Cultura, industria e imprenditorialità. Alla Giudecca

scritto da GIUSEPPE SACCA'

Una calle lunga e stretta come molte ce ne sono a Venezia, conduce in un luogo unico e raro, non tanto per la bellezza del sito, peraltro assai affascinante, quanto per le dinamiche economiche e culturali che si stanno aggregando. Siamo in Giudecca e la calle, appena scesi alla fermata Palanca, è calle Accademia dei Nobili, il luogo è l’area ex cantiere Lucchese.

Area ex Lucchese

Area ex Lucchese

Un po’ di storia: Venezia, prima della scelta fatta 99 anni fa di concentrare lo sviluppo industriale a Porto Marghera, aveva fatto della Giudecca un polo di industrializzazione importante. E così un’isola luogo di orti, giardini e monasteri, vede nascere tra ‘800 e ‘900 birrerie, mulini, concerie, corderie, tessiture, fonderie e cantieri navali. Proprio i cantieri, nel tempo specializzatisi nella cantieristica navale minore, hanno avuto vita lunga seppur negli ultimi decenni travagliata.

Esattamente la parabola del Cantiere Lucchese che alla sua chiusura a metà degli anni Novanta ha lasciato dietro di sé un terreno da bonificare e strutture edilizie da restaurare e in gran parte abusive. L’area, circa 4.000 mq oggi di proprietà del Comune, bonificata grazie a finanziamenti dell’Unione Europea all’85 per cento, è stata assegnata dopo un iter travagliato nel 2014 al Consorzio Venezia Sviluppo tramite un bando finalizzato a riattivare lo spazio mantenendo la vocazione cantieristica.

Il Consorzio è costituito da cinque realtà: Falegnameria Maschio S.N.C., arredamento e allestimento civile e navale (il solo socio che già operava in loco prima della chiusura del Cantiere Lucchese); Ammiana S.R.L., studio di progettazione d’ingegneria, architettura e territorio orientata anche agli scafi e sistemi galleggianti; Alilaguna, servizio pubblico di linea per la mobilità acqua; cantiere Nautico Chia, costruzione e manutenzione motoscafi; Pitteri Impianti S.R.L., costruzione e manutenzione di impianti di bordo. L’investimento già affrontato dal Consorzio è di circa due milioni di euro, investimento necessario poter mettere in regola e rendere nuovamente efficienti gli spazi a loro assegnati in cambio di una locazione di 50 anni. Già oggi tra dipendenti e collaboratori vi sono circa 50 persone destinate a breve a salire a 60 con alcuni lavori sull’area che stanno partendo proprio i questi giorni.

Ma la nostra attenzione al luogo è dovuta al fatto che negli ultimi mesi ha incominciato a incrociare traiettorie di realtà che di primo acchito poco hanno a che fare con la cantieristica tanto da far prefigurare il tentativo di realizzare una nuova fabbrica urbana fatta di coworking, di attività culturali e imprenditoriali con attivazione di processi di sviluppo e inclusione. Negli ultimi anni anche in Italia si stanno moltiplicando esempi di riutilizzo di edifici e spazi pubblici con l’intento di rigenerare spazi importanti della città, la chiave di volta per la buona riuscita di queste azioni è la capacità di mettere assieme saperi differenti, ibridare pensieri e pratiche.

La cosa più complicata è la cura nei processi di condivisione e la sostenibilità economica perché il nocciolo duro delle proposte parte da attività culturali in cui i margini economici sono solitamente molto bassi. Quello che sta accadendo nell’area Ex Lucchese ha una genesi differente che la rende eterodossa, infatti in Giudecca si è partiti da un Consorzio con finalità economiche che ha incrociato istanze e saperi culturali portatori di relazioni con la comunità di riferimento, un progetto prettamente economico di natura consortile che solo in un secondo tempo si apre alla città contaminandosi con istanze altre.

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Area ex Lucchese foto di Ugo Carmeni

Ci hanno raccontato quello che sta accadendo Tomas Ewald, veneziano di nazionalità tedesca, e Ugo Carmeni veneziano di Conegliano, entrambi residenti in Giudecca. Quest’ultimo in particolare è insediato nell’area grazie alla volontà di contaminarsi con istanza di carattere riconducibili al mondo della cultura con formule ascrivibili al coworking dopo un accordo raggiunto con Leone Zannovello, ingegnere anima del Consorzio e della stessa Ammina. Carmeni, fotografo per allestimenti d’arte contemporanea e collaboratore allo IUAV del professore Fabrizio Gay, visita lo spazio e ne riconosce subito la grande bellezza individuando le opportunità che il luogo ha per avviare dei processi che riescano a connettere realtà estranee a quelle del Consorzio affinché non sia un’area pubblica affidata a privati, ma un’area ad uso privato aperta al pubblico. Un cambio di visuale che ha permesso di rendere l’Ex Lucchese protagonista di diverse contaminazioni.

Carmeni si è insediato nello scorso aprile e, grazie anche alla collaborazione di Ewald, si susseguono processi che stanno alimentando relazioni e opportunità. Si è partiti con eventi collegati alla Biennale d’architettura, in particolare al padiglione tedesco e al Salon Suisse. Se il primo è stato importante per testare la capacità dell’area di reggere eventi di medie dimensioni non legati all’attività cantieristica, il secondo ha permesso di ritagliarsi un ruolo in una città dove spazi legati alla cultura non mancano. Infatti, l’area oggi ospita un murales di Mohamed Abla artista egiziano che doveva presentare temporaneamente il suo lavoro in campo sant’Agnese all’interno della tradizionale rassegna organizzata dal Consolato svizzero ma, incredibilmente, la Municipalità di Venezia non ha dato il permesso ad esporre quest’opera in uno spazio pubblico così oggi è stabilmente ospitata in Giudecca.

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Area ex Lucchese foto di Tomas Ewald

Il successo è stato tale che Mohamed Abla, anch’egli affascinato dall’area e dalla possibilità di intrecciare arte e realtà produttive, pensa di proporre collaborazioni future in vista delle prossima Biennale d’Arte. Un altro momento importante è stato il Festival delle Arti dello scorso mese, un evento molto sentito dai giudecchini che è stato l’occasione per aprire le porte dell’area alla cittadinanza presentando l’esposizione Lucchese, un lavoro fotografico di Tomas Ewald del 2006, un viaggio nel cantiere abbandonato prima dei lavori di riqualificazione in corso così da ricordare e riannodare la storia recentissima d’abbandono dell’area con un presente vitale. Infine lo scorso weekend l’area ha ospitato un workshop della Design Week. Ma stanno prendendo corpo progetti sempre più ambiziosi, ad esempio lo stesso Ugo Carmeni sta lavorando per riportare Venezia al centro della produzione e della ricerca della fotografia contemporanea mettendo in rete i propri contatti e coinvolgendo l’Associazione nazionale fotografi professionisti TAU visual così da portare a Venezia professionisti affermati a livello internazionale e circuitarli con il tessuto locale. L’obiettivo è ospitare incontri, organizzare workshop e altre attività spaziando dall’utilizzo delle tecniche tradizionali come la camera oscura alla postproduzione mantenendo l’Ex Lucchese aperta alla città.

Mohamed Abla

Mohamed Abla foto di Ugo Carmeni

Questo fermento non sta passando inosservato tanto che alcune realtà culturali stanno bussando alla porta del Consorzio Venezia Sviluppo per avere l’opportunità promuovere e condividere le proprie attività e anche immaginare condivisione più o meno temporanee di spazi. Indubbiamente il Consorzio non credeva di poter diventare un incubatore di processi d’innovazione sociale ed è difficile individuare chiaramente quali saranno gli sviluppi di questi processi. Ma ci sono le potenzialità perché nasca un polo in cui si possano ibridare spazi e funzioni, forse diverrà una vera e propria community hub, una moderna fabbrica urbana capace di creare lavoro, culture, socialità il tutto senza perdere la sua funzione primaria che è quella di essere uno luogo dedito alla cantieristica minore e ai servizi ad essa integrati.

Cultura, industria e imprenditorialità. Alla Giudecca ultima modifica: 2016-10-05T16:34:45+02:00 da GIUSEPPE SACCA'

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