La Leopolda e la “ditta”. Il redde rationem

scritto da ALDO GARZIA

Fine settimana rovente in casa Pd tra la Leopolda numero 7, la buona volontà di Gianni Cuperlo e la manifestazione dei Centri sociali a Firenze contro Matteo Renzi. Un fine settimana che ha acuito, come se ce fosse bisogno, i dissensi tra fautori del “sì” e del “no” nel referendum del prossimo 4 dicembre.

La Leopolda ha avuto successo di partecipazione e di audience, forse meno degli anni precedenti quando prevaleva anche la curiosità per l’evento. L’occasione per Renzi è stata utile per lanciare l’invito alla mobilitazione e l’ultima sfida ai suoi avversari soprattutto interni: “Voi che avete ucciso l’Ulivo, volete ora ammazzare il cambiamento”. Bersagli privilegiati della polemica sono stati Ciriaco De Mita (col quale ha duellato in tv), Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. I toni sono stati di chi sa di giocarsi gran parte del proprio destino. Una vittoria del “no” sarebbe difficile da attutire per Renzi, che diventerebbe prigioniero di quanti ne chiedono il forte ridimensionamento. A risultato rovesciato, la vittoria dei “sì” lo liberebbe definitivamente dai lacci interni al Pd e darebbe nuova linfa al suo governo che appare un po’ esangue e senza smalto, nonostante il braccio di ferro con l’Unione europea sulla legge di bilancio e l’emergenza terremoto affrontata con rapidità.

A colpire sono i tempi rapidi del redde rationem: nemmeno tre anni di guida del governo e tre anni di segreteria del Pd. Il che vuol dire che la crisi politica italiana è lungi dall’essere risolta. Il dopo Renzi potrebbe essere all’insegna del tutti contro i 5 Stelle, quindi di una fase di “larghe intese”, o di rapide elezioni dotandosi di una nuova legge elettorale con esiti imprevedibili.

Sulla testa di Renzi pesa il vulnus di partenza che rende l’avvenire del Pd un difficile cruciverba: è considerato l’intruso che ha sgominato la logica degli apparati burocratici, quindi un usurpatore non degno di sedere sulla poltrona di segretario. Lui e il suo governo sono diventati il parafulmine – oltre che della destra, come era ovvio – pure della sinistra sconfitta e rancorosa. Pochi si sono chiesti davvero perché ha potuto vincere le primarie e sgominare gli avversari. Intanto la Cgil ha perso 700 mila iscritti nell’ultimo anno e i sondaggi non danno più del tre per cento a Sinistra italiana: su questi dati Renzi non c’entra nulla e sarebbe bene ragionarci a fondo.

Solo irrisione dalla sinistra Pd per il gesto di Cuperlo di sottoscrivere un documento unitario per una legge elettorale che corregga l’Italicum. Non conta il contenuto (eliminazione del ballottaggio, ridisegno dei collegi, abolizione dei nominati, riduzione del premio di maggioranza). Il trio Bersani, Speranza, Gotor ha trattato Cuperlo come un povero illuso un po’ cretino confermando il proprio “no” nel referendum. Ormai i ragionamenti non appartengono alla ditta: si cerca la resa dei conti, di eliminare per via referendaria il vulnus di partenza.

Infine, chi semina vento può raccogliere tempesta. Se Renzi rappresenta tutto il male possibile dell’Italia e costituisce un tappo sul cammino radioso della sinistra, allora tutto è possibile. Anche una manifestazione rabbiosa nel centro di Firenze. Ai più giovani andrebbe invece spiegato che i problemi della sinistra vengono da lontano, hanno avuto ben altri protagonisti e che sarà un lavoro lungo venirne a capo. Il renzismo infatti ha solo tre anni: quei problemi non li ha certo risolti e forse è già al tramonto.

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La Leopolda e la “ditta”. Il redde rationem ultima modifica: 2016-11-07T12:21:32+02:00 da ALDO GARZIA

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