Gli “artigianai” di via Urbana che hanno fermato il tempo

scritto da MARIO GAZZERI

La Via Urbana…
L’ultima trincea degli artigiani della Capitale si snoda lungo le vie Urbana e Panisperna nel tranquillo Rione Monti, un’oasi stretta nella morsa del traffico delle vicine, convulse vie Nazionale e Cavour. Scomparse le botteghe di via dei Coronari, del Centro storico e del Tridente (Via Ripetta, Via del Corso e via del Babuino), la vera Roma d’un tempo, non ancora deturpata da jeanserie, pizzerie, McDonald’s ed empori cinesi, la si può forse ritrovare solo qui, nel reticolo di stradine attorno a queste due storiche strade.

In particolare, falegnami, corniciai, vinai e conciatori li si può vedere ancora all’opera nella via Urbana, questa lunga strada priva di marciapiedi dove il traffico quasi inesistente dà per un attimo l’illusione di ritrovarsi negli anni Sessanta, ma nella Roma dei “Poveri ma belli” più che della “Dolce vita” e dove il tempo sembra essersi fermato.

Bilancieri e alberini di carica…
Ma il tempo non si è fermato nella bottega al civico 103A, dove tuttavia le ore scorrono più lente, al ritmo di un passato quasi dimenticato. È la “Bottega dell’Artigianaio” dove l’artigiano orologiaio Daniele Merelli, 45 anni, ciuffo ribelle e sorriso accattivante, ripara orologi, o meglio i meccanismi di orologi e dove intreccia con i non rari clienti, dialoghi sugli “assi del bilanciere” e sugli “alberini di carica”.

Assieme a lui lavorava, fino a pochi mesi fa, l’amico e socio Francesco Genovese, un bel giovane appassionato del suo lavoro e prematuramente scomparso dopo una lunga malattia.

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Francesco Genovese

Entrare nella loro bottega è come un tuffo nel passato, quando l’orologio era quasi una pertinenza dell’anima di una persona, quando orologi digitali e al quarzo non avevano ancora omologato ad un indistinto livello di massa il prezioso strumento personale per la misurazione quotidiana del tempo.

“La crisi del settore – spiega Merelli togliendosi la lente monoculare – è principalmente dovuta alla creazione di macrogruppi dell’orologeria che danneggiano forse irreparabilmente la catena lavorativa di un tempo”. “Questi ‘giganti’ monopolizzano l’assistenza non fornendo più a grossisti e orologiai i pezzi di ricambio, svuotando le cassettiere degli addetti ai lavori che un tempo potevano contare su oltre quattrocento ‘calibri’”. Il “calibro”, traduce per noi, è il “nome e cognome” di un orologio e un tempo era costituito dalle sigla della casa madre e da un numero progressivo. A.S., ETA, Lemania erano le società che costruivano questi pezzi di ricambio. Ora non esistono più o sono in piena crisi.WP_20160204_004

Rottamazione…
Grandi monopoli coma le Swatch Group(che ha acquisito famose marche svizzere in profondo rosso) sono insomma all’origine del declino del settore, l’artigianaio Merelli, ormai solo dopo la dolorosa scomparsa dell’amico e socio Francesco, paragonando il fenomeno a quello che succede nel mercato automobilistico. Non c’è più la cultura della riparazione… Si prende un oggetto, una macchina, un elettrodomestico che non funziona più e lo si butta. Rottamazione sembra ormai la parola d’ordine. “La ‘ricambistica’ è stata garantita dalle case svizzere per almeno trent’anni…ora non più.. solo a Roma c’erano dieci, quindici fornitori, ora sono solo due”. Merelli non si lamenta, si limita a constatare una situazione che è solo un frammento di una tendenza universale.

I giapponesi e la fornitrice…
I clienti non mancano. Sono per lo più anziani… gente ancora legata all’oggetto forse lasciatogli dal padre. Entrano e chiedono spiegazioni assumendo quasi il tono di un paziente con il dottore…Ma una volta entrò una troupe televisiva giapponese e a seguito del servizio poi trasmesso in quel paese, per un lungo periodo la bottega fu meta di molti turisti del Sol Levante.WP_20160204_002

Mentre si parla entra una signora, una fornitrice privata forse. Lo chiama per nome e parla con lui in un garbato romanesco, “A Danie’…”. Offre uno Zenith, un vecchio Baume et Mercier è “un crono non di marca ma davvero speciale…”. Danie’ ascolta e dice “Portami tutto quello che ci’hai!”. L’artigiano Merelli non vende orologi, li ripara. Ma, a volte, offre ai clienti dei pezzi vintage, da lui rimessi a posto con ricambi originali che tiene nelle cassettiere sotto il banco di lavoro. Può essere un vecchio Omega o un Certina o uno Zenith. Orologi di marca, ma discreti. Le sue parole sembrano quasi sottendere che l’orologio ha un suo valore e chi lo ama e lo cura, riparandolo, dà più valore anche al proprio tempo.

Riusciamo su Via Urbana e giù, in fondo alla strada, prendiamo la metro alla stazione Cavour. Pochi minuti e la Roma dell’Artigianaio scompare e diventa un ricordo. O forse un sogno.

Gli “artigianai” di via Urbana che hanno fermato il tempo ultima modifica: 2016-09-28T22:55:54+00:00 da MARIO GAZZERI

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