Treviso. Quando innovazione e immigrazione lavorano insieme

scritto da ADRIANA VIGNERI

Ogni tanto capita che ci s’imbatta in qualche cosa di utile e insieme di bello. È capitato a me a Treviso, sabato mattina, alla presentazione da parte dell’Università di Venezia, sede di Treviso, di alcuni progetti di Urban Innovation, elaborati dagli studenti di un Campus che si è svolto durante l’estate presso la sede di Treviso della Scuola di Economia, Lingue e Imprenditorialità per gli Scambi Internazionali (SELISI) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

I progetti presentati sono numerosi: creare strutture di appoggio all’uso delle piste ciclabili (Bike Help), stimolare i disoccupati ad uscire dalla situazione di isolamento e delusione, condividere suggerimenti ed informazioni (Job Club), fare rete tra persone ed imprese locali per valorizzare le tipicità, la storia e la cultura di un territorio (Best Ecolocal Experience); offrire un servizio di videointerpretariato, che si basa sulla collaborazione tra interpreti professionisti e servizi hardware di qualità, per migliorare la conoscenza e la comprensione.

big_bootcamp

Ma il progetto che mi è parso di particolare interesse ed innovativo per il nostro territorio è quello denominato Open Resources, teso a creare una progettualità di medio lungo periodo, connessa all’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, che fornisca soluzioni idonee in termini di servizi e di risultati.

Lo stimolo in tale direzione è arrivato dal Prefetto di Treviso, che come molti altri prefetti è in stretto rapporto con i sindaci per risolvere i problemi di prima accoglienza, e che dalla sua posizione, diciamo così neutra rispetto alle paure e ai contrastanti sentimenti locali, vede prima e meglio di altri che vi è una prospettiva positiva non solo per i rifugiati ma per gli stessi italiani, se questa convivenza in qualche modo obbligata viene programmata, utilizzata, nell’interesse di tutti, italiani e stranieri. Il suggerimento di mettere a lavorare l’Università su questo tema ha iniziato a dare frutti.

È un primo passo verso il cambiamento di prospettiva, verso il superamento degli interventi di sola emergenza – essendo chiaro ormai che non di emergenza si tratta ma di una situazione permanente che durerà molti anni. Nell’ambito e nei limiti delle nostre possibilità, il messaggio è dunque che dobbiamo pensare laicamente alle possibilità di lavoro e di nuove professioni che si stanno aprendo, senza dimenticare che è indispensabile creare condizioni di vera integrazione dei rifugiati. E quale migliore mezzo se non lavorare insieme?

Il progetto Open Resources nasce da tre giovani trevigiani, sostenuti da una cooperativa. È partito dalla constatazione che nella nostra città a) manca una progettualità di lungo periodo legata all’accoglienza dei richiedenti asilo/rifugiati; b) vi è un esteso patrimonio immobiliare sfitto o abbandonato che crea situazioni di degrado urbano e rurale; c) vi è un alto tasso di disoccupazione giovanile, specie di soggetti con basso livello di istruzione.

La loro idea principale consiste nel mettere insieme disoccupati italiani e rifugiati che restaurino case sfitte messe volontariamente a disposizione. La ristrutturazione dell’immobile produrrebbe oltre al lavoro insieme (coworking) la convivenza, ad esempio tra due disoccupati e due immigrati (cohousing), sulla base di contratti di ristrutturazione e di comodato di durata limitata, e darebbe luogo anche a spazi destinati ad attività di quartiere (scuola, formazione, baratto di competenze). Su questa base le varianti possono essere molte, e i finanziamenti potrebbero giungere sia da privati, sia da soggetti pubblici italiani (SPRAR) ed europei.

Siamo al di là dell’indicazione contenuta in una circolare del Ministro dell’Interno, del giugno 2005, di evitare l’inattività durante il periodo di permanenza legato alla conclusione dei procedimenti di valutazione delle condizioni giuridiche dei migranti. Stringere accordi con gli enti locali per favorire lo svolgimento

volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni.

A parte che enti locali e qualche regione si erano già mossi in questa direzione, nei rigorosi limiti della “volontarietà, gratuità e utilità sociale, senza scopi di lucro”, il particolare interesse di questi progetti del Campus di Treviso sta a mio avviso nel fatto di creare collaborazione tra italiani e immigrati, entrambi in condizioni di bisogno, ma capaci di formarsi a vicenda, dando nel contempo soluzione ad esigenze vitali, come quelle abitative.

Si può fare? È realistico? Non è questo il punto. Il punto è che sulla base degli stimoli ricevuti c’è chi si è dedicato a riflettere sul modo di migliorare insieme la condizione dei disoccupati italiani e degli immigrati. L’aspetto importante sta in questo cambio di punto di vista, di prospettiva. Laddove il rifiuto, anche inconsapevole, del fenomeno immigrazione conduce oggi a trascurare le possibilità di lavoro e di guadagno che questo nuovo mondo già offre, come è reso palese dalla scarsa partecipazione ai bandi per l’accoglienza del ministero dell’Interno.
Se poi a questo si aggiunge anche un aspetto etico, come a me è parso di vedere, non c’è motivo di rallegrarci?

Ma nel frattempo il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha pensato bene di chiedere ai Comuni di far lavorare i migranti gratis.
L’idea è quella di rendere operativa una circolare rimasta finora lettera morta e che, non essendo nemmeno fonte secondaria di diritto, non ha alcun valore di legge e non obbliga nessuno ad applicarla. Anche perché farlo significherebbe violare una norma effettiva, reale, quella che prevede che qualsiasi lavoro subordinato debba essere retribuito. A meno che non si tratti di volontariato. Nobile attività alla quale, tuttavia, nessuno può essere costretto. Nemmeno se lo dice un ministro.

Infatti, nella speranza di risparmiarsi inevitabili polemiche, chi ha redatto questa famosa circolare (datata 1 dicembre 2014) si è premurato proprio di questo, ossia di far passare il lavoro per volontariato. Fin dal titolo, che infatti recita: “Volontariato per l’integrazione dei richiedenti asilo”. Una perfetta contraddizione in termini perché significa chiedere sia a chi avrebbe diritto alla protezione internazionale sia a chi è entrato in Italia senza documenti e senza nemmeno i requisiti per l’asilo politico e quindi andrebbe espulso, di lavorare gratis in cambio di una presunta integrazione.

Il testo della circolare

I flussi migratori verso l’Italia si sono intensificati molto dalla fine del 2013, con la conseguenza che oggi ogni provincia italiana ospita un numero importante di cittadini extracomunitari, molti dei quali richiedenti asilo o in attesa delle definizione del ricorso contro il diniego dello status di rifugiato da parte della commissione territoriale competente. Per loro – riporta il testo della circolare – una delle criticità segnalate, che si riflette negativamente sull’esperienza dell’accoglienza, è l’inattività durante il periodo di permanenza legato alla conclusione dei procedimenti.

Da qui l’invito alla prefetture da parte del capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Mario Morcone a stringere accordi con gli enti locali per favorire lo svolgimento

volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni.

Morcone raccomanda che l’attività di volontariato sia appunto “volontaria, gratuita e di utilità sociale, quindi senza scopi di lucro” ma anche “preceduta da un’adeguata formazione”.

La domanda sorge spontanea: non si riesce a regolarizzarli in tempi decenti e invece si ha tempo per “formarli”, farli iscrivere “a un’associazione/organizzazione” e dotarli di “copertura assicurativa”?
Assicurazione obbligatoria, si badi bene, “non a carico dell’amministrazione dell’Interno”. Quindi a carico di chi? Del Comune che eventualmente si avvantaggerà del “lavoro socialmente utile” prestato dal richiedente asilo in modo “volontario e gratuito”? O a carico delle associazioni stesse?
Contro Alfano, da Sel alla Lega, si è immediatamente sollevato un muro trasversale di pareri contrari. “Alfano da scafista a schiavista” ha attaccato il segretario del Carroccio Matteo Salvini. “Si vergogni”, il commento del capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto. “Alfano riscopre lo schiavismo. Lavoro gratis agli immigrati uguale a più disoccupazione per gli italiani”, il tweet di Daniela Santanchè di Forza Italia. Sconcerto anche tra le Acli: “Se non è una boutade elettorale è un’affermazione gravissima”.

Ultimo aggiornamento:
Giovedì 30 giugno 2016, ore 19:00
La firma a Roma tra il ministro dell’Interno e il presidente Confindustria
Per l’inserimento al lavoro dei rifugiati partendo da tirocini nelle imprese, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, hanno sottoscritto a Roma un protocollo d’intesa.
L’accoglienza e l’integrazione sono la grande partita, la grande sfida che abbiamo davanti, ha sottolineato il presidente Boccia. Se i prossimi non saranno gli anni dell’integrazione – ha proseguito – significa aver sbagliato la partita e i costi e la conflittualità saranno un problema. Oggi costruiamo un percorso. Tra qualche mese ci rivenderemo, valutermo se c’è qualcosa da correggere e faremo ulteriori step».

Il riconoscimento per questo approccio coraggioso è giunto dal ministro Alfano che ha aggiunto «c’è una consapevolezza che è molto più grande delle polemiche portate all’esasperazione per ragioni politiche ed elettorali. Dobbiamo lavorare per rendere più sicure le nostre città – ha continuato il ministro – diamo accoglienza ma siamo severi nel rispetto delle regole. Siamo stati immigrati e accogliamo immigrati – ha concluso – sulla scommessa dell’integrazione dobbiamo avere visione e coraggio».

Treviso. Quando innovazione e immigrazione lavorano insieme ultima modifica: 2016-10-06T13:41:49+02:00 da ADRIANA VIGNERI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento