#neversurrender

scritto da GIORGIA SERUGHETTI

A due passi c’è Montecitorio, dove sono celebrati con una mostra, nella Sala della Lupa, i settant’anni dalle prime elezioni a cui le donne italiane parteciparono con il “diritto di eleggere” e “di essere elette”. 1946. L’anno della svolta s’intitola l’esibizione, ed è un percorso attraverso documenti d’archivio, atti parlamentari, materiali bibliografici, fotografici e audiovisivi, testimonianze della storia che ha condotto alla conquista del suffragio femminile in Italia.

A piazza Capranica va in scena un’altra “mostra”, che vuol essere un omaggio a quella conquista e a tutte le battaglie delle donne per i diritti e le libertà, in Europa e nel mondo. Siamo del resto in una straordinaria congiunzione di anniversari, dal momento che si avvicina anche il centenario del voto alle donne nel Regno Unito, ottenuto grazie lotte delle “suffragette” di Emmeline Pankhurst. Ed è proprio uno dei gridi di battaglia delle militanti inglesi per il suffragio femminile, “NEVER SURRENDER”, a dare il titolo alla collezione Autunno/Inverno 16-17 di Alessandra Giannetti, con la mostra collegata che si inaugura il 20 settembre all’interno della cornice della boutique del marchio.

Il lavoro artistico-fotografico curato da Fabio Gasparri vede protagoniste otto testimonial femminili: la produttrice cinematografica Francesca Cima; la talents scouter Simonetta Gianfelici; la cantante Awa Ly; le attrici Barbara Folchitto, Clara Galante, Giada Lorusso; la giornalista ed opinionista Cinzia Malvini e la scrittrice Paola Soriga.

Che la testimonianza civile e politica si possa coniugare con lo stile e l’eleganza non è solo un’invenzione artistica. Non sempre è vero il detto per cui le rivoluzioni non si fanno in guanti di seta. Infatti è proprio con mani guantate e cappelli a tesa larga, fiocchi di velluto e ampie gonne alla caviglia che ha avuto inizio la più grande e vittoriosa rivoluzione del Novecento, quella che ha portato alla conquista dei diritti delle donne.

Nei primi decenni del secolo scorso, la partecipazione al mercato del lavoro, il desiderio di dinamismo e di sport allʼaria aperta ma soprattutto la crescita dellʼattivismo politico delle donne portarono un mutamento radicale nellʼabbigliamento femminile.

Le suffragette inglesi, in particolare, furono pioniere delle mode del proprio tempo, comunicando attraverso le scelte estetiche un messaggio politico di forza, bellezza, modernità, democrazia. Abbandonando dopo secoli di costrizione i rigidissimi corsetti, le militanti del suffragio femminile adottarono abiti insieme eleganti e pratici, adatti alla vita cittadina, alle marce di protesta, al volantinaggio per le strade, persino alle azioni sovversive compiute al grido di “Fatti, non parole!”.

Con i loro completi spezzati di gonne e camicette, le attiviste del voto alle donne affermavano una femminilità raffinata, battagliera e sicura di sé, unʼimmagine di donna pronta a occuparsi della cosa pubblica su un piede di uguaglianza con gli uomini. Da pari, ma senza rinunciare alla propria differenza.

Settantʼanni sono trascorsi dal primo voto delle donne italiane, appena un anno, invece, dalla prima volta alle urne per le elettrici dellʼArabia Saudita. Ogni conquista di democrazia per le donne nel mondo è stata il frutto di grandi battaglie pubbliche ma anche di piccole rivoluzioni personali. Sfidare il divieto per le donne di guidare lʼauto nella Ryiadh nel nuovo millennio o indossare una gonna che permetta di correre in bicicletta nella Londra di inizio Novecento: i gesti, gli indumenti, sono già politica.

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#neversurrender ultima modifica: 2016-09-20T15:45:37+02:00 da GIORGIA SERUGHETTI

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