Il coraggio di Tina

È morta nella notte di lunedì, nella sua casa di Castelfranco Veneto, Tina Anselmi. Aveva 89 anni.
scritto da GIUSEPPE SACCA'

 

Staffetta partigiana (Gabriella), insegnante, sindacalista, deputato, ministro, presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sulla loggia P2. Questo il cursus honorum di Tina Anselmi, una donna di partito e allo stesso tempo, secondo Paul Ginsborg “una democristiana di spirito libero” (Storia d’Italia 1943-1996, 1998, p.711). In lei troviamo molto della Prima Repubblica, un periodo che ha consolidato le libertà guadagnate anche con la Resistenza e sancite con la Costituzione e che è riuscita ad affiancare ad esse una tensione alla giustizia sociale. Un connubio difficile, ricercato da molta della classe dirigente dell’epoca con risultati tutt’altro che perfetti, ma che un finale segnato da Tangentopoli ha travolto, probabilmente non mettendo in evidenza alcune profonde differenze che esistevano al suo interno.

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1980, Venezia Mestre, piazza Ferretto, in occasione della campagna elettorale per le elezioni amministrative da sinistra si riconoscono: Giovanna Venturini, segretaria provinciale movimento femminile, Antonio Tommaseo Ponzetto, segretario della sezione DC di Castello, l’on. Tina Anselmi all’epoca della direzione nazionale DC e Carlo Vian, consigliere comunale (http://www.albumdivenezia.it)

La stessa Anselmi ha ricordato come “mi fece fuori il CAF [Craxi-Andreotti-Forlani]” quando il segretario della DC Forlani, lo stesso dimessosi dalla carica di presidente del consiglio nel 1981 proprio per l’atteggiamento avuto nei confronti della loggia P2, nel 1992 la dirotta dal collegio che la eleggeva dal 1968 alla Camera (Venezia-Treviso) a un collegio senatoriale perdente (Conegliano Veneto-Oderzo).

Giustizia sociale, si diceva, e del resto, come molti iscritti alla DC della prima ora, si rifaceva al pensiero di Jacques Maritain. Tina Anselmi è ricordata come prima donna ministro, ma il dato veramente significativo è che diviene ministro del lavoro, un dicastero di primo piano, che nella Prima Repubblica significava molto, e del resto, ancora oggi, la nostra costituzione al primo articolo recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Il secondo incarico è quello di ministro della sanità. Ma prima ancora di diventare ministro era stata sottosegretario sempre al ministero del lavoro e in parlamento era stata membro, alternativamente, delle commissioni lavoro e previdenza sociale, igiene e sanità e affari sociali.

Un campo d’azione politico coerente, al quale si affianca la difesa del quadro repubblicano e quindi delle libertà costituzionali. Infatti proprio a Tina Anselmi è affidata la Commissione d’inchiesta sulla loggia P2, ossia la loggia massonica Propaganda 2 che grazie al “burattinaio”, come lui stesso amava definirsi, Licio Gelli, si insinua minacciosa tra gli organi dello Stato, nel mondo dell’informazione, e in quello dell’economia. Un lavoro improbo, durato 30 mesi, e sviluppatosi in quasi 150 sedute (i lavori della Commissioni sono consultabili integralmente).

La Commissione accerta il coinvolgimento di esponenti della P2 in molte delle pagine oscure del nostro paese: “motivo di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico”, come scrive la stessa Anselmi nella relazione finale. Per questo incarico è stata a lungo criticata ed è stata anche oggetto nel 1986 di un attentato fallito, quando quasi tre chili di tritolo sono rinvenuti giardino di confine tra la sua proprietà e quella della sorella.

Ma soprattutto un ruolo nel quale non si è sentita sostenuta dalle istituzioni tanto da domandarsi “perché non si sia voluto portare avanti nel parlamento e nelle iIstituzioni l’azione che avrebbe dovuto seguire (…), un’opera di pulizia e di vigilanza che non è mai stata compiuta”. Anche a distanza di molti anni dai fatti la Anselmi si è sentita ostracizzata dalle istituzioni tanto che lei stessa ha segnalato nella sua autobiografia (Storia di una passione politica, 2006) l’opera Italiane, una pubblicazione in tre volumi curata da Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia e voluta nel 2004, sotto la reggenza di Stefania Prestigiacomo, dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, che contiene una sua scheda biografica.

Questa scheda, redatta da Pialuisa Bianco, meriterebbe di essere citata interamente per la sua faziosità, ma ci soffermiamo solo sulla parte relativa alla Commissione d’inchiesta:

Si può discutere se la DC avesse messo in campo una donna in quel tentativo di colpire la massoneria, quale simbolico, provocatorio, omaggio al familismo cattolico in lotta con il lobbismo laicista o se la DC, avventurandosi sul terreno minato delle indagini tra le pieghe del potere, avesse scelto il profilo da matriarca di Tina Anselmi come segno del proprio temperato machiavellismo, e come offerta di scambio nei confronti dell’opposizione comunista: suggello femminile di pari opportunità nel gioco, e nei segreti, del potere (…). Ma era rimasto imprevedibile, e straordinario, che la furbizia contadina delle presidente divenisse il controverso modello della futura demonologia politica nazionale, distruttiva e futile. I 120 volumi degli atti della commissione che stroncò Licio Gelli e i suoi amici, gli interminabili fogli della Anselmi’s list, infatti, cacciavano streghe e acchiappavano fantasmi

(Il libro e quindi la scheda sono ancora oggi scaricabili dal sito del Governo)

Per contro oggi Achille Occhetto, membro della medesima Commissione, appresa la scomparsa di Tina Anselmi la definisce

strenua combattente della libertà anche nei momenti più bui della notte della Repubblica” aggiungendo che è stata “una indimenticabile Presidente della commissione parlamentare di indagine sulla P2 nella quale ho avuto modo di apprezzare la fermezza e l’intransigenza con cui Tina Anselmi, resistendo a insistenti pressioni, è riuscita a far emergere gran parte degli intrighi che avevano coinvolto le classi dominanti del paese.

Ma forse il miglio epitaffio per Tina Anselmi l’ha scritto lei stessa: “La verità possono cercarla solo quelli che hanno la capacità di sopportarla”.

Le parole virgolettate di Tina Anselmi sono tratte dal libro In difesa dello Stato, al servizio del paese, a cura di Giuseppe Amari, 2010

 

Il coraggio di Tina ultima modifica: 2016-11-01T18:46:41+02:00 da GIUSEPPE SACCA'

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