Le mani pulite di Jorge Sharp. La rivoluzione silenziosa cilena

L'elezione a sindaco di Valparaíso del trentunenne avvocato porta in Cile una ventata di nuovo che sembra rifarsi all’esempio della spagnola Podemos
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

[da Santiago del Cile]

Oggi siamo forza alternativa, siamo forza politica e sociale per governare questa città, cazzo!” Con questa frase il trentunenne avvocato Jorge Sharp ha commentato la sua elezione a sindaco di Valparaíso, la seconda città del Cile, portando nel paese latinoamericano una ventata di nuovo che a molti osservatori è apparsa rifarsi all’esempio della spagnola Podemos.

Del resto, molti sono gli aspetti ricorrenti nell’attuale situazione politica cilena che possono ricordare la nascita degli Indignados e di Podemos in Spagna. Lo scarso credito di cui gode attualmente la classe politica cilena, accreditata a un quindici per cento di gradimento. Il perdurare di uno stanco bipartitismo conteso tra la destra dell’UDI (Unión Demócrata Independiente) e la Nueva Mayoría, la formazione di centro sinistra e di sinistra nata nel 2013 che ha eletto alla presidenza del paese Michelle Bachelet. Gli scandali dovuti ai casi di corruzione e di finanziamento illegale che hanno coinvolto le forze politiche tradizionali e che hanno allontanato sempre più l’opinione pubblica dalla vita politica.

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E una campagna che ha alla sua base la scelta di organizzare le primarie cittadine per la carica di sindaco nella quale Sharp nel 2016 è risultato vincitore con 1703 preferenze. E che alle elezioni municipali che si sono svolte domenica 23 ottobre gli ha permesso di sbaragliare con il suo 53,75 per cento gli altri candidati dei partiti tradizionali. Nell’ordine Leopoldo Méndez Alcayaga, il cantante meglio conosciuto nel paese come DJ Méndez, candidato della sinistra molto vicino a Ricardo Lagos, senatore della regione. Il figlio dell’ex presidente Lagos che è di nuovo in corsa, nonostante i suoi settantotto anni, a sostituire Michelle Bachelet. Mentre Isabel Allende ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alla carica presidenziale. E il campione di Chile Vamos (UDI) Jorge Castro Muñoz. Entrambi fermi sul 22 per cento, a fronte di un’astensione record che ha toccato il 65 per cento degli aventi diritto al voto, che ha messo a nudo il disamore dei cileni per la politica. Un campanello di allarme per le presidenziali che si svolgeranno il prossimo anno.

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“È finito il duopolio. Sono finite le male pratiche, irrompe da Valparaíso una nuova forza politica e sociale di cittadini onesti e degni”, ha commentato il neoeletto alla notizia del suo trionfo. Originario di Magallanes, l’antartico cileno, Sharp ha studiato alla Pontificia Università Cattolica della seconda città del Cile, e si è distinto come leader studentesco durante la stagione di mobilitazione che ha percorso tutto il paese nel 2006, fondando il movimento di Izquierda Autónoma che si ispira al pensiero di Antonio Gramsci. Altra somiglianza con la spagnola Podemos. Che ha lasciato quest’anno per formare il Movimiento Autonomista vincitore alle elezioni municipali domenica scorsa.

Sharp ha messo in campo una campagna elettorale che ha riunito una variopinta coalizione di indipendenti e umanisti, di artisti e pescatori, di architetti e studenti, e che ha spinto recentemente The Guardian a definire la sua elezione come la manifestazione “degli indipendenti giovani del Cile che conducono una rivoluzione silenziosa contro i politici tradizionali”.

Al di là del riconoscimento dell’autorevole quotidiano britannico, è un dato di fatto che Sharp ha avuto il mandato di destabilizzare l’ordine delle cose, ed è alla testa di una formazione di sinistra che non vede nel Partito Socialista cileno una alternativa per produrre il cambiamento nel paese. L’aspetto di rottura con le pratiche della vecchia politica è stato una costante della campagna di Jorge Sharp, e il suo ispirarsi a Podemos nemmeno nascosta, dato che nei mesi scorsi Gabriel Boric, un dirigente del Movimiento Autonomista aveva incontrato Pablo Iglesias a Madrid.

Incassato il risultato positivo, ora Sharp pare non volersi accontentare di governare la sua Valparaíso e già parla di esempio da proporre a livello nazionale che riunisca il fronte dei nuovi movimenti di sinistra che non si sentono rappresentati dai partiti tradizionali. Di fronte ai maneggi della vecchia politica, Sharp ha dimostrato di aver saputo consolidare un processo cittadino in cui si è riconosciuto un composito schieramento. Ora si tratterà di dimostrare che sa anche governare. E di far fronte all’aumentata povertà del comune e dare una scossa alla lenta ricostruzione delle case distrutte dagli incendi che negli ultimi due anni hanno devastato Valparaíso. Tutte colpe che Sharp imputava, durante la campagna, allo storico sindaco dell’UDI Jorge Castro, al governo per ben dodici anni. Mentre rimarrà da verificare nei prossimi mesi se il sorprendente successo degli alternativi di Valpo, com’è chiamata Valparaíso, potrà avere nel resto del paese quei riflessi che al momento pare non aver ancora avuto.

Le mani pulite di Jorge Sharp. La rivoluzione silenziosa cilena ultima modifica: 2016-11-03T13:12:23+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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1 commento

“Governare una grande città con Gramsci” Parla il sindaco di Valparaíso | Ytali 22 Novembre 2016 a 19:27

[…] con sicurezza dal Cerro Artillería e mi porta al Puro Café in Plaza Victoria, il luogo dove Jorge Sharp Fajardo, sindaco eletto con quasi il 54 per cento dei voti, ma ancora non entrato in carica, ha deciso di incontrarmi. Antonio fa parte di quella maggioranza […]

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