Scandaloso mister Phillips?

Non credo che si debba votare per il SI' o per il NO in base alle reazioni dei mercati e dei nostri alleati. Ma vogliamo tenere gli italiani incontaminati in una bolla di vetro?
ADRIANA VIGNERI
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Ieri 13 settembre al Centro Studi Americani di Roma il ministro degli affari esteri, Paolo Gentiloni, e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John Phillips, hanno condotto un dibattito sul tema “After Brexit: finding a new Transatlantic Balance”. Durante l’incontro, discutendo con autorevoli ospiti del nuovo equilibrio transatlantico dopo il voto britannico, che ha portato (così pare) il Regno Unito fuori dall’Unione Europea, l’Ambasciatore ha espresso tra l’altro la valutazione che la vittoria del No sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia, mentre la vittoria del Sì sarebbe una speranza per l’Italia, e per la stabilità dei governi.

Le reazioni della destra sono state furibonde. Per la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il rappresentante in Italia di un governo straniero «non può in alcun modo permettersi intromissioni di questo tipo nella politica interna. Per Brunetta, sarebbe a rischio, a livello internazionale, l’onorabilità e la libertà del Paese e dei loro cittadini». Per Altero Matteoli, che da senatore quella riforma l’ha votata al primo turno, quella dell’ambasciatore Usa in Italia è un’entrata a gamba tesa ingiustificata negli affari interni dell’Italia, eseguita su delega di un presidente alla fine del suo mandato. Per Gasparri: «L’Italia non è una colonia». Matteo Salvini: «Il signor ambasciatore Usa, si faccia gli affari suoi e non interferisca, come troppe volte è già accaduto in passato, nelle vicende interne italiane». Roberto Calderoli chiede l’intervento del capo dello stato, a fronte di «un’indebita e grave interferenza da parte di un’amministrazione straniera, in questo caso quella statunitense, in questioni interne di politica italiana». Ma anche Bersani, incisivamente come sempre, ha detto: «Cose da non credere».

Fin qui debbo confessare la mia indifferenza. Mi pareva che l’ambasciatore non avesse detto nulla di nuovo, nel senso che questo giudizio da parte degli operatori economici stranieri è ampiamente noto, così come lo è il sostegno dell’attuale governo americano a Renzi. Non si tratta di soggetti che studiano la nostra Costituzione, quella vigente e quella in fieri. Semplicemente pensano – a torto o a ragione – che si tratti di una riforma che semplifica il sistema e che quindi rende l’Italia più efficiente e stabile. Sul tema è intervenuto anche Edward Parker, managing director di Fitch, che durante una conferenza a Londra ha affermato che la vittoria del NO al referendum costituzionale avrebbe conseguenze negative per l’economia e il merito di credito dell’Italia: «Se ci fosse un voto No vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano», ha dichiarato. Vogliamo impedire agli Stati Uniti e alle agenzie internazionali di esprimere la loro opinione? Tanto più in una sede a basso impatto mediatico come gli incontri del Centro Studi Americani? Oppure la questione è che a mister Parker non si può tappare la bocca, mentre a mister Phillips, ambasciatore USA si potrebbe, invocando il fair play diplomatico e magari il richiamo dell’ambasciatore? A parte che qualificare gli USA una potenza straniera, essendo il nostro principale alleato, mi pare leggermente fuori dalla storia. Ricordo male, o mister Phillips è quello stesso che nel marzo di quest’anno ha anticipato che l’Italia avrebbe mandato cinquemila soldati in Libia, e tutti gli oppositori del governo gliene sono stati grati?

Ma quando oggi ho letto che Michele Serra si accingeva a scrivere contro l’intervento arrogante dell’ambasciatore USA (non l’ha fatto solo perché schifato dalle reazioni di cui sopra) e che Stefano Folli riteneva infranto da Phillips il codice diplomatico, oltretutto con effetti controproducenti, ho cominciato a chiedermi se la mia non fosse una totale mancanza di sensibilità. Per la dignità del nostro paese? Per l’onore nazionale? O peggio, se la mia indifferenza non fosse in realtà dovuta al sostegno dato al SI, mentre se si fosse appoggiato il NO avrei anch’io reagito indignata.

Allora sono andata a rileggere le parole di Benedetto Della Vedova, secondo il quale Phillips «ha detto semplicemente quel che tutti sanno: gli imprenditori stranieri decidono di investire in Italia sulla base di alcuni criteri e chiedono un governo credibile e stabile, e riforme» che facilitino il loro business». Per Della Vedova, quindi, «una eventuale bocciatura del referendum costituzionale genererebbe incertezza, inciderebbe sulla credibilità della politica italiana, sulla sua capacità di fare delle riforme e creerebbe una battuta di arresto degli investimenti stranieri». L’ambasciatore Usa, conclude l’esponente di governo, «ci ha semplicemente messo sull’avviso».

Non credo che si debba votare per il SI’ o per il NO in base alle reazioni dei mercati e dei nostri alleati. La questione è troppo importante perché si possa pensare di votare in base ad altro, che al nostro giudizio sui contenuti della riforma e sulla sua possibilità di funzionare. Ma certe reazioni, talvolta scomposte come quella di Di Maio che ha bisogno di far dimenticare Roma, non possono che suscitare il fastidio (concordo con Serra) di chi non dimentica che la riforma ora esecrata è stata votata in prima lettura al Senato da tutte le forze politiche, Altero Matteoli compreso, con soli quattro astenuti (AS 1429, Aula 8 agosto 2014, approvazione con modifiche del testo presentato dal Governo).

E sulla questione del bon ton diplomatico distinguerei tra quello che ci proviene da un alleato importante, e le interferenze di una qualsiasi potenza “straniera”. Siamo in un mondo sempre più interconnesso. Quello che nella loro autonomia decideranno gli elettori italiani ha ripercussioni esterne. Brexit insegna.

Leggo ora che il presidente Mattarella, da Sofia, ha dichiarato: “il mondo è sempre più interconnesso, quindi è normale che ci sia interesse per le nostre vicende politiche ovunque, ma la decisione finale sarà degli elettori”.

Aggiungerei che è normale che ci sia interesse da parte dei nostri alleati più stretti, o vogliamo imbavagliare anche Merkel? E tenere gli italiani incontaminati in una bolla di vetro?

 

 

Scandaloso mister Phillips? ultima modifica: 2016-09-14T19:56:59+02:00 da ADRIANA VIGNERI
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