Italicum o Minotauro? L’altro referendum

scritto da ALDO GARZIA

Al risultato del referendum del 4 dicembre è legato anche il destino della legge elettorale, il cosiddetto Italicum. È infatti impensabile che una vittoria dei “no” alla riforma costituzionale non comporti la nascita di un governo tecnico o “di scopo” (guidato da Pietro Grasso, presidente del Senato?), che avrebbe come compito quello di riscrivere la legge elettorale. Poi si andrebbe al voto in tempi più o meno brevi.

Tutti i giocatori in campo attendono infatti il verdetto referendario per fare le proprie mosse. Matteo Renzi, dopo avance tattiche per saggiare terreno e avversari, ha preso atto che è impossibile ritoccare l’Italicum, voluto il suo esecutivo, prima del 4 dicembre. Se vincessero i “sì”, potrebbe farlo però da posizioni di forza o tirare dritto sulla via dell’Italicum che molti considerano un Minotauro di greca memoria. Di certo il Porcellum che lo ha preceduto – eliminando le preferenze, calcolando in modo anomalo i seggi, ponendo lo sbarramento al dieci per cento per le singole liste – era peggio.

Rispolveriamoci la memoria, senza fare propaganda. Le nuove norme dell’Italicum riguardano solo la Camera, perché la riforma costituzionale prevede che il Senato non sia elettivo ma composto da rappresentanti degli enti locali. Si tratta di un sistema elettorale proporzionale – i seggi vengono assegnati in proporzione al numero di voti su base nazionale – modificato fortemente da un premio di maggioranza. La lista che supera il quaranta per cento dei voti ottiene un premio raggiungendo 340 seggi, cioè il 55 per cento del totale. Se nessuna lista supera il quaranta, è previsto un secondo turno di ballottaggio tra le due che hanno ottenuto più voti. Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti. Per avere una rappresentanza alla Camera, occorre inoltre superare la soglia del tre per cento. Il ridisegno dei collegi ne prevede cento. Ogni elettore potrà scegliere nel suo collegio un simbolo e uno o due candidati da votare (un uomo, una donna). I capilista saranno decisi dai partiti e di conseguenza “bloccati”. Dal secondo eletto in poi, a decidere saranno le preferenze.

Avvertenza: ogni volta che si discute di leggi elettorali si pensa che un modello o l’altro sia la palingenesi per riformare il sistema politico. Certo le soluzioni tecniche aiutano, ma non riempiono i deficit della politica. Da una legge elettorale è giusto esigere la massima rappresentanza del corpo elettorale e un’indicazione chiara sul governo. Chiedere di più è illusorio. Ogni soluzione deve poi tener conto della nostra storia politica: sono perciò fuori luogo maggioritari all’inglese o simili. Toccando le regole del gioco, una nuova legge elettorale avrebbe pure necessità della massima convergenza (si è tentato col Patto del Nazareno, demonizzato e fallito miseramente).

Sull’Italicum, che non è il Minotauro, si gioca dunque il secondo tempo della partita referendaria. Il suo impianto non è una bacchetta magica. Può essere contestato radicalmente in nome di un ritorno al proporzionale o al Mattarellum (il mix tra proporzionale e maggioritario) a cui guardano Sinistra italiana, Lega e Movimento 5 Stelle. O può essere corretto prevedendo il premio alla coalizione e non al partito vincente, forse cancellando il secondo turno di ballottaggio, come piacerebbe a Forza Italia e a parte del Pd. Il 4 dicembre deciderà pure su questo.

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Italicum o Minotauro? L’altro referendum ultima modifica: 2016-10-10T15:23:50+02:00 da ALDO GARZIA

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