“The Donald”. Fenomenologia del trumpismo

scritto da JUDITH STILES

“Sei licenziato!” Perché tanta sorpresa per il conduttore dai capelli dorati di un reality show, alias il magnate Donald Trump, in testa nel drappello del Partito Repubblicano? Non è la cultura americana che l’ha generato? Ehi, ha addirittura la sua stella impressa sulla Hollywood Walk of Fame! Ammettiamolo, quando Ronald Reagan perse i caucus nello Iowa anni fa, la maggior parte degli americani guardava spettacoli noiosi alla televisione piuttosto che prestare attenzione ai telegiornali che si occupavano delle primarie. (versione originale in inglese) [pubblicato il 12 aprile 2016]

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Donald Trump è diventato una celebrità mediatica anche grazie alla sua conduzione del reality show “The Apprentice“ (L’Apprendista), dove urlava “Sei licenziato!“.

Oggi le chiacchiere del dibattito politico sono più brevi e meno di sostanza – arrivano in pillole direttamente nei nostri piccoli smart phone e sembra che la maggior parte degli americani le preferisca così. Brevi e dolci. La maggior parte della “gente” non legge il New York Times e la soglia di attenzione è super breve di questi tempi. “Facciamo di nuovo Grande l’America “. Dimenticate sfumature e dettagli. Anche in Canada, il conduttore e uomo d’affari del reality “Shark Tank”, Kevin O’Leary, accarezza l’idea di correre per la leadership del partito conservatore del Canada.

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Meno di sette mesi fa “The Donald” lanciò la sua candidatura e l’aristocrazia dei commentatori politici sorrise. Non capiva che i piccoli imprenditori e coloro che Obama chiama “gente” sono davvero esausti dopo aver nuotato controcorrente per sette anni nella pidocchiosa economia della Grande Recessione. Stanchi e stufi delle promesse mancate dei politici di professione, si sono tolti la cera d’Ulisse dalle orecchie e si sono fatti attirare dai richiami delle sirene di Donald Trump. In breve tempo, è diventato un’alternativa alla Scilla e Cariddi dei politici di professione di Washington. La “ggente” di varia estrazione è eccitata dal fatto che potrebbe NON esserci una automatica incoronazione di Hillary Clinton e Jeb Bush. Questa gente (parola in codice per definire i meno istruiti?) aspira alla prosperità nelle loro case e i sostenitori di Trump scommettono sull’idea che abbia il tocco di Mida e che saprà agitare la sua bacchetta magica e fare “grande di nuovo la MIA America “.

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Ma poi Trump ha cominciato a dire di più. . . con battute toste e sopra le righe. Costruire un muro. Deportarli tutti. Porte chiuse al musulmano. Il suo sangue da qualche altra parte. E molti americani se ne sono rapidamente nauseati perché, per dirne una, Trump non ha ancora spiegato come caccerebbe milioni di immigrati dagli Stati Uniti per poi mettere “quelli buoni” in fila e consentir loro di tornare. Tuttavia, come lo stesso Ulisse, i seguaci di Trump sono affascinati dal richiamo della prosperità personale e del ritorno alla grandezza della nostra nazione.

Chi può biasimarli. Questa volta a loro non importa proprio dei dettagli. La prosperità personale calpesta la compassione per i meno fortunati. PRIMA IO. I laureati che sono oberati da un debito enorme [della restituzione del prestito per pagarsi il college] e che vivono a casa con i genitori si sentono avviliti e depressi e sono molto poco interessati ai problemi degli immigrati. Vogliono un posto di lavoro e sono irritati con l’università che si potrebbe rivelare come un grande e grosso schema Ponzi quando si tratterà di cercare un lavoro all’altezza delle aspettative. Quindi, la “gente” che frequenta i raduni di Trump non sono solo bianchi e anziani. Indebitati fino al collo non sono così convinti dal piano di Bernie Sanders, candidato democratico, di aumentare le tasse per una “università gratuita” per tutti. Sono convinti che Mida abbia un’idea migliore.

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Tuttavia dopo il secondo posto in Iowa, i sostenitori di Trump vogliono da lui più rassicurazioni ma non le chiacchiere complicate dei politici. A loro piace il suo modo di porsi antitetico al politico snob e intellettuale. Parla come la gente comune e piace il suo linguaggio diretto, fuori dal coro. Monta la panna mettendoci su come una ciliegina una parolaccia e con chiunque fa il maleducato. Considerano la correttezza politica come una camicia di forza e Donald Trump sta mandando all’aria tutte le regole delle precedenti elezioni. I sostenitori di Trump godono poi che l’aristocrazia intellettuale televisiva e dei giornali non sia stata in grado di schiacciare Trump. I giornalisti (in particolare il New York Times) hanno fatto del loro meglio per fare a fette e a pezzetti il fenomeno Trump ma, finora, gli sforzi per svilirlo non hanno funzionato ed è ora lui a condurre il gioco mediatico.

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Trump non è solo un fastidioso contrattempo nella politica, è un affronto al potere dei boss di partito e ai magnati dei media. La capacità di Trump di rimanere in testa e al centro nei sondaggi ha talmente sconcertato la crema dei politologi che c’è stato un sospiro di sollievo dopo il secondo posto nello Iowa – segno che quel Mida non ce la fa ad avere tutto sotto controllo… E ora che il nostro popolino affetto da sindrome del disturbo dell’attenzione si sposta in New Hampshire, i sostenitori di Trump guardano al candidato con uno sguardo più sobrio dopo che questi ha notevolmente ammorbidito i toni dopo lo Iowa (forse ora ha nuovi strateghi che glielo hanno consigliato?).

Per molti politologi è diventato in qualche modo uno sport denigrare i fan di Trump, deridendo il basso quoziente intellettivo del lavoratore maschio bianco. Eppure tutti in America vogliono che il paese torni a essere una nazione prospera, forte e solidale, e sia gli elettori di sinistra sia quelli di destra, non vogliono che il percorso della nazione sia sotto il controllo delle lobby.
Sebbene il paese sia nettamente spaccato, la sinistra, la destra, e poi l’uno per cento dei superricchi la gente, sono tutti d’accordo che non si ha alcuna intenzione di percorrere come sonnambuli le primarie in attesa dell’incoronazione di candidati scelti dai lobbisti e dai super finanziatori. Soltanto i capi dei partiti e i lobbisti legati ai loro boss sono nel panico. Vale la pena celebrare tutto ciò, sperando che la sindrome da deficit di attenzione e iperattività non porti fuori strada questo corso delle cose, perché mentre dormiamo, i lobbisti stanno febbrilmente complottando per riprendere ancora una volta in mano il timone. (traduzione di Carlo Vianello)

 

 

“The Donald”. Fenomenologia del trumpismo ultima modifica: 2016-08-18T19:00:04+00:00 da JUDITH STILES

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