Latitanti a Dubai. La camera mette alle strette il governo

Anche grazie alla campagna di ytali.com, la commissione giustizia della camera impegna il governo a presentare urgentemente un ddl per la ratifica del trattato di estradizione dal paradiso dei Matacena
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Finalmente una buona, pur piccola, notizia sull’affare-Dubai. Cioè di quel lussuoso rifugio di tanti latitanti (nomi eccellenti della politica e degli affari, e nomi terrificanti della criminalità organizzata) che continuano a godere della protezione degli Emirati Arabi Uniti perché il governo italiano tarda a trasformare in provvedimento legislativo l’accordo che, consentirebbe l’estradizione dei fuggiaschi, siglato più di un anno fa tra i ministri della Giustizia dei due paesi.

La notizia è che, in commissione della Camera, è stata poche ore fa approvata (con il voto di Pd e M5S) una risoluzione che

impegna il governo a presentare, con urgenza, il ddl per l’autorizzazione alla ratifica del trattato di estradizione e di mutua assistenza giudiziaria tra Italia e gli Emirati Arabi Uniti, sottoscritto tra le parti il 16 settembre 2015, ricercando le soluzioni maggiormente compatibili con la tutela dei principi costituzionali.

Non solo, ma, “nelle more della ratifica del trattato”, la risoluzione impegna il governo anche “ad agire in via diplomatica al fine di ottenere l’estradizione di Amedeo Matacena”, il potente armatore ed ex deputato berlusconiano, condannato per mafia, e in via definitiva, a tre anni di carcere.

Perché buona notizia? Perché impegnare il governo con un voto (della commissione Giustizia) è un atto politico rilevante, un vincolo al quale l’esecutivo non può sfuggire. In pratica, si tratta di una denuncia dei ritardi dell’esecutivo, e ciò viene detto esplicitamente nella risoluzione quando vi si afferma che “il 3 marzo 2016 (cioè ben sei mesi dopo la firma a Dubai della intesa, ndr) la ratifica dell’accordo è stata presentata in Consiglio dei ministri per ottenerne l’approvazione, passaggio che sembrava una pura formalità, essendo stato preceduto dal placet dei ministeri interessati (Interno, Giustizia, Economia e Finanze), ma il punto all’ordine del giorno enne rinviato e il trattato rimandato per ulteriori approfondimenti”. (Pare che il nodo fosse legato alla pena di morte, presente nell’ordinamento emiratino, ciò che farebbe sorgere riserve circa la possibilità della ratifica. Ma anche in molti stati degli Usa è in vigore la pena di morte, eppure ciò non impedisce l’estradizione dal Nord America.)

D’altra parte il caso di Matacena non è isolato, tutt’altro. E infatti la stessa risoluzione denuncia che “la presenza di latitanti in quei territori non è affatto diminuita, e gli ultimi clamorosi fatti di cronaca accrescono la necessità e l’urgenza di una piena e completa operatività dell’accordo”. Viene fatto riferimento infatti, nello stesso documento, ad altri casi: quello dell’imprenditore del lusso Alberico Cetti Serbelloni, che deve scontare una condanna definitiva per avere evaso tasse in Italia per circa un miliardo di lire, al narcotrafficante Raffaele Imperiale, pericolosissimo camorrista in un cui sottoscala sono state ritrovati di recente due dipinti di Van Gogh rubati ad Amsterdam nel 2002, allo stesso Matacena, ad altri delinquenti comuni, a costruttori e imprenditori falliti che hanno sulla coscienza la perdita del lavoro di migliaia di lavoratori.

Dice di più la risoluzione approvata alla Camera: che

le autorità giudiziarie italiane, che si occupano di casi legati alle richieste di estradizione da Dubai, hanno più volte segnalati come gli Emirati rischiano di diventare un porto franco per latitanti italiani e riciclatori internazionali: diverse associazioni e personalità che si battono per la legalità e organi di informazione di sono più volte occupati della vicenda con prese di posizione, servizi, inchieste, reportage e campagne come ad esempio quella del giornale on line ytali.

Perché, oltre che buona, la notizia è tuttavia – diciamolo francamente – un po’ piccola? Per svariati motivi. Intanto uno, il più inquietante: per ammissione fatta dal governo in commissione, l’accordo sull’estradizione, firmato dal ministro Orlando con il suo omologo degli Emirati, non è retroattivo. È questa la ragione per cui, nel caso di Matacena (pochi sanno che i suoi traghetti sullo Stretto di Massina fanno concorrenza stravincente a quelli delle Ferrovie dello Stato), la risoluzione ricorre alla formula di “agire in via diplomatica” per ottenerne l’estradizione. Un secondo motivo è conseguente al primo: mettere in campo la diplomazia per una serqua di casi simili a quello di Matacena sarebbe una forzatura, con il probabile rischio di un solo effetto: quello di bloccare anche il caso dell’armatore condannato per mafia. Come dire, un passo alla volta: che se la diplomazia servisse a far andare in un carcere italiano Matacena, la via sarebbe tracciata per affrontare e risolvere gli altri casi.

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Comunque un dato è certo, e positivo: per la prima volta, in questa storia che va avanti da tredici mesi, siamo di fronte ad un atto cogente, che impegna il governo ad agire, e a farlo su due piani: da un lato mettere finalmente all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri l’approvazione del disegno di legge di ratifica dell’accordo Italia-Emirati; e dall’altro attivare la diplomazia per risolvere almeno uno dei casi più scandalosi di fuga e latitanza di un pregiudicato eccellente. Vedremo, contando i giorni.

Latitanti a Dubai. La camera mette alle strette il governo ultima modifica: 2016-10-27T18:09:31+02:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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