telefono a muro vicino a una finestra con lo sguardo rivolto alla Piazza, quando gli aerei arrivarono [….]. Le bombe non erano dirette a obiettivi militari. Erano state volutamente lanciate nel centro, l’area più popolosa della città (12),

come peraltro ampiamente confermato dai bollettini del Comando Generale delle Baleari – Stato Maggiore (13), noti anche a Pedriali (14). Il generale Fuqua fotografò a caldo, con dovizia di particolari, i devastanti effetti dei bombardamenti italiani, soprattutto sulle vittime delle violente esplosioni. Bombardamenti certo non peggiori di molti altri che avrebbero colpito altre città negli anni a venire, ma nemmeno “intrinsecamente migliori”, in quanto eseguiti da forze aeree italiane.

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Prima pagina del giornale La Humanitat del giorno 2 giugno1938, in cui si denunciavano i bombardamenti dell’aviazione italiana sulla popolazione civile di Granollers. © Archivio Storico della Città di Barcellona

La dottrina d’impiego dell’aeronautica a scopo terroristico con bombardamenti sui centri delle grandi città fu sostenuta, tra gli altri, da Giulio Douhet e applicata dagli italiani già in Etiopia, ma, secondo l’opinione di due militari come Alberto Rovighi e Filippo Stefani, prima della guerra civile spagnola, “al bombardamento indiscriminato di città e di paesi non si era mai giunti” (15). Secondo Pedriali la giustificazione comunque c’era:

la città [Barcellona] non era affatto indifesa e neppure innocentemente estranea allo sforzo militare dell’esercito repubblicano. In essa avevano sede molte industrie belliche ed una miriade di laboratori impegnati in produzioni d’interesse militare, direttamente inserita [sic] nel tessuto urbano – e conclude – nella seconda guerra mondiale parecchie città sarebbero state rase al suolo per molto meno (16)

fermo restando che, dal punto di vista della produzione bellica o dell’esito finale del conflitto, come anche nel caso di Dresda del 1945, i bombardamenti di questa specie non si dimostreranno “mai risolutivi” (17). Per dei servizi di intelligence, non è difficile individuare industrie di rilevanza bellica, tanto è vero che gli stessi bollettini dell’aeronautica dimostrano come esse fossero state effettivamente localizzate e anche colpite.

Sintetizzando la giustificazione di Pedriali, tra gli errori dovuti allo spostamento delle bombe causato dal vento, tra il tessuto urbano intriso di laboratori d’interesse bellico, non era possibile fare meno di quanto fu fatto, indipendentemente dallo scopo strategico del bombardamento che, nella sua veemenza, sembra non rispondere ad un particolare disegno, se non a quelli terroristico già indicato. I motivi autentici per cui quest’azione fu disposta da Mussolini in persona andrebbero piuttosto cercati nello spirito di rivalsa mussoliniano dopo l’Anschluss (18), nella volontà di un’esibizione muscolare che impressionasse il Führer (e magari anche Franco e altri attori dello scacchiere internazionale), per efficienza e dirompenza. Tutto ciò mentre Mussolini stava già trattando i cosiddetti Patti o Accordi di Pasqua con l’Inghilterra sul ritiro dei “volontari” italiani dalla Spagna e su altre questioni di politica estera. Dunque, accertato che i bombardamenti furono ordinati personalmente da Mussolini (19) , è lecito concludere che si prefiggessero soprattutto uno scopo politico nel quadro internazionale del momento (peraltro Ciano, parlandone con l’ambasciatore inglese che gli aveva rappresentato le preoccupazioni di Londra, ne attribuì la responsabilità a Franco) per accreditare un’immagine degli italiani come energico popolo guerriero (20).

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Lleida, colpita il 2 novembre del 1937 da uno dei bombardamenti più cruenti della guerra civile

Durante i bombardamenti aerei si verificò un’esplosione d’ingenti dimensioni all’altezza dell’incrocio di Gran Via de les Corts Catalanes con carrer Balmes, attribuita a una nuova e devastante bomba italiana. Tale evento è più verosimilmente attribuibile al fatto che fu centrato un camion carico di esplosivo (21)che aveva da poco superato quell’incrocio. Tuttavia la circostanza non assolve comunque gli italiani anche se, secondo Pedriali “le vittime avrebbero potuto essere molte di più se tutte le bombe fossero state deliberatamente lanciate in pieno centro abitato secondo le istruzioni ricevute dal comando dell’’Aviazione delle Baleari” (22).

Effettivamente pensare che Plaça de Catalunya o Gran Via-Balmes siano in periferia o vicino alla Estació de França (uno degli obiettivi militari insieme al porto) mi sembra alquanto azzardato. Se gli italiani avessero avuto una bomba così dirompente, di certo l’avrebbero usata anche successivamente. Tuttavia l’azione bellica dell’aviazione legionaria, qualunque sia la causa di quella super esplosione, mirava con tutta chiarezza a creare terrore e a prostrare il morale della popolazione della città, infliggendo delle perdite umane per le quali, come scrisse Ciano riferendo il pensiero di un compiaciuto Mussolini, gli italiani avrebbero destato orrore per la loro aggressività” (23).

Per concludere credo che la mostra La Catalogna bombardata potrà aiutare i connazionali che la visiteranno in giro per l’Italia a riflettere su quegli eventi lontani, ma ancora vivi nella memoria diretta di qualcuno, affinché non si consolidino gli stucchevoli luoghi comuni che hanno elevato al rango verità storiografica un mito antropologico, così ben sintetizzato da Sandro Attanasio:

Gli italiani in Spagna si comportarono sempre con perfetta ortodossia militare. Non parteciparono mai ad azioni che comportavano impieghi differenti da quelli militari di combattimento […]. La popolazione civile trovò negli italianitos listos y valientes affettuose cure, civile comportamento e fraterna assistenza (24).

Che la memoria di questo episodio sia un fiume carsico, il quale si affaccia con timidezza alla superficie solo occasionalmente, è frutto di questa visione che obnubila qualunque sforzo di considerare la realtà dei fatti in grado di contraddire gli affermatissimi dogmi.

NOTE

1 Diari de sessions del Parlament de Catalunya, Dijous 18 de març de 1999, sessió 53, p. 14.
 2 Ivi, p. 16.
 3La Stampa, 23 marzo 1999, p. 9.
 4 Cfr. per il testo completo delle decisioni relative alla presentazione delle “querellas criminales” 
5 Cfr. http://www.europarl.europa.eu , visitato il 25 aprile 2016.
 6La Stampa, 20 marzo 1999, p. 11.
7 Corriere della Sera, 10 aprile 2013, p. 43.
8 Boletín Oficial del Estado, 310, 27 de diciembre de 2007, “Exposición de motivos”.
9 Corriere della sera, 17 marzo 2013, p. 17.
10 Ferdinando Pedriali, Guerra di Spagna e aviazione italiana, Pinerolo, Società storica Pinerolese, 1989, p. 333.
11 Pedriali, op.cit., p. 337
12 Claude G. Bowers, My Mission to Spain. Watching the Rehearsal for World War II, New York, Simon and Schuster, 1954, p. 376.
13 Edoardo Grassia, “Barcellona, 17 e 18 marzo 1938”, Diacronie. Studi di storia contemporanea, n. 7, 3-2011, pp. 10-11
14 Pedriali, op.cit., p. 338, nota 7.
15 Alberto Rovighi e Filippo Stefani, La partecipazione italiana alla guerra civile spagnola (1936-1939). Vol. II. Dall’autunno 1937 all’estate del 1939. 16 Testo, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, 1993, p. 499.
Pedriali, op. cit., p. 335.
17 Alberto Rovighi e Filippo Stefani, op.cit., p. 500.
18 J.F. Coverdale, I fascisti italiani alla guerra di Spagna, Roma-Bari, Laterza, 1977, p. 324.
19 Cfr., tra gli altri, Javier Rodrigo, La guerra fascista. Italia en la guerra civil española. 1936-1939, Madrid, Alianza, 2016, p. 284.
20 Ivi, p. 285.
21 J. Maluquer Wahl, “El enigma del camión de trilita” cit. da J. Vilaroya i Font, Els bombardeigs de Barcelona durant la Guerra Civil, 1936-1939, Barcelona, Publicacions de l’Abadia de Montserrat, 1981, p. 96. La stessa fonte (Maluquer Wahl) ha utilizzato Pedriali (op. cit. 336).
22 Op. cit., p. 338.
23 Cit. da G. Ranzato, L’eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini 1931-1939, Torino, Bollati Boringhieri, 2004, p. 611.
24 Gli italiani e la guerra di Spagna, Milano, Mursia, 1974, p. 257.

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Patrizio Rigobon, ricercatore a Ca’ Foscari

Catalogna, 80 anni fa. Le bombe che l’Italia ha voluto dimenticare ultima modifica: 2016-04-30T17:14:32+00:00 da PATRIZIO RIGOBON

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2 commenti

Edoardo Grassia 1 maggio 2016 a 17:16

Mi permetto di segnalare:
Edoardo GRASSIA, L’Aviazione Legionaria da Bombardamento-Spagna 1936-1939, IBN, Roma 2009.

Credo sia anche interessante indicare esplicitamente la provenienza degli ordini di bombardamento giunti ai reparti dell’Aviazione Legionaria delle Baleari (Mussolini-Ciano) e, quando possibile, le motivazioni.

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posicionamiento sem tarragona 2 novembre 2016 a 15:53

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