Tina Anselmi. Sempre in prima fila. Senza mai tenerci

Ricordo sommario - emozionato e breve - di una donna eccezionale che ha servito il Paese, la Costituzione, gli ultimi
scritto da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

Tina Anselmi non aveva messo in conto di fare la partigiana: avrebbe voluto continuare a studiare, anche se nell’associazionismo cattolico dove era impegnata non si guardava certo con simpatia al fascismo e tantomeno alla Repubblica di Salò. Ma lo divenne per reazione quando vide tutti quei giovani di diciott’anni, molti amici e anche qualcuno che gli era molto caro, impiccati oscenamente agli alberi del viale di Bassano del Grappa che domina la valle ; una tappa obbligata per chi entra in città. E obbligata alla vista di coloro che per forza o per necessità dovettero passare di lì.

Tina Anselmi decise definitivamente da che parte stare e passò il resto del conflitto a soli diciott’anni rischiando la vita come staffetta portando pezzi di radio trasmittente smontati o documenti compromettenti, giocando sul fatto che una studentessa in bicicletta per chilometri e chilometri non poteva suscitare immediatamente sospetto.

Dopo la guerra riprese gli studi ma la gente del suo Veneto tra Treviso e Vicenza ormai la conosceva come Tina la staffetta, una persona che aveva studiato e sapeva come difendere i più deboli; anche qui, per caso forse anche qui, iniziò la sua carriera di sindacalista, girando per le filande dove le donne soprattutto erano sfruttate (e lì cominciò la sua battaglia di genere in tempi così lontani quando non si concepiva nemmeno il femminismo). E dove facevi presto a scoprire una lavoratrice: Tina Anselmi ricordava anni dopo che bastava guardargli le mani: le mani “cotte” da quel lavoro che veniva fatto con l’acqua calda che scottava le mani e le teneva così dure e piene di calli per il resto della vita. Non era un ambiente facile ma Tina Anselmi si faceva valere anche in un mondo maschilista e conservatore come quello dell’imprenditoria veneta di allora.
Tanto che fu proposta e candidata, e poi eletta, un po’ a sorpresa, deputata.

Dopo una lunga militanza parlamentare, negli anni difficili del terrorismo e della formula politica della cosiddetta solidarietà nazionale le fu chiesto di fare il ministro, cosa per la verità ben meritata e non una sorpresa ormai data la stima di cui godeva in quegli anni settanta così difficili per il nostro Paese. Tina Anselmi fu il primo ministro donna della Repubblica italiana, cosa che la inorgogliva ma con quel misto di atteggiamento burbero da sindacalista capace di ridere ma che, insomma, “sa badare al sodo”.

Le fece molto piacere la proposta di essere ministro del lavoro… badando al sodo. E lo fece bene. Tanto che gli dispiacque nel successivo governo dover andare al ministero della sanità, ma non sapeva che era alle porte la riforma del sistema sanitario nazionale di cui sarebbe stata protagonista e che era negli accordi pre-governativi che avevano presieduto al governo in cui il Pci offriva per la prima volta dal dopoguerra un voto non contrario.

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Il 2 giugno scorso, in occasione del 70esimo anniversario della Repubblica e del voto alle donne, è stato emesso, tra gli altri, un francobollo dedicato a Tina Anselmi, partigiana, prima donna ministro della Repubblica

Qui dimostrò tutta la sua capacità di grande riformatrice creando il quadro di sistema che introdusse in Italia la sanità per tutti così come prevede la nostra costituzione;regola che come sappiamo non è la stessa di base in tutti i Paesi europei e perfino nelle grandi potenze se – eccezione fatta per la Gran Bretagna keynesiana – persino Obama è riuscito solo oggi a mettere in pratica, e forse ancora non per tutti i cittadini degli Stati Uniti, questo principio moderno.

Quando finita quell’epoca bruscamente dopo l’assassinio di Aldo Moro sembrava ormai avviata verso una tranquillità e un momento di riflessione dopo questi anni così duri, si trovò invece alle prese con una richiesta molto importante da parte del suo partito: quello di presiedere la Commissione bicamerale incaricata di indagare sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli e compagnia cantante…nella quale non solo erano stati trovati negli elenchi esponenti della politica ben in vista, ma erano coinvolti compagni di partito e vertici industriali, militari ed economici in genere.

La Anselmi, come sempre riluttante ma disciplinata, precisò subito alla dirigenza Dc che non avrebbe potuto fare sconti per spirito di parte (e non ne farà in effetti in commissione e gli costò non poco…).

Condusse la commissione con grande prudenza come era giusto che fosse, considerando che il gioco più importante era quello di dimostrare che la Loggia massonica P2 era una confraternita innocente di amici e una invenzione dei giornali…. Cosa che non era certamente e lo chiarì senza acredine ma con un durissimo intervento finale in Aula sui lavori della Commissione di inchiesta.

Quell’intervento che non fu solo un atto d’accusa ma un atto d’amore verso la politica, i partiti politici di massa, i corpi intermedi, la cittadinanza consapevole è forse il testamento politico di Tina Anselmi che a quell’indagine – dicono alcuni – sacrificò anche le possibili chance di elezione al Quirinale, cosa a cui – come al solito – non aveva pensato per nulla lei, che amava, come fece, ritirarsi a Castelfranco Veneto, nella sua comunità, per la quale ha iniziato a combattere in guerra e lavorato in pace, e dove ora riposa al termine di un cammino eccezionale, il cui ricordo non deve andare perduto.
E non lo sarà, io credo, considerando che al Quirinale i piduisti fecero di tutto per non farla eleggere ma non hanno potuto evitare che fosse eletto uno dei più giovani membri della commissione di inchiesta Anselmi: Sergio Mattarella.

Tina Anselmi. Sempre in prima fila. Senza mai tenerci ultima modifica: 2016-11-01T19:27:06+02:00 da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

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