Perché al compagno Garzia tirano le pietre

scritto da GUIDO MOLTEDO
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ytali. ospita un articolo di Aldo Garzia che, specie sul suo account facebook, sta suscitando una discussione dai toni civili e anche amichevoli, nei confronti della sua persona (rispettatissima da tutti proprio per il suo stile rigoroso e non convenzionale), ma molto polemica nei confronti della sua posizione, ben riassunta nel titolo che ytali. ha dato al suo articolo (“L’amalgama rancoroso del variopinto blocco anti-Renzi”) e, ancora di più, in quello che ha dato Aldo stesso su fb, “Assassinare Renzi premessa di un futuro radioso”.

Aldo è da sempre un intellettuale schietto e limpido, come pochi, anche quando era più difficile esserlo, è nemico, come pochi, del conformismo, che considera il male più serio e più difficile da estirpare nella sinistra, in tutte le sue declinazioni ed espressioni, attuali e passate. Quel conformismo che non è solo un abito mentale ma anche prassi e comportamenti che hanno finito per rendere la sinistra, agli occhi di molti, un luogo di élite, autoreferenziale, che privilegia la cooptazione non il merito, un luogo quasi tribale, sempre più estraneo alla vita di milioni di persone che la pensano diversamente e con le quali non sembra esserci alcun interesse reale a interagire, a capire che cosa pensino davvero, un mondo sempre più ristretto in una felice condizione di perpetua autosufficienza nel quale si parla a quelli già convintamente dalla tua parte.

Problema evidentemente non solo italiano, dal momento che diversi analisti, in America, considerano il trumpismo una risposta, irrazionale quanto si vuole, ma dirompente, proprio al liberalism autoreferenziale ed elitario di cui è emblema Hillary.

Il dibattito sul referendum costituzionale sembra confermare l’idea di una sinistra intrappolata come avviene nell’Angelo sterminatore di Luis Buñuel, nell’infinito avvitamento intorno a una questione importantissima, ma non vitale per molti italiani in tempi di ristrettezze, un tema sicuramente che non dovrebbe essere né il primo né quello dirimente nell’agenda di un partito di sinistra che ha comunque il suo leader alla guida del paese.

L’avversione nei suoi confronti, in forme organizzate e senza sconti, sia come leader del Pd sia come presidente del consiglio sia come persona, è costantemente sopra le righe, è volutamente tesa a metterlo fuori gioco, non si cerca mai di interloquire con lui, è evidentemente un’avversione alimentata dall’idea che egli sia il rottamatore non tanto di singole figure, quanto dell’intero edificio stesso nel quale trova rifugio quel che resta dell’eredità del Pci e delle sue successive trasformazioni, a cui si sono aggiunte componenti di sinistra cattoliche e post-democristiane. Per questo è considerato un corpo estraneo pericoloso, da espellere, e guai a chi s’azzarda a smarcarsi da questo mantra prevalente.

“Un caso esemplare – scrive Garzia – è quello che ha avuto per protagonista Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. Per aver detto cose semplici e chiare (Repubblica del 18 settembre) è stato lapidato dalla sinistra cosiddetta radicale. Eppure il suo ragionare era condivisibile come spunto almeno di riflessione: è in corso una lotta fratricida a sinistra, Renzi non è il pericolo per la democrazia a differenza del vento che soffia in tutto il mondo a favore dei Trump e dei Le Pen, difficile orientarsi serenamente tra sì e no, il centrosinistra vince solo se ritrova idee e unità, di riforme del sistema politico c’è comunque bisogno”.

L’anti-renzismo politico trova nutrimento, secondo Garzia, anche in una parte dell’Italia che dallo status quo ha tutto da guadagnare o che teme di perdere tutto.

“Il blocco contro Renzi – scrive ancora – è forte e consolidato, raccoglie tutti i corporativismi nazionalpopolari: scuola, pubblico impiego, pensionati, mercato del lavoro, magistrati. Tutte le riforme proposte non vanno bene, anche quando ricalcano modelli scandinavi (pensioni, scuola). Pure la politica estera contro l’austerity e di gestione delle ondate migratorie non piacciono, spesso per partito preso”.

“Se Renzi sarà alla fine sconfitto – ragiona ancora Garzia – è assai probabile che non avvenga su un programma alternativo ma per le diffuse resistenze sociali e politiche al cambiamento. Alla destra che fa il suo mestiere, si unisce una sinistra livida per le proprie sconfitte e rancorosa per la propria impotenza”.

Sì, sono parole impietose, ma si badi bene, sono scritte da un compagno che è ed è sempre stato dentro la sinistra, si sente dentro la sinistra, ci si sente dentro visceralmente.

Dove divergo da Aldo Garzia è nel, secondo me, frettoloso approdo della sua disamina. “Occorre perciò – afferma – innanzitutto riaprire il dialogo tra tutte le componenti della sinistra e del centrosinistra”.

Certo questo è auspicabile. Ma se l’unico amalgama ipotizzabile di convergenze possibili continua a essere prevalentemente o unicamente l’essere contro qualcuno – prima Berlusconi oggi Renzi – non si va lontano. Peraltro, questo qualcuno oggi non è neppure a palazzo Chigi, ma caso mai a Bruxelles e nella cancellerie che contano. È a livello internazionale che si giocano le partite politiche importanti e in vista di quelle partite che bisogna prepararsi con una visione e con la dovuta coesione (accade che gran parte delle volte in cui Renzi è all’estero i suoi oppositori colgano l’occasione propizia per sparargli addosso).

Già, stupisce che nell’acceso dibattito sulla riforma costituzionale non si sia per niente riflettuto sulle sue connessioni e interazioni con i poteri delle istituzioni rappresentative ed esecutive europee, con il tema della sovranità e del suo cedimento, con le grandi questioni della politica estera e di difesa comuni, con il potere della banca europea, con i patti militari commerciali e militari internazionali. Basta dire che un ottanta per cento della legislazione d’ogni paese UE è una trasposizione delle direttive europee. L’Italia, nel mondo d’oggi e nelle reti della globalizzazione, è totalmente assente dal dibattito nella sinistra italiana, come ipnotizzata dal “pericolo” Renzi.

Questo è il cimento, come direbbe l’Ingrao che sta a cuore a Garzia. Solo in rapporto a obiettivi alti da conseguire si può anche lavorare per la ricomposizione della sinistra frammentata, altrimenti è solo sentimentalismo politico.

 

Perché al compagno Garzia tirano le pietre ultima modifica: 2016-09-21T22:46:21+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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