Vita e morte di Pier Paolo Pasolini, un libro di Nicola Mirenzi

scritto da MARIO GAZZERI
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La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine che è la mia debolezza”. Così diceva di sé Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre oggi il quarantunesimo anniversario della morte violenta. Sparigliatore laico e tormentato, controverso faro nelle ombre di un’Italia strettamente ancorata a Stati uniti e Vaticano, illuminato pensatore e sognatore di un’Italia proletaria, ma preindustriale e rurale, anche da morto Pier Paolo Pasolini riesce tuttora a seminare dubbi e riattivare menti nel nome di un pensiero corsaro e contrario, oltre le ideologie, oltre le certezze.

Fonte e riferimento per ogni italiano pensante, oggetto (dopo la morte) di tentativi di “appropriazioni indebite” da parte di partiti, gruppi e gruppuscoli (anche la destra tentò di inquadrarlo nelle sua fila), Pasolini uomo e pensatore è oggetto di un’altra analisi, brillante e a suo modo affettuosa, da parte del giovane giornalista Nicola Mirenzi (Europa, La7 e Huffington Post).

libro-cover

Un libro (“Pasolini contro Pasolini“, Lindau ed. 154 pagg., €14) in cui Mirenzi affresca con agile pennellate il ritratto del maggiore intellettuale italiano della seconda metà del ventesimo secolo. Scrittore, poeta, giornalista, traduttore e grecista, regista, poliedrico intellettuale inquieto e contraddittorio, dall’analisi della sua vita emerge anche un forte elemento, per lo più inconscio, di autodistruzione personale. Mirenzi ripercorre i punti salienti della sua vita pubblica e privata, quest’ultima finita nel peggiore dei modi: ucciso, straziato da Pino Pelosi e altri suoi compagni “ragazzi di vita” in un sordido angolo di spiaggia vicino ad Ostia. Ma, ucciso da loro, o dai fascisti, o da sicari assoldati da elementi vicini alla Democrazia Cristiana? Tutte domande, lecite peraltro, che all’indomani della violenta fine del poeta contribuirono ad alimentare leggende metropolitane e depistaggi di ogni tipo.

L’uomo che con i suoi editoriali sul Corriere della sera (si ricorda e si cita ancora il suo pezzo sulla trasformazione della DC, meglio noto come il pezzo sulla “scomparsa delle lucciole”) attivò tra i primi una riflessione sulla corruzione del regime democristiano e prese posizioni gradite alla destra (tra l’altro la sua critica agli studenti degli scontri di Valle Giulia nel ’68, “ma io sto con i poliziotti, sono loro i veri proletari”, una frase enucleata dal contesto ma che gli valse gli applausi dei neofascisti) era vittima di pericolose spinte endogene che lo portavano ogni sera nei bar vicino alla stazione Termini in cerca di qualche giovane proletario disposto a prostituirsi. Questo lo raccontò la sua amica di sempre Laura Betti che gli consigliò di girare armato.

Molti partiti, molti movimenti, lo corteggiavano ma senza riuscirci. E allora la schiera dei suoi nemici si infittiva. “Il fatto è, come sottolinea Mirenzi, che Pasolini odiava il potere”. Di giorno correva sui set, “Teorema“, “Medea” (con la sua amica Maria Callas) e, prima di tutti, il suo capolavoro assoluto, “Accattone“, dove le gesta del povero borgataro interpretato da Sergio Citti sono accompagnate da musiche di Bach. Poesia pura. Poi al tavolo del suo studio a scrivere, romanzi, editoriali, saggi, poesie. Quasi una violenza su se stesso. Quasi una vita violenta. Laura Betti se ne accorse e affettuosamente tentò di indicargli un percorso meno stressante.

pasolini

Pasolini, che nel ’45 perse il fratello partigiano, ucciso a Porzus da elementi comunisti favorevoli all’unione con i partigiani slavi (nel frattempo il padre era stato imprigionato dagli inglesi) visse dell’amore e della nostalgia per la madre, sentimenti che gli permisero di placare i suoi furori interiori.

Un suo ritratto avrebbe dovuto dipingerlo il pittore inglese Lucian Freud, nipote di Sigmund. E un suo lavoro avrebbe dovuto intitolarlo “Ricorda con rabbia“. Ma questo rientra negli affettuosi giochi della mente, quel titolo, poi, lo aveva già utilizzato John Osborne.

 

Vita e morte di Pier Paolo Pasolini, un libro di Nicola Mirenzi ultima modifica: 2016-11-02T17:09:45+01:00 da MARIO GAZZERI

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