Ascoltiamo Prince?

scritto da LUCIO FAVARETTO

21 aprile 2016, Chanhassen, Minnesota, Stati Uniti

Questo articolo non vuol essere una biografia, né un elenco assillante di date. Per questo c’è la rete che generosamente offre tutto il possibile, il vero e il verosimile.

Vorrei invece raccontare un grande artista accompagnando il lettore/ascoltatore. Fare cioè quello che molti della mia generazione facevano con piacere: mettevano un disco, e lo ascoltavano con gli amici dall’inizio alla fine intramezzandolo di commenti o di “fermo-musica” al posto del “fermo immagine”, ritirando la testina dell’allora giradisci di qualche millimetro indietro per dire “Senti! Senti cosa fa qui”. Oggi, nei cd, viene usata la comoda funzione “pausa” e “play”.

Anni Settanta. I figli della classe media americana contestano i padri, le loro abitudini definite illiberali e sessuofobiche. Aprono un periodo di critica radicale alle guerre e all’establishment, e fanno buona musica. Più che una critica alla borghesia, nei fatti, sembra una critica radicale alle convenzioni umane, al perbenismo, alla vita stessa per come era stata organizzata. I grandi artisti lo esprimono con intensità, e molti di loro si perdono nella droga (Jimi Hendrix, Janis Joplin…). Minneapolis è carica di rabbia e delinquenza urbana. .Ma dopo le conquiste sociali dovute alla protesta si daranno per acquisiti alcuni diritti. La rendita di quegli anni di musica è considerevolmente alta. La black music è in testa a tutte le classifiche. Gli anni di Prince, sin dagli inizi, segnano un cambio di marcia. Il contesto di Prince è quello del PIL che vola, della nascita e affermazione del periodo di Clinton.

prince4

La musica di Prince racconta con meravigliosa arroganza il sogno americano di riuscita, l’ambizione del talento giovane, regala festa, piacere, divertimento,come in un musical. Con Prince, grazie a Prince, ci si torna a riempire di polvere di stelle e di gioiosi lustrini . Ecco a voi Prince, il musicista che ci lascia a bocca aperta,che ci incanta, che ci fa ballare, che dell’America musicale di colore offre un’immagine vincente. C’è vita, c’è talento, c’è spettacolo!

Prince passa in rassegna con disinvoltura ogni strumento. Prevalentemente pianoforte, chitarra elettrica, basso elettrico e voce. Il Principe è Colui (con la “C” maiuscola) che manda un pezzo a Miles Davis, sicuramente inclemente nei giudizi verso altri colleghi. Ma può permetterselo. È il Re della Tromba, il Re del Jazz. Miles Davis gli offre lo scettro definendolo “il nuovo Re”, e spiega in un’intervista che Prince è diretto successore di Duke Ellington. Il Re, il Duca e Il Principe: il racconto musicale del sogno americano degli anni ’80 e ’90 riprende in tutta la sua grandezza. Nessuna miseria, tanta nobiltà. La nobiltà per i musicisti non è la casta, di sangue o di censo. E’ il riconoscimento dell’altissimo talento che forma l’olimpo sonoro di un periodo. Si torna alla New York fatta di strass, si torna a fare l’occhiolino a Las Vegas, al divertimento, al gioco in musica, all’energia di una generazione che lascia il ’68 ai fratelli maggiori e alza i volumi modificando la storia della musica rock, soul, rhythm&blues, rap. Se gli appassionati amano la chiusura delle espressioni musicali in generi, Prince ce li fa conoscere tutti. E nelle grandi città Prince vola downtown, dove c’è festa!!!

prince3

Metto in rilievo gli anni Ottanta-Novanta poiché sono stati il periodo di maggior successo discografico di Prince. 39 (trentanove!) album studio, cinque colonne sonore, tre live, cinque raccolte, nove raccolte di video e 105 singoli. Inoltre tanto, tantissimo materiale inedito da ascoltare per i prossimi vent’anni. “For you” del ’78 è il disco di esordio. A cui seguono “Dirty Mind”,“Controvery” e il capolavoro gioioso “1999” con milioni di copie vendute in tutto il mondo. La sua musica gioca, come accennavo, attraverso continui virtuosismi , ma senza sbavature. Prince suona la chitarra elettrica con la stessa facilità con cui si cammina, ma non esagera con l’assolo, lo inizia,accenna una marea di note senza essere pleonastico. Quando cresce l’intensità elettrica, passa la battuta ad altro, volando in altre chiavi di pentagramma, aumentando la potenza dell’attesa con un nuovo passaggio strumentale.

prince2

Quando ascoltai per la prima volta “1999” rimasi interdetto. Potevo riconoscere rith’m& blues, Steve Wonder, James Brown, il jazz di Miles Davis, ma alla fine ciò che coerentemente ne usciva, era lui e solo lui.  Prince ringrazia i grandi padri della musica nera e li porta avanti con un’identità propria, forte, felice, vitale. Si direbbe oggi che la sua musica abbia un “energia” incalcolabile. È impossibile per chiunque, di qualsiasi età, non muoversi mentre si ascolta Prince. Il più timido batterà solo il piede, ma il corpo non si ferma di fronte ad una musica fisica, ballabile e estremamente “colta”. Per “colta” intendo una musica che, consapevole dei Padri , conosce e omaggia le proprie fonti di ispirazione e le cita senza derubarne i segni e il senso. Prince entra in un genere, per offrirne subito un altro, reinventa tutte citazioni in un’armonia perfetta, sino a farne un ulteriore nuovo genere. Il suo suono è riconoscibile, unico, inattingibile,irripetibile, tanto è profondo.

Esce “PurpleRain” che, consentitemi una parola arcaica, ripristina il “LENTO”, quello che i fratelli maggiori chiamavano appunto il lento. Il lento della “Pioggia Viola, che riconcilia svariate generazioni e ci faceva andare sul giradischi per sentirlo e risentirlo e ballarlo. Ce ne sono più versioni. Dai tre minuti in su, a seconda di quanto il musicista si diverte con il refrain della chitarra elettrica: le scale, gli svisi, non si riescono a contare. Le sue dita sono molto più veloci del nostro orecchio. Non ci resta che avere qualcuno con cui ballare stretti.Il pezzo è tuttora ascoltato: milioni di click confermano che è un evergreen. Perché Prince è figlio del tempo. La morale sessuale è già stata messa in discussione negli anni Settanta. E allora già ci si ama fisicamente, sul sesso si può persino ironizzare, la sessualità è nella vulgata,è un luogo senza complessi. Ci si illanguidisce, ci si stringe, si fa l’amore con la musica mentre canta e suona “non ti farò avere né guai né dolore” e i fan impazziscono in uno dei dischi più venduti al mondo. Il Times di Londra ne scriverà come il miglior album di tutti gli anni Ottanta.

prince

When the doves cry” è un capolavoro,che verrà interpretato anche da altri grandi musicisti. Il talento di Prince prosciuga melodicamente i brani, li trasporta con la voce e gli strumenti, e spesso, la struttura ritmica controbilancia i versi d’amore del pezzo. Gli archi vengono usati in modo percussivo. Prince è retorico se decide di esserlo: e allora la musica può diventare ironica, volutamente civettuola. Dichiarando gli intenti (il non essere scontato) riesce ad avere enorme successo di pubblico e di critica. Là dove c’è spazio per esagerare, si ferma e toglie. Se vuole essere melodico, canta con ironia.

È interessante, su youtube, possibilmente con un buon impianto stereo a volume alto, notare la differenza tra i concerti e i dischi registrati. Nei concerti la strafottenza, il gioco di richiami alle paillettes, al musical, allo show americano, sono totali. E il suono avanza, avanzano le improvvisazioni sopra l’insistenza frenetica e tribale di qualche accordo, avanza il basso e la batteria della batterista (donna) che lo ha quasi sempre accompagnato: Sheila E. La perfezione dimostra il lavoro di prova, di messa a punto, e le qualità di tutti i musicisti.

In Rai fu trasmesso il concerto di Parigi in diretta. Un concerto molto bello, intenso, lungo, prolifico. Ci fu un problema per chi non poteva essere a Parigi, tra il pubblico. Il “rifasatore”, lo strumento che cioè metteva in connessione corretta immagini e suono via satellite aveva dei problemi, si vedeva correttamente ma si sentiva con un paio di secondi di ritardo. Fu un disastro, per gli aspetti cinestetici, il gioco cioè percettivo dei nostri sensi (udito e vista). Ma il concerto fu memorabile.

“Parade” segna una novità nelle modalità di produzione delle rock star. Gli album fin qui accennati erano prodotti dalla Warner Bros. Il Principe si stacca e fonda la Pasley Park, la sua casa discografica: si autoproduce, suona, registra e produce per sé la sua musica. Vuole uscire dai lacci discografici. Per ragioni di diritti d’autore, essendo stato vincolato alla Major come “Prince” fa uscire “Love Symbol album” un suo innamorato capolavoro,più di un’ora di grande rock , ma nella copertina c’è solo un logotipo, senza il suo nome. Prince diverrà “L’artista che chiamavano Prince” e ci regalerà un disco “concept”, cioè un intero disco come opera, come unico racconto musicale.

Le grandi case stipulavano e stipulano contratti, soprattutto nella musica per il grande pubblico, dove, se scoppiava il fenomeno, il grande successo, obbligavano a far uscire i dischia scadenze precise. L’artista doveva produrre. È così, e forse per mille altri motivi che non conosciamo – basta poco per rompere degli equilibri fatti di musica e grandi interessi economici – che Prince si stacca e prende il volo da solo. Farà scuola. Molti, moltissimi musicisti oggi si producono da soli.

Around a world in a day” è rock e psichedelica, colore puro, che la critica avvicina a Sergent Pepper dei Beatles. L’album, malgrado il basso livello promozionale, vende milioni di copie. Dal concept album passa ad un album di canzoni precise e finite. Il Principe non cerca consenso: si stacca da ciò che ha fatto poco prima, nonostante le voci estremamente positive della critica più autorevole, che lo avvicina ai Beatles, per dire invece che il suo disco voleva solo essere fatto di canzoni e colori:”Il disco è più vicino ai Led Zeppelin che ai Beatles”, poiché “negli album dei Led Zeppelin ogni brano era cosa a sé, era colore e io ho voluto gettare tanto colore sulla tela del mondo”.

Signs of the time” è un album doppio, dove il nuovo è nuovo sul serio. E’ forse uno degli album più moderni che si siano sentiti (da ascoltare ora: è un disco perfetto che sembra uscito oggi). Con Prince si può cominciare dagli ultimi album per finire con i primi. La sua è un’opera divisa in tranche senza tempo.

Mancano volutamente all’appello molti altri dischi. Negli ultimi anni Prince sarà continuamente in concerto. Da grandi spazi a piccolissimi club, spesso con altri grandi artisti. Da non perdere su youtube Prince dal vivo con Tom Petty, Steve Winwood Jeff Lyne, al Rock &Roll of Fame di Londra, Prince con Steve Wonder, James Brown,Byonce. Suona la chitarra elettrica per Cee Lo Green e una legione di altri grandi della musica. Il ragazzo è diventato maturo, tende a mettere insieme altri grandi, suona, fa delle cover (delle canzoni di altri che hanno avuto un grande successo). Prince si cimenta in ciò che più ama: fare musica dal vivo. Concerti dai milioni di click su youtube, il pieno di gente, e che disinvoltamente diventano grandi eventi musicali in giro per le città del mondo (Londra-Parigi-New York-Las Vegas-).


Il 21 aprile di quest’anno, la sera di Manhattan si colora di palloni viola. Il Parco della casa di Minneapolis si colora di palloni viola, il centro di Londra si colora di palloni viola.Parigi si colora di palloni viola. Una pioggia viola, una “PurpleRain” illanguidisce le città del mondo. La gente si riunisce ovunque e manda in cielo i palloni viola in omaggio al Principe. L’uomo che ha riempito di colore porpora le case, le radio, gli stereo del mondo, finisce con un assolo la sua vita poiché il cuore cessa di battere mentre rientra a casa dopo l’ultimo concerto. Parleranno di droga, senza prove. Nessuno può credere che un musicista, pluristrumentista, ballerino, produttore, cantante, compositore, regista, possa avere un infarto che chiude la sua vita. Muore una stella ma non si spegne. I “cassetti” della sua casa sono pieni di registrazioni pronte per essere pubblicate. Pare ci sia materiale per almeno altri dieci anni. Chiediamo agli eredi di pubblicarlo.

Magari un po’ alla volta.

 

Ascoltiamo Prince? ultima modifica: 2016-11-03T22:02:58+02:00 da LUCIO FAVARETTO

2 commenti

Emanuela 4 Novembre 2016 a 12:34

Bravo Lucio!

Reply
Emanuela 4 Novembre 2016 a 12:35

Bravo Lucio!
Prince is Prince

Reply

Lascia un commento