Referendum. Confalonieri e la marcia del gambero della ragione politica

scritto da PATRIZIA RETTORI

Tesi suggestiva quella esposta da Fedele Confalonieri, intervistato da Francesco Verderami per il Corriere della Sera. In sintesi, secondo il capo del Biscione, il No al referendum appare vincente perché chi vota Sì si vergogna di dirlo, come accadeva alla Dc, spesso data per perdente nei sondaggi, ma poi inesorabilmente vincente quando si aprivano le urne. Evidentemente alcuni sostenitori del No sono d’accordo con lui: sia D’Alema che Stefano Parisi, infatti, quando si sono avventurati a dire che la vittoria del No non deve automaticamente provocare la caduta del governo, lo hanno fatto perché sanno bene che lo spettro di una crisi di governo mette paura a molti e finisce per favorire l’avversario.

E qui veniamo al punto, perché sia D’Alema sia soprattutto Parisi sono stati crocifissi dai loro compagni di battaglia con l’accusa, sommamente infamante in quel campo, di tiepidezza nel combattere l’odiato Renzi. Ora, fermo restando che se tanti ti detestano vuol dire che qualche colpa ce l’hai, bisogna aggiungere che a questo punto la marcia del gambero della ragione, politica e non, ha raggiunto traguardi davvero allarmanti.

È un problema planetario: Trump che negli Usa raggiunge la candidatura alla Casa Bianca, la Gran Bretagna del dopo Brexit che propone la schedatura dei lavoratori non indigeni, la Svizzera che vuole cacciare i frontalieri, e via elencando. Dietro ognuno di questi fenomeni c’è, ed è questo il vero guaio, una forte corrente di opinione pubblica ed una quasi totale assenza di guida politica.

Il momento storico allinea elementi da tempesta perfetta: c’è la crisi economica che ha impoverito i paesi ricchi spaventandone i cittadini, e c’è la pressione migratoria che ne minaccia addirittura l’identità. Il contesto incoraggia politici furbastri che, senza progetti o strategie, scelgono di solleticare paure o idiosincrasie per conquistare un potere che poi non sapranno utilizzare se non per aggravare i problemi. È quel che va sotto il nome di “populismo”. Ma i leader che vogliono contrastarlo appaiono balbettanti e disarmati, enunciano buoni propositi e subito dopo partono all’inseguimento del populista di turno. Angela Merkel ne è l’esempio più evidente: sull’immigrazione ha alternato aperture a chiusure, col risultato di perdere tutte le elezioni parziali che si è trovata ad affrontare. Né, per tornare all’esempio iniziale, D’Alema o Parisi hanno replicato alle accuse di alto tradimento che avevano ricevuto: forse non trovavano parole capaci di avere lo stesso impatto emotivo di quelle dei loro accusatori.

Ma se è così, allora bisogna dire che siamo di fronte ad una vera e propria crisi delle democrazie rappresentative, e cioè dell’unica forma di vera democrazia, fatta di sovranità popolare ma anche di tutela delle minoranze, attributi che non convivono nelle forme plebiscitarie.

Un altro esempio ci viene dal match televisivo tra Renzi e Zagrebelski, e non per il fatto in sé, ma per le reazioni rabbiose arrivate ad Eugenio Scalfari, reo di aver dato Renzi vincitore. Scalfari, che non è certo un renziano, aveva ragione: Zagrebelski non è un animale televisivo, non ha la prontezza e l’efficacia verbale del suo avversario, e perciò è risultato soccombente. Questo non significa che abbia torto, significa solo che le parole di Renzi sono apparse più convincenti, e perciò il fronte del No farebbe bene a trovare attaccanti televisivamente più equipaggiati. Ma per questa facile spiegazione non c’è spazio nella rissa tra contendenti con la bava alla bocca.

Il quadro, dunque, è desolante: se andremo avanti così, i populisti prevarranno. E le conseguenze saranno catastrofiche. In economia, restringersi negli steccati nazionali consegnerà il potere ai grandi gruppi aziendali con bilanci più grandi di quelli dei singoli paesi. Né si fermeranno le migrazioni: come insegna la storia i “barbari” invasori, spinti da guerre o grandi carestie, hanno sempre vinto.

Referendum. Confalonieri e la marcia del gambero della ragione politica ultima modifica: 2016-10-07T18:08:57+00:00 da PATRIZIA RETTORI

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