Il muro del silenzio a Melito, e non solo

scritto da MARIA LUISA SEMI

Nella scodella di facebook che talvolta ospita autentiche sciocchezze, qualcuno – non molti, certo – hanno discusso delle violenze subite dalla ragazzina /bambina di Melito. Tredici anni e poi… altri. Fino a sedici. Ci rendiamo conto di questo, guardando i nostri figli o nipoti? Ci rendiamo conto che tre anni di violenze – non si sa con quale frequenza – sono, per un’adolescente, una vita ?

Eppure i media, soprattutto sui loro siti, a distanza di qualche giorno, espongono la notizia fra le ultime: un fatterello di cronaca; succede.

Non voglio scrivere della tredicenne, ma del “contorno.”
Iniziamo dai genitori: hanno saputo o sapevano? Non conosco le condizioni della famiglia, ma se la figlia frequenta un liceo, come si legge, penso non si tratti di baraccati o altro. E quindi, possibile non accorgersi che una figlia, quasi una bimba, si comporta, in casa con difficoltà, forse parla poco, forse talvolta piange? Il tutto per lunghi tre anni, Diamo a questi genitori il beneficio del dubbio, per quanto sia difficile; ma poi? Pare abbiano appreso la vicenda da uno scritto, che tuttavia gli insegnanti – pur parzialmente estranei – avevano compreso.

E allora? Che si fa ? Si nasconde il tutto, si mette la vicenda sotto un materasso e, per carità, che non lo si venga a sapere in giro. Il vero scandalo consisterebbe nel fatto che “la gente” venisse a conoscenza di quanto successo.
Gli insegnanti: non ci fossero state persona civili che, penso con fatica, abbiano avuto il coraggio (insisto, il “coraggio”) di denunciare il fatto, la vicenda sarebbe continuata sportivamente.

Infine – e, secondo me l’elemento peggiore – la gente. Persone che hanno espresso l’opinione che la ragazzina “se l’era voluta”. Ma come? Mi disgusterebbe, ma vorrei un incontro con qualcuno di queste, per farmi dire, spiegare le modalità per le quali “se l’era voluta”. Non auguro evidentemente a nessuno che alle proprie figlie succeda quel che è successo; ma, tornando a casa, e guardandole, nessuno potrebbe aver pensato che invece il fatto sarebbe potuto accadere? No, evidentemente, sono cose che possono capitare soltanto agli altri. E comunque in una cittadina piccola nessuno, proprio nessuno poteva pensare che ragazzotti maggiorenni, che forse lavoravano o passavano il loro tempo a parlare di calcio, si riunissero per violentare una bimba? Poi, chissà, facevano turni, si dilettavano in gruppo, uno la spogliava, uno la teneva ferma, uno “lavorava”?

La minuscola manifestazione di piazza: su ventimila abitanti – escludiamo, magari i neonati – cento (dico 100) persone, e non tutte del posto. Evidenza di una mentalità: nessun interesse, eventuale riprovazione per la vittima e poi… il tempo passa, che importa? Perché esporsi a favore di una puttanella ? Questo, secondo me, il lato forse più indecente della vicenda.

Piccolo inciso. Ricordiamo tutti il Capodanno a Colonia, quando alcuni – forse una banda – di nordafricani o comunque extracomunitari, sfregiò, violentò e comunque offese sessualmente alcune ragazze. Indignazione in tutta Europa, titoli a grandi caratteri per giorni interi su giornali o siti. Previsioni e proposte di carcere, evirazione, espulsione e… altro.
Che ne facciamo invece di questi nostri eroi, pare di “buone famiglie”, uno perfino fratello di un poliziotto, che gli raccomanda di difendersi sostenendo di non ricordare ?
Ci sarà certamente un processo. Probabilmente o certamente alcune condanne. Ma di poco conto: fra qualche mese, o fra qualche anno, i bravi ragazzi saranno liberi, gireranno per il paese, considerati – vista la precedente opinione – “maschi” che non si erano fatti fuggire loccasione di divertirsi sul corpo di una bambina. Ma sono italiani, mica extracomunitari, vero?

E, per finire, il futuro della piccola. Famiglia, paese, scuola. Possiamo pensare al suo vivere in casa? Con genitori che – si spera il contrario, ma…- le potrebbero addebitare lo scandalo.
Pensare al suo uscire di casa, quotidianamente e sentirsi magari additata come una mignotta.

Unico rifugio la scuola, sempre che i compagni non la vogliano evitare perché una poco di buono.
Questa potrebbe essere la vita di ogni giorno della piccola. Che a ogni modo, per anni, se non per tutta la vita porterà il trauma di quello che ha subito. DA TUTTI.

Il muro del silenzio a Melito, e non solo ultima modifica: 2016-09-15T13:23:18+00:00 da MARIA LUISA SEMI

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