La grandezza dei piccoli comuni

scritto da ERMETE REALACCI

C’è un’Italia che guarda avanti, che vuole affrontare le sfide del futuro puntando sulla coesione sociale, sulla forza delle comunità e dei territori, sulla capacità di tenere insieme tradizione e innovazione. In questa Italia ci sono i Piccoli Comuni, che non sono retaggio del passato ma, come aveva ben capito Carlo Azeglio Ciampi che tra i primi ne colse l’importanza per l’identità e lo sviluppo, rappresentano un’opportunità, un’idea di crescita che coniuga storia, cultura e  antichi saperi con le nuove  tecnologie e la green economy.

È questo il Paese a cui si rivolge la legge sui Piccoli Comuni che la Camera dei Deputati ha appena approvato all’unanimità. Quell’Italia la cui missione, come diceva Cipolla, è di “produrre all’ombra dei campanili cose che piacciono al mondo”.

Dipinto di Telemaco Signorini

Dipinto di Telemaco Signorini

Il testo è nato a partire da una mia proposta di legge cui si è collegata quella della collega Patrizia Terzoni e ha avuto come relatori i colleghi Enrico Borghi, Tino Iannuzzi e Antonio Misiani. Senza bicameralismo paritario questa legge sarebbe già stata approvata definitivamente nelle passate legislature, quando per ben tre volte è stata varata dalla Camera e si è poi fermata in Senato. Mi auguro che questa sia la volta buona per arrivare all’approvazione definitiva per l’anno nazionale dei Borghi indetto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il 2017. Parliamo di un provvedimento che coinvolge 5.585 centri nei quali vivono oltre dieci milioni di persone e almeno altrettante ne provengono o li frequentano, mantenendo con essi relazioni affettive.

Dipinto di Telemaco Signorini

Dipinto di Telemaco Signorini

L’obiettivo è ambiziosa : Indicare con chiarezza una visione ed una politica che vede nei borghi   una straordinaria occasione per difendere la nostra identità e affrontare il futuro.

In una recente intervista Daniel Libeskind (il noto architetto di Ground Zero) ha affermato che i piccoli centri italiani “racchiudono il Dna dell’umanità, la loro evoluzione parla della dignità delle persone, perché tutto – dalle strade, alle scale, alle piazze – è nato per facilitare le relazioni (…) una cultura che mette l’uomo e i suoi bisogni al centro, creando dialogo e sprigionando colore e bellezza”.

Quanto sia importante la coesione sociale lo ha dimostrato anche il terremoto che ha colpito il Centro Italia e la straordinaria risposta che è arrivata da istituzioni, forze dell’ordine, Protezione civile, cittadini e volontari.  Per questo dobbiamo guardare all’Italia con nuovi occhi, le misure previste nella legge non servono solo a conservare ma a lanciare una sfida per nuove forme di economia puntando sulla banda larga, sul riuso del patrimonio urbanistico dismesso, su innovazione e qualità, tutti fattori che rendono più competitivo il tessuto produttivo.

È nei piccoli centri che si producono il 93 per cento delle nostre Dop e Igp, il 79 per cento dei nostri vini più pregiati, ma anche tanta parte di quel made in Italy apprezzato nel mondo. Si può competere in un mondo globalizzato se si mantengono solide radici: si risponde alla crisi producendo qualità e bellezza, rafforzando, allo stesso tempo, quel senso d’identità che aiuta a essere protagonisti. Come diceva La Pira “solo gli animali privi di spina dorsale hanno bisogno del guscio” (e costruiscono muri). E un’identità forte e positiva che aiuta anche nell’accoglienza, come dimostrano tante storie a partire dall’esperienza di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, o dal racconto intenso di Fuocoammare.

Dipinto di Telemaco Signorini

Dipinto di Telemaco Signorini

La legge interviene sulla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, la riqualificazione dei centri storici, aiuta a contrastare la rarefazione di servizi essenziali come scuole, presidi sanitari, uffici postali. Viene data priorità alla manutenzione del territorio, all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico. Si promuovono le produzioni agroalimentari a filiera corta e le infrastrutture tecnologiche. Sul versante della riqualificazione urbana, i Piccoli comuni potranno acquisire, con procedure semplificate, case cantoniere e tratti di ferrovie dismesse da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, mobilità dolce e turismo. Per le risorse economiche ci sono cento milioni di euro da destinare, nei prossimi anni ai comuni in maggiore difficoltà. Ma è soprattutto la buona politica la risorsa principale.

In occasione di Voler Bene all’Italia 2002, la Festa nazionale dei piccoli comuni promossa da Legambiente, e dell’approdo in Parlamento per la prima volta della legge, il Presidente Ciampi mi inviò un messaggio che ancor più  oggi  è  di assoluta attualità

Questi borghi, questi paesi rappresentano un presidio di civiltà. […] Sono parte integrate, costitutiva della nostra identità, della nostra Patria. Possono essere un luogo adatto alle iniziative di giovani imprenditori. L’informatica e le tecnologie possono favorire questo processo. […] Può diventare anche questa grande avventura un’opportunità da cogliere

Un’occasione per l’Italia di fare l’Italia. Mobilitando intorno ad una missione comune le sue migliori energie nelle istituzioni, nella società, nell’economia.

La grandezza dei piccoli comuni ultima modifica: 2016-09-30T17:38:42+01:00 da ERMETE REALACCI

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