M5S: un movimento bipolare

scritto da NIVES GARGAGLIANO

Al di là della validità legale del risultato circa la votazione avvenuta nel corso di ottobre nel Blog di Beppe Grillo, relativa al cambiamento del Regolamento interno e Non Statuto del M5S, rimane da spiegare che tale votazione non esprime un reale esercizio di democrazia diretta, ma trattasi di un mero plebiscito volto a ratificare scelte fatte a monte. Rimane da capire chi sia il proponente di queste scelte e chi sia il corpo elettorale che accetta senza battere ciglio, di votare un regolamento alla cui stesura non ha minimamente potuto contribuire.

Partiamo dall’approfondire chi siano gli iscritti al M5S.

Ci sono due tipologie di iscritti al Movimento 5 Stelle:

  1. La prima è quella costituita dagli iscritti virtuali, cioè da coloro che mai hanno partecipato alla vita fisica del Movimento, ma che seguono comodamente da casa il Blog, i Social e ciò che offre la piattaforma Rousseau, da poco operativa.

  2. Poi ci sono coloro che si auto definiscono gli attivisti del Movimento. Coloro i quali da molti anni, non solo partecipano alla vita del Movimento, ma che lo hanno fatto crescere, lo hanno alimentato e nutrito sui rispettivi territori, visto che l’attività politica è fisica più che virtuale.

In un normale partito, questa seconda tipologia di attivisti, sarebbe definita come quella dei militanti di lungo corso, alcuni dei quali sarebbero dei veri e propri dirigenti di partito, aventi grossa parte in causa nelle scelte strategiche, ma che dentro il M5S valgono tanto quanto un iscritto virtuale.

Il bipolarismo attuale non coglie appieno le criticità di queste due diverse tipologie di iscritti, ma la cosa ancor più grave è che non manifesta interesse nel capirne le reciproche criticità, ma anche le potenzialità che insieme tali due tipologie potrebbero offrire.

Partiamo dal capire la prima tipologia che chiameremo degli “iscritti virtuali”. Molti di questi iscritti non si sono mai posti il problema circa il fatto che il Movimento abbia anche una propria vita fisica, oltre alla maschera virtuale che essi conoscono. Tali utenti leggono il Blog e molti di loro hanno grande fiducia nella nuova piattaforma Rousseau, in quanto permette loro non solo di leggere, commentare e votare le varie proposte di legge dei vari parlamentari, ma da pochi mesi a questa parte, concede loro di scrivere delle proposte di legge, che potrebbero o meno essere prese in considerazione dai vari portavoce. Capirete, che mettendosi dal punto di vista di una persona che stando comodamente a casa sua, si vede offrire questa varietà di proposte, la cosa potrebbe apparire più che soddisfacente.  Tali persone hanno poco interesse al desiderio di partecipare alla stesura di un regolamento interno, visto che la questione regolamento non li tange minimamente e probabilmente ciò che decide lo Staff a loro va bene.

Il nocciolo del problema si capisce passando alla seconda tipologia di persone, quelle che per semplicità chiameremo gli “attivisti fisici”. Non tutti sanno che da moltissimi anni (parliamo del 2010) gli attivisti fisici, si sono sempre organizzati in varie tipologie di riunioni: provinciali, regionali, comunali, metropolitane e via dicendo. È sempre esistita una sorta di organizzazione sul territorio, anche se non ha mai avuto una valenza ufficiale. Nessuno si è mai preoccupato né di smentire tali assemblee, né di delegittimarle…fino ad ora. Esse esistevano per il semplice fatto che erano necessarie per organizzare il lavoro e per un doveroso confronto dialettico interno sui vari temi. Tali attivisti fisici, sono anche coloro i quali si definiscono la cosiddetta “Base”.

Vi chiederete, ma perché ora questa cosiddetta “Base” è così in fermento se le cose hanno sempre funzionato in questo modo?

Le votazioni sul Blog hanno sempre coinvolto tutti indistintamente, sia gli iscritti virtuali che gli attivisti fisici. Qual è dunque il problema che ora tormenta molti di questi ultimi? Il motivo nasce dal fatto che finita la luna di miele con i vari eletti in parlamento, durata circa due annetti (dal 2013 al 2015); nel luglio 2015 Roberto Fico con la sua famosa lettera ai Meetup, iniziò a gettare il seme dello scollamento tra base ed eletti. Agli attivisti fisici venne preclusa la possibilità di utilizzo del marchio e molti gruppi vennero quindi di fatto sconfessati, comprese quelle riunioni regionali che pur tollerate per anni, iniziarono a divenire un peso insostenibile, tanto da venir in alcuni casi delegittimate in quanto, a detta di qualcuno, non rappresentative, di tutti gli iscritti al Movimento.

Si pose quindi il problema di chi dovesse prendere le decisioni circa la linea politica sui vari territori, visto che le votazioni sul Blog si ridussero via via sempre più, tanto da esser quasi scomparse del tutto per un lungo periodo e comunque concernevano votazioni a rilevanza nazionale e non locale.

La vexata quaestio è: Chi decide la linea politica: Lo Staff? La Base? La totalità di tutti gli iscritti tramite votazioni sul Blog?

Il fermento della Base riguarda il fatto che essa si sente depredata della possibilità di poter incidere nelle decisioni a mezzo di assemblee fisiche, in cui possa esserci un dibattito ed un confronto dialettico perlomeno sui temi strategici. La base non sa nemmeno chi siano gli iscritti virtuali e dunque ogni tentativo di organizzare momenti di confronto democratico diventa impresa impossibile, salvo ritrovarsi con i soliti attivisti fisici, razza che si sta ormai avviando all’estinzione, salvo nei periodi elettorali dove, come da copione, nuove e rampanti leve, sono sempre disponibili a spuntar fuori dal cappello cilindrico.

Non è un segreto per nessuno che tali riunioni fisiche siano sempre state tollerate, ma per niente incentivate dai vertici. Esse sono state tollerate per il semplice fatto che per fare attività politica, va da sé che serve lavoro sul territorio, visto che l’attività virtuale non consente di mandare avanti la macchina organizzativa.

Ma mai fino ad ora erano state platealmente smentite e svuotate della loro valenza.

Quali sono i punti nodali da conciliare? Gli attivisti fisici chiedono da più parti a gran voce di poter avere accesso agli elenchi di tutti gli iscritti, per organizzare le attività sui territori (basti solo pensare anche a semplici attività quali il reperimento dei rappresentanti di lista). Tali nominativi sono invece una informazione blindatissima, cui fino ad oggi non era dato nemmeno sapere il numero esatto totale nazionale.

Sarà possibile conciliare tale bipolarità insita in seno al Movimento che per ora sembra insanabile?

La base fisica, sarà destinata a scomparire, venendo ogni decisione accentrata su Rousseau e sull’enigmatico Staff? Io credo che il Movimento abbia sempre avuto una forma IBRIDA, mai riconosciuta. Vi è una parte del Movimento che cerca di darsi con fatica una organizzazione, anche se in modo informale; l’altra parte invece, quella che conta la maggioranza degli iscritti è costituita da persone che poco o nulla sanno di ciò che accade realmente all’interno del Movimento e che hanno poco interesse nel partecipare alla discussione interna pilastro fondante della democrazia, fidandosi invece delle scelte dei vertici.

A mio modesto avviso, tale forma IBRIDA dovrebbe essere non solo riconosciuta, ma anche ufficializzata. Non è pensabile che riunioni plenarie fisiche vengano delegittimate e le relative decisioni nemmeno prese in considerazione, by passate da fantomatiche votazioni sul Blog in cui nemmeno si sa chi vota e se sia consapevole o meno di ciò che vota. Non è pensabile che votazioni sul Blog su temi strategici, possano avere rilevanza deliberativa, senza che vi sia la certezza di avere un elettorato consapevole. Dai commenti che spesso si leggono sui vari social appare chiaro che spesse e troppe volte siamo in presenza di tifoserie da stadio, che poco hanno a che vedere con il concetto di dialettica democratica che entra nel merito degli argomenti da trattare. Dunque non è opportuno delegare, se non in termini consultivi, le scelte alle tifoserie le quali troppo spesso non sanno nemmeno distinguere il metodo democratico, da modalità prettamente plebiscitare.

Avere confusione su concetti di questo tipo è assai pericolo.

È però necessario sottolineare che la radice orgogliosamente populista del Movimento, DEVE per coerenza con se stessa, farsi carico di ascoltare tutte le voci: nella logica dell’uno vale uno. Le voci vanno ascoltate tutte, ma vanno altresì ponderate e vanno capite e contestualizzate. L’unico modo per farlo è approdare ad una forma IBRIDA che va costruita assieme. I progetti nascono, evolvono e possono anche mutare in sede di sperimentazione. Il M5S è stato un grande esperimento, ora si trova ad un bivio che deve superare. Il vero fallimento non è quello di non superare il quorum per ritenere la votazione del regolamento valida secondo i termini di legge, bensì è quello di abbandonare all’oblio, centinaia di persone che tanto hanno dato per portare questo Contenitore fino a dove è arrivato ora. Il vero fallimento è quello di fomentare folli paranoie di presunti nemici che vogliono distruggere l’M5S, laddove tali nemici non sono reali, ma sono semplici persone che rivendicano il loro diritto di partecipare alla dialettica democratica, prima che le decisioni vengano calate dall’alto. Grossa parte del merito di cui ora alcuni portavoce traggono vantaggio, va proprio a queste stesse persone che vanno rispettate e tutelate anziché relegarle in un cantuccio, perché non accettano logiche di tipo fiduciario.

Si convochi quindi al più presto, una Assemblea nazionale che faccia nascere una Costituente democratica interna, si apra un tavolo di lavoro di lungo periodo per la redazione di un Regolamento interno condiviso, che può benissimo prendere spunto da quello appena votato, ma il cui scopo sia quello di mettersi in ascolto delle tante voci che da anni gridano la loro volontà di voler entrare nel merito del dibattito organizzativo interno e che mai sono state ascoltate.

 

M5S: un movimento bipolare ultima modifica: 2016-11-01T22:36:15+00:00 da NIVES GARGAGLIANO

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2 commenti

Biagio Elefante 2 novembre 2016 a 10:39

Quadro abbastanza giusto della situazione, che non sussiste da dopo il 2015 e dalla lettera di Fico, ma da sempre dal 2013.
Ma attenzione, che i cosiddetti attivisti fisici non sono tutta gente brava e militante per onesta spinta ideale; una buona parte di essi, e proprio i capetti delle varie bande, sono motivati solo o principalmente dalla rincorsa alla candidatura e al seggio, cioè hanno fatto banchetti al fine di imporsi quali laeder votati poi alle primarie nelle varie occasioni, o addirittura votati dai pochi “attivisti” autotitolatisi a scegliere il candidato sidnaco e l’intera lista, nella totale estraneità a ciò di tutti gli altri numerosissimi iscritti ed elettori che non conoscendosi nemmeno e non avendo momenti e luoghi di confronto non hanno potuto dire una sola parola in proposito.
Per cui nei territori, salvo poche eccezioni, si è consolidata una struttura di opportunisti che compaiono in pubblico ad ogni elezione, per poi scomparire del tutto.
Quindi non è sufficiente distin guere fra attivisti fisici(buoni e capaci) e semplici iscritti.
E va aggiunto che quello che gli attivisti rivendicano , se a volte è il diritto sacrosanto di partecipare alle scelte, molto spesso è un sdostanziale diritto di contare nelel candidature, e non essere invece scavalcati con una qualche unzione dall’alto che accetta o impone una lista di “sconosciuti” all’attività invecer della loro,ovvero cancella ogni partecipazione alle elezioni, come in più occasioni avvenuto,e per via di interventi di eletti ed altri abatini che contano presso il monarca. E molto spesso proprio da queste delegittimazioni che sono scaturite le proteste di gruppi territoriali di attivisti; le proteste cos’ come gli autoallontanamenti subito dopo qualche elezione,.
Orbene, Ma , se è certamente giusta la richiesta di assemblea per discutere sulle regole, io ribadisco quanto vado spiegando da sempre, sulla necessità che nei territori le candidatura vengano scelte con primarie generali da parte di tutti gli elettori, perchè altrimenti l’aggiustamento e la democratizzazione si risolvono nella solo mediazione fra oligarchi centrali e capetti locali.
Solo il vaglio dei concittadini tutti può far emergere fra gli attivisti che si battono per i cittadini e da essi sono riconosciuti che possono rappresentarli nelle istituzioni.
Quindi attenzione a non confondere la indispensabile partecipazione del popolo, da promuovere, che è la sola che può riempire il movimento della necessaria scienza e connessa elaborazione di obiettivi e programmi, con la partecipazione dei quattro gatti di cosiddetti attivisti quasi dappertutto sclerotizzatisi ed isolatisi in sette; attenzione al rischio di muoversi per un obiettivo opportunistico e corporativo che perde di vista le ragioni e finalità per cui il movimento è nato, cioè per rappresentare tutti i cittadini e non solo una infima parte di loro;attenzione a non confondere l’un per mille di elettori costituenti la tifoseria virtuale con i milioni di elettori e cittadini che hanno ben altro livello di capacità e interessi . Sono questi ultimi che occorre coinvolgere, con strumenti democratici finora mai apprestati dagli altri partiti padronali e oligarchici.

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Graziano Vespa 2 novembre 2016 a 11:29

#attipubblicim5s
Le domande sono tante e varie per cui mi limito a condividere solo la richiesta di convocazione di una assemblea nazionale attraverso le firme richieste e da consegnare ai volontari di zona.

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