Il “sì” dei socialisti europei: un aiutino a Renzi, uno schiaffo a D’Alema

scritto da ALDO GARZIA

Il Partito del socialismo europeo (Pse) si schiera per il “sì” nel referendum. Il gruppo che siede nel Parlamento di Bruxelles, di cui fa parte pure il Pd, non ha dubbi: “Noi crediamo che le modifiche introdotte dalla riforma porteranno una maggiore stabilità politica in Italia risolvendo così quello che è stato considerato come un problema di sistema per decenni”.

Il comunicato non avrà ovviamente effetti sugli umori dell’elettorato italiano (il Pse è una entità semiclandestina, non brilla per protagonismo), ma è politicamente significativo.  È infatti difficile presentare fuori dai confini nazionali il referendum del prossimo 4 dicembre come il tentativo liberticida di soffocare la già precaria democrazia italiana. La riforma su cui si vota può piacere o meno, non è però un golpe bianco e strisciante. All’estero l’immagine di ciò che accade in Italia è poi semplificata all’osso: c’è un governo di centrosinistra guidato da un esponente del Pd, anzi dal segretario di quel partito, che cerca la conferma nel referendum della riforma costituzionale votata dalla propria maggioranza in Parlamento. Oltralpe si fa fatica inoltre a orientarsi sulle squadre in campo: da una parte Pd (neppure tutto intero) e centristi di varia natura, dall’altra tutti gli altri (tutta la destra, i grillini, perfino la minoranza del Pd, la Cgil e molte associazioni a iniziare dall’Anpi).  È il solito rompicapo italiano, dicono i commentatori stranieri.

Rompicapo nel rompicapo, a guidare il fronte del “no” c’è Massimo D’Alema, ex premier, esponente di punta del Pd, tra i fondatori di questo partito. Che è pure vicepresidente dell’Internazionale socialista (altra entità politicamente semiclandestina) e presidente dal 2010 della Fesp (la Fondazione culturale dei progressisti europei). Il comunicato del Pse non deve essere piaciuto molto a D’Alema che prima di scendere nell’agone referendario rispondeva così a chi gli chiedeva opinioni sulla situazione politica italiana: “Io mi occupo di Europa e di mondo, diciamo”. Il Pse non deve averlo invece consultato prima di stilare il comunicato sul referendum. Il che equivale a uno schiaffo scortese, conoscendo la suscettibilità di D’Alema. Del resto, sempre ad osservatori non italiani, è arduo spiegare l’iniziativa congiunta di qualche giorno fa a favore del “no” referendario delle fondazioni Italianieuropei (presieduta da D’Alema) e Magna Carta (presieduta da Gaetano Quagliariello, in odore di riavvicinamento a Forza Italia) dove spiccavano in prima fila Paolo Cirino Pomicino e Gianfranco Fini.

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In rosso i paesi UE governati da partiti o da coalizioni con partiti aderenti al Partito del socialismo europeo

È infine naturale che il Pse sostenga Renzi augurandosi la vittoria dei “sì” e bocci l’incomprensibile (agli occhi stranieri) “no” di D’Alema.  È utile ricordare che è stata paradossalmente proprio la segreteria di Matteo Renzi a sciogliere le restanti ambiguità di rapporto con i socialisti europei. Non vi erano riuscite le precedenti segreterie di Franceschini, Veltroni e Bersani rimaste paralizzate dal veto imposto dai cofondatori della Margherita. Fino a Renzi, vigeva per il Pd l’imbarazzante qualifica di “partito osservatore” negli organismi del socialismo internazionale.

Tutto questo fa parte di un dettaglio referendario. Intanto, è guerra aperta tra “sì” e “no” con i secondi favoriti nei sondaggi.

Il “sì” dei socialisti europei: un aiutino a Renzi, uno schiaffo a D’Alema ultima modifica: 2016-10-16T19:11:30+02:00 da ALDO GARZIA

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