Se vince il “sì”, se vince il “no”. Gli scenari possibili

scritto da ALDO GARZIA

Il 4 dicembre, giorno del referendum costituzionale, è destinato a passare alla storia. L’appuntamento si è caricato di significati che travalicano l’oggetto del contendere. Per quelli del “no”, si tratta di bloccare un “tentativo autoritario” e di decretare la morte politica di Matteo Renzi e del velleitario tentativo di cambiare l’Italia istituzionalmente (si fa fatica a distinguere nell’agone politico le ragioni della destra da quelle pur legittime della sinistra). Quelli del “sì”, guardano con terrore alla possibile battuta di arresto che significherebbe la fine prematura di una stagione politica.

Colpisce innanzitutto la difformità degli schieramenti in campo. Contro Renzi ci sono Sinistra italiana, la minoranza Pd (che cerca la rivincita congressuale), il Movimento 5 Stelle (passando per Cgil e Anpi, oltre a un redivivo D’Alema). Poi, contro c’è tutta la destra: da Forza Italia alla Lega. A favore ci sono solo la maggioranza Pd e pezzi superstiti del centro (Casini, Nuovo centrodestra, ex Scelta civica, Verdini & company). Sulla carta non c’è partita: il “no” parte con i favori del pronostico. Il vero evento imprevisto sarebbe la vittoria del “si”.

L’esito si presenta tuttavia incerto perché ormai i partiti non orientano quasi più nulla. La maggioranza di chi va a votare – a proposito, quanti si recheranno alle urne? – sceglie con motivazioni perlopiù sfuggenti ad una analisi razionale. Impossibile stabilire alla vigilia quanti diranno “sì” per disubbidire a ciò che resta dei partiti o per segnalare la propria contrarietà allo status quo. Il “no” ha motivazioni più prevedibili: la Costituzione non si tocca, bisogna far cadere Renzi dal cavallo del governo. Del resto, di riforme costituzionali e istituzionali si parla dagli anni ottanta (Commissione Bozzi) con successive bicamerali presiedute da Iotti, De Mita, D’Alema. Non si è mai cavato un ragno dal buco. Se anche in questo referendum prevalesse il flop, non ci sarebbe da meravigliarsi: la politica è incapace di autoriformarsi.

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Che accadrà dopo 4 il dicembre? Esercitarsi nel gioco sugli scenari futuri è utile. Comunque vada a finire, il Pd è a rischio implosione. Ormai ci sono due partiti che convivono come separati in casa. Il progetto di Prodi, Veltroni, D’Alema, Rutelli è fallito. Se la spunterà Renzi, la minoranza avrà come unica strada quella della scissione in quanto divenuta più ostaggio di prima dei renziani (un partito socialista con venticinque anni di ritardo da costruire con Sinistra italiana sarebbe la prospettiva?). Se vincerà il “no”, è difficile pensare a un Renzi che accetta il forte ridimensionamento politico: sarebbe lui a cercare la rottura. I toni della campagna elettorale da una parte e dall’altra del Pd non sono stati infatti quelli di chi comunque appartiene allo stesso partito. Si è superato, e di molto, i limiti del legittimo dissenso e della dialettica.

Nel caso prevalga il “no”, è possibile che avremo uno o due anni di unità nazionale o di governi tecnici come sbocco della resa di Renzi. Un “governo di scopo” farebbe una nuova legge elettorale senza la clausola del ballottaggio e proverebbe a tenere a bada l’economia. Poi si andrebbe al voto con l’incubo della vittoria dei grillini, certo favoriti ulteriormente dalla resurrezione dei governi tecnici o istituzionali. Se prevarrà il sì, il pallino resterebbe nelle mani di Renzi, che potrebbe accentuare il suo decisionismo o mitigarlo ponendosi finalmente il tema del consenso alle proprie scelte e moderando lo stile da guascone impavido. Arduo credere, invece, che un trionfo del “no” lascerebbe le cose come stanno: cioè, Renzi a Palazzo Chigi con l’attuale governo e l’attuale maggioranza.

Quelli descritti sono certo scenari opinabili. Il gioco delle previsioni politiche – come quello delle previsioni elettorali – del resto non è più quello di una volta. Bisogna sapere che la politica non dà più riferimenti certi e può spiazzare gli analisti in tempi troppo sbrigativamente definiti di “antipolitica” e “populismo”. Dopo il 4 dicembre, ne vedremo comunque delle belle.

 

Se vince il “sì”, se vince il “no”. Gli scenari possibili ultima modifica: 2016-10-02T22:40:04+02:00 da ALDO GARZIA

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