Il No di Brunetta e il sì di Brugnaro. Il paradigma veneziano

scritto da GUIDO MOLTEDO

Il caso di Venezia è un paradigma della bizzarra dinamica messa in moto dallo scontro politico intorno al referendum costituzionale.

Interessante notare, partendo dalla vicenda veneziana, come la battaglia tra Sì e No, non sarà decisa solo al livello nazionale, ma anche dalle dinamiche che lo scontro produce localmente e dall’interazione tra livello nazionale e locale.

L’esponente di punta dello schieramento a favore del No, nel centrodestra, è Renato Brunetta. L’attuale capogruppo alla camera di Forza Italia, veneziano, sfortunato aspirante sindaco, due volte, della sua sua città, è un pasdaran dell’antirenzismo.

L’attuale sindaco, Luigi Brugnaro, indipendente, ma eletto dentro una coalizione di centrodestra e con la sponsorizzazione di Brunetta, è per il Sì.

Insomma, i due capi del centrodestra lagunare sono su sponde opposte. Per calcoli simmetricamente opposti, personali e politici.

Brunetta prepara – e si prepara a – uno scenario nel quale la sconfitta del Sì, e dunque di Renzi, rimette in gioco un centrodestra frammentato e sfarinato dall’agonia della leadership berlusconiana. In un paesaggio post-renziano, chi avrà conquistato più gloria sul campo di battaglia referendario avrà ovviamente un ruolo di protagonista.

Di converso la vittoria del Si accelererebbe la spirale di crisi del centrodestra, specie della sua parte di centro, e darebbe più spazio alla sua ala estremista. Brunetta sarebbe in cima alla lista degli sconfitti.

Brugnaro si sente stretto sia dentro il perimetro locale sia dentro un contesto politico definito. Ha aspirazioni, per quanto ancora vaghe e sussurrate, di leadership regionale, con un orizzonte di protagonismo nazionale. Ha già fatto prove di posizionamento prestando la sua formula “fucsia” a diversi candidati a sindaco (per la verità senza grande successo).

Tanto Brunetta è anti-renziano quanto Brugnaro è renziano. Del premier, ha confessato, il sindaco è un estimatore, sente con lui molte affinità, nel gusto del rischio, nell’indole decisionista, nel modo mai obliquo di affrontare gli interlocutori. Con Renzi ha un buon feeling, ha tenuto a mostrarlo in tutte le occasioni d’incontro. Si è perfino parlato, esagerando, di una relazione speciale tra i due. Come sindaco di una città che piu d’ogni altra ha bisogno di robusti sostegni governativi tiene ad avere un rapporto buono con palazzo Chigi.

Per anni alla guida della Confindustria lagunare, Brugnaro è peraltro “culturalmente” a favore di una riforma costituzionale come quella proposta dal presidente del consiglio.

Nella giunta veneziana, il sindaco è isolato nella sua posizione “renziana”. Gli assessori di peso, come Michele Zuin, sono brunettiani, e qualcuno di loro punta a prenderne il posto sulla scorta di un successo del No. Questi, a loro volta, sono in sintonia con la maggioranza del Pd cittadino schierato con il No e decisamente anti-renziano, con poche eccezioni di rilievo, come i consiglieri Nicola Pellicani e Andrea Ferrazzi.

E’ evidente l’impasto – non solo a Venezia, ovviamente – tra l’esito della competizione referendaria e i destini di esponenti politici che si posizionano anche in riferimento alle alchimie locali. Il voto del 4 dicembre si gioca infatti su due campi – non solo su quello renziani/antirenziani – su due campi in comunicazione tra loro, sebbene al tempo stesso in una certa misura distinti e distanti tra loro, anche se alla fine collegati dall’esito finale (ma, di nuovo, con conseguenze diverse sul piano locale e su quello nazionale). L’intreccio nazionale-locale, tra l’altro, è uno dei fattori principali che complicano, anzi vanificano, il compito dei sondaggisti, rendendo davvero imprevedibile l’esito del referendum.

Nei calcoli di Brugnaro il successo del Sì ha anche l’effetto, di riflesso, di mettere definitivamente alle corde il Pd veneziano (che, vincendo invece il No, rialzerebbe la testa). E in caso di vittoria del Sì, egli vedrebbe rafforzata la sua posizione di sindaco e di personaggio di massimo rilievo nella politica del Nordest, e contemporaneamente diventerebbe uno degli interlocutori privilegiati di un Renzi vittorioso, in un rimescolamento radicale delle carte politiche nei due schieramenti, sul piano nazionale e su quello locale.

Il sindaco di Venezia non ha ancora detto come voterà il 4 dicembre. Alle domande dirette dei cronisti veneziani, divaga con generici “devo rifletterci, devo capire meglio”. Di certo non ha finora dato una mano all’effervescente Brunetta. Nessuna iniziativa comune, nessun evento pro-No insieme. Nel frattempo, Zuin ha raggiunto il suo capo, Brunetta, a Roma per coordinare le prossime mosse.

Prima o poi Brugnaro dovrà schierarsi e scegliere. Pubblicamente. Meglio prima che poi. L’unica cosa che davvero non può fare è restare ancora in bilico e in silenzio. Continuando nel surplace, da un lato smentirebbe quella che egli stesso considera la sua carta principale, cioè la sua fama, fondata o no, non importa, di personaggio schietto, lontano dal tanto inviso politicantismo; dall’altro, irriterebbe sia il suo vecchio sponsor sia il suo nuovo alleato “romano”. Il caso veneziano merita di essere seguito. Anche perché non è né unico né raro nel panorama delle realtà locali italiane (non è strano, per dire, il silenzioso basso profilo  di Luca Zaia?).

Il No di Brunetta e il sì di Brugnaro. Il paradigma veneziano ultima modifica: 2016-10-05T11:56:33+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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1 commento

marco s. 8 ottobre 2016 a 23:40

Credo che Brugnaro si candidera’ come governatore della regione e non potendolo fare in alleanza con la Lega sara’ la carta del Pd/Renzi per prendersi il veneto allargando la base verso centro, p.iva mondo imprenditoriale, esuli F.Italia in cerca di leader, ex Dc etc, (partito della nazione versione regionale o neo balena bianca), del resto lui ha sempre detto di essere trasversale ai partiti, a dimostrazione che il modello Brugnaro funziona solo con Brugnaro.

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