Francesco e Lutero. Se la primavera viene d’autunno

scritto da RICCARDO CRISTIANO

Forse il 31 ottobre di 500 anni fa non accadde nulla di pubblico. Ma il 31 ottobre di quest’anno è accaduto qualcosa di enorme, e di pubblico. Per capirlo bene occorre ricostruire la storia, studiare teologia, farsi diventare familiari termini e concetti complessi come “giustificazione”, “transustanziazione”, “consustanziazione” e così via? O forse non basta guardarsi intorno? Non basta guardarsi intorno partendo dal “punto” che ci è più vicino, familiare, caro? Il confronto referendario, o il confronto elettorale statunitense, o  quello sulla tragedia mediorientale, o quello sull’ecatombe mediterranea (e non solo)…

Ecco, partendo da dove si vuole e spostandosi poi con la mente a Lund, a quel che vi è accaduto il 31 ottobre 2016, il messaggio che papa Francesco ha inteso dare a ciascuno di noi e a tutti noi diviene più chiaro: questo messaggio dice semplicemente e rivoluzionariamente che la riconciliazione è possibile. Sì, la riconciliazione in questo mondo immerso in “questo” confronto referendario, la riconciliazione in questo mondo immerso in “questo” confronto elettorale statunitense, la riconciliazione in questo mondo immerso in “questo” confronto sulla tragedia mediorientale, la riconciliazione in questo mondo immerso in “questo” confronto sull’ecatombe mediterranea (e non solo) è possibile. Davvero?

La riconciliazione è davvero possibile se il papa di Santa Romana Chiesa ha il coraggio di guardare al prodotto di cinquant’anni di dialogo ecumenico, voluto dal Concilio Vaticano II e perseguito da tutti i suoi predecessori, e fare il passo inimmaginabile: non chiamare i luterani a Roma, ma andare lui a Lund, da loro, dicendo che lui, “lo scismatico”, non era uno scismatico, voleva la riforma di tutta la Chiesa, era animato da buone intenzioni. E quindi lui va commemorato,  insieme.

Per ricostruire la storia di questo evento epocale occorre certamente avvicinarsi a questa storia, capire meglio la disputa di allora, capire meglio il Concilio, capire più a fondo il grande lavoro di apertura e dialogo svolto in passato, soprattutto dal cardinale Ratzinger e da papa Benedetto XVI, così ingiustamente contrapposto a papa Bergoglio. E’ soprattutto il prezioso studio di padre Pani apparso su Civiltà Cattolica che ci aiuta a capire il 31 ottobre di cinquecento anni fa in una prospettiva tutta nuova, libera dalle “narrative” di parte, una narrativa non del tutto nuova ma approfondita e capace di farci pensare che davvero Lutero non era uno “scismatico”, ma un monaco che quel giorno, il 31 ottobre di 500 anni fa, non sfidò, ma scrisse con foga ai suoi superiori, sullo scandalo delle indulgenze comprate e vendute. E allora? Allora “era animato da buone intenzioni”. Era animato da buone intenzioni….

Poi, certo,  la storia ha preso il suo corso, non si può cambiare il passato: ma si può certamente raccontarlo in modo diverso. Lo dice la dichiarazione congiunta, firmata da luterani e cattolici, e questa probabilmente è la più grande conquista che consegna a luterani, cattolici, ma non solo a loro, la scelta di papa Francesco di andare a Lund. Infatti questa conquista è stata consegnata a tutto questo nostro mondo, nei giorni di chiusura dell’anno della Misericordia, antidoto sottostimato ma unico, per capovolgere la deriva degli eventi epocali che ci circondano, e affrontarli in un altro modo. Lund dà alla cultura della Misericordia un’altra forza, un’altra portata, accessibile a tutti. Perché Lund fa partire la sfida della misericordia non dalla mia storia, dalla storia dei miei familiari, o dei profughi, o dei latinoamericani, o delle minoranze, o da quella del paradigma dei signori della tecno finanza, ma dalla storia comunitaria e personale di chi ha fatto quel viaggio. Rileggendo il passato in modo da potere rileggere anche il presente.

Si è scritto tanto su Lutero e la modernità, scrittura estremamente opportuna. Si è scritto tanto su Lutero e la Scrittura, scrittura estremamente opportuna. Si è scritto tantissimo su Lutero e la giustificazione, scrittura essenziale. Si è scritto tanto, e necessariamente, anche sulle pagine oggettivamente brutte di Lutero; i contadini, gli anabattisti, gli ebrei, i turchi. Si è scritto di meno però sulla deriva, il sangue che cattolici e protestanti hanno versato, sulle persecuzioni, sugli odi.

Sta qui, a mio avviso, l’enormità del viaggio di papa Francesco. Se poi questo viaggio sarà foriero di altre novità teologiche, sulla comunione o sul sacerdozio, non sta a me dirlo, anche se mi appare probabile. Quando si cammina insieme la strada non può che cambiare rispetto a quando si cammina da soli. Ma il valore globale ed epocale del viaggio di papa Francesco sta nell’aver avviato un processo partendo da un altro processo, quello del dialogo ecumenico tra Chiesa cattolica e Chiese luterane (o per certuni comunità ecclesiali luterane).

Ora questo processo è chiamato a confrontarsi sulla Comunione, i sacramenti e il sacerdozio a partire dai profughi e dalla tutela dell’ambiente. E questo è possibile se si guarda in faccia Martin Lutero, figlio di un tempo a noi estraneo, e si riconosce “che era animato da buone intenzioni”. La religione più che alla modernità ha molto da dire alla nostra contemporaneità. E papa Francesco con il viaggio a Lund è riuscito a dirci, se abbiamo voluto ascoltarlo, che la riconciliazione è possibile, se si riconosce che il vero antidoto alla cultura dell’odio non è più odio, ma la cultura della Misericordia.

Francesco e Lutero. Se la primavera viene d’autunno ultima modifica: 2016-11-07T10:32:13+02:00 da RICCARDO CRISTIANO

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