La buona politica estera di Renzi non porta voti

scritto da ALDO GARZIA

La politica estera è il punto di forza di Matteo Renzi e del suo governo. Anche i più critici devono ammettere che su immigrazione, rapporti con le direttive europee in materia economica e sulle prospettive della politica europea si può dissentire sulla tempistica ma poco sui contenuti.

Non c’è summit dell’Europa dove Renzi non ricordi che sull’Italia pesa una grave responsabilità migratoria per la propria collocazione geografica poco supportata dall’Unione europea, sia in fondi che strumenti tecnico/militari. La polemica sulle quote spettanti ai singoli paesi vede in prima fila l’Italia, che punta l’indice contro i paesi dell’est dell’Unione e non solo, segnalando il mancato rispetto dei reciproci impegni. Problema questo riguardante pure il calcolo del deficit italiano e del suo sforamento rispetto ai parametri comunitari: i costi della politica di accoglienza vanno suddivisi, altrimenti la quota italiana dev’essere valutata a parte.

Altro argomento di polemica è l’austerity con i suoi vincoli di bilancio che sono il tabù della Germania di Angela Merkel. Su questo argomento c’è ormai un conflitto tra Italia da una parte e Germania, Francia dall’altra. Gli altri paesi stanno a guardare, ma la posizione di Renzi è diventata molto popolare nell’Unione. Se non si ricreano le condizioni di virtuose politiche keynesiane – gli Stati Uniti insegnano – l’austerity finirà per soffocare le singole politiche di bilancio e non ci sarà alcuna crescita.

Renzi, inoltre, sulle politiche economiche europee non fa altro che richiamarsi al primato della politica che dovrebbe surclassare quello dell’economia. Sulla lezione di Altiero Spinelli è esplicito: l’Europa non può ridursi a moneta unica e mercati. Soprattutto ora, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione: o ritrova un’anima progettuale fatta di cultura e politica o ci sarà la fine di ogni velleità di costruire gli Stati Uniti d’Europa. L’attuale Unione è sull’orlo del fallimento definitivo. Certo, siamo solo alla possibile condivisione di un metodo a cui devono seguire atti e contenuti ma evidenziarne il valore positivo non è sbagliato.

Sempre in politica estera, non c’è stato finora il temuto intervento militare italiano in Libia: i 300 uomini dell’esercito inviati a Misurata non hanno (per ora) un ruolo offensivo. Renzi è prudente su questa materia. E sarebbe bene che lo fosse sempre, coinvolgendo il Parlamento in ogni decisione eventuale. Africa e Medio Oriente sono polveriere dove non si può sbagliare una mossa (vicenda dell’intervento degli Stati Uniti in Iraq docet). Un grave errore è stato invece inviare nel Baltico aerei italiani a far parte di un contingente internazionale Nato senza dibattito parlamentare con la scusa della rinnovata pericolosità russa (posizione in contraddizione tra l’altro con la positiva opzione italiana contro le penalizzazioni internazionali nei confronti di Mosca).

Molte luci e qualche ombra dunque sulla politica estera di Renzi che ha ricevuto di recente il placet caloroso di Barack Obama e dei socialisti europei finanche in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre. La politica estera, però, non porta molti consensi e voti. Almeno così vuole la tradizione politica italiana. Sul piatto della bilancia pesano più il jobs act e la situazione economica che non decolla. A Renzi va dato però quel che è di Renzi.

LEGGILANOTIZIA

La buona politica estera di Renzi non porta voti ultima modifica: 2016-11-01T22:55:55+01:00 da ALDO GARZIA

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento