231 ulivi che esigono rispetto

scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

231 ulivi bloccano sulle coste pugliesi il passaggio del gasdotto che deve attraversare sei paesi – un percorso di 3.500 chilometri – per raggiungere dal Mar Caspio il Salento e poi proseguire risalendo l’Italia e mezza Europa meridionale. È il Tap (Trans Adriatic Pipeline), costo stimato 45 miliardi di euro, che fornirà circa dieci miliardi di gas naturale all’anno, assicurando il fabbisogno utile a coprire le necessità di milioni di famiglie. Quando il condotto sarà completato potrebbe addirittura raddoppiare le sue capacità.

E che c’entrano questi pochi alberi? Gli è che l’attracco del gasdotto è previsto sul litorale di San Foca, nel comune di Melendugno (Lecce). Ebbene lì c’è un uliveto, e per fare spazio all’impianto bisogna spostare quei famosi 231 ulivi. Apriti cielo. Da un lato l’interesse di alcuni proprietari, dall’altro l’esigenza di far fronte ad impegni europei e a decreti dei ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico che sottolineano la compatibilità ambientale, la pubblica utilità, l’indifferibilità e l’urgenza dell’opera la cui operatività è prevista entro il 31 dicembre 2020.

Di mezzo, a sostenere il blocco, ci si è messa la Regione Puglia, facendo leva su una (la A44) delle 66 prescrizioni che fanno riferimento al ripristino ambientale. Per la Regione bisogna superare tre ostacoli: il “no” del comune, le osservazioni dei vigili del fuoco, il divieto di spostamento degli ulivi colpiti dalla xylella. Ma il ministero delle politiche agricole non ha fatto obiezioni; le osservazioni dei vigili del fuoco sono superate dal fatto che quegli ulivi non sono alberi ad alto fusto. E d’altra parte il “no” del comune di Melendugno non costituisce un problema: è un ente coinvolto, sì, ma non vigilante.

E allora? Tutto ancora bloccato anche per un altro problema: lo spostamento degli ulivi doveva esser fatto prima della fine dell’aprile scorso, perché dopo quella data e almeno sino a novembre, gli alberi sono in stato vegetativo e potrebbero non sopravvivere al reimpianto. E così altro tempo si perde, né sono da escludere nuove complicazioni, nuovi ritardi, nuove vertenze. Ora attenzione. Il Tap ha già ottenuto da due anni il decreto di compatibilità ambientale, ed è stata individuata proprio nella località San Foca l’area migliore, sotto il profilo tecnico, ambientale e paesaggistico, per lo sbarco della pipeline in Italia. Di più un anno dopo è stato firmato il decreto di autorizzazione unica che ha abilitato la costruzione e l’esercizio del gasdotto affermandone, come si è già detto, la pubblica utilità, l’indifferibilità e l’urgenza anche ai fini – attenzione – degli espropri.

Singolare quindi, come in fondo finisce per fare la Regione Puglia, che da un lato si invochino maggiori investimenti nel Mezzogiorno e dall’altro lato si assumano atteggiamenti che provocano ritardi preoccupanti nell’esecuzione di un’opera cui la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dell’Ue hanno assegnato lo status di progetto di interesse comune secondo le nuove linee guida Ten-E (Trans European Energy Infrastructure).

Com’è possibile – si chiedono diversi parlamentari in interrogazioni al governo – che, mentre in Grecia e in Albania i lavori per il gasdotto sono già cominciati, in Italia tutto sia fermo per una interpretazione strumentale e causidica dei poteri di una Regione? Teniamo conto che questi poteri sono il frutto (sbagliato) di quella riforma del titolo V della Costituzione che il nuovo assetto costituzionale oggetto imminente del referendum si propone di modificare assegnando poteri esclusivi allo Stato in alcune materie cruciali (tra cui appunto tutto il complesso delle questioni energetiche) oggi parcellizzate e interpretate liberamente da ogni singola regione.

 

231 ulivi che esigono rispetto ultima modifica: 2016-09-21T13:05:56+00:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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