Alla scoperta di una metropoli incompiuta. La Venezia di Carlo Rubini

scritto da GIUSEPPE SACCA'

Un libro di geografia veneziana, un racconto dello spazio metropolitano, una guida alla ricerca dell’identità urbana di una metropoli (incompiuta, secondo l’autore). Ecco cosa si troverà tra le mani il lettore di La Grande Venezia nel secolo breve. Guida alla topografia di una metropoli incompiuta (1917-1993), Cierre, 2016. Una pubblicazione densa che ci accompagna tra i luoghi della Venezia novecentesca, un libro di geografia urbana nel quale è il territorio ad essere il primo protagonista, infatti alle aree fisiche della città sono dedicati i dodici capitoli del libro.

Si parte da Porto Marghera fondato nel 1917 che nel libro è confermato essere il momento decisivo nel Novecento, vero principio regolatore della società, della cultura e della geografia della città. E seguono capitoli su Cannaregio, Giudecca, Mestre, Castello, la laguna, ecc. All’interno di ogni capitolo numerosi i luoghi censiti e segnalati in mappe molto ben fatte che risultano chiare e comprensibili. Altra caratteristica del libro che aiuta la lettura di un testo scritto denso, è l’apparato iconografico attentamente curato.

la_grande_venezi_580f2f344ea5a

Sfogliando il libro viene in mente un’importante collana sul Novecento curata da Mario Isnenghi (Novecento a Venezia. Le memorie, le storia, Il Poligrafo) che racconta la città partendo dell’idea del “pavimento alla veneziana” quindi pietruzze e “frammenti vari” perché i luoghi sono la spina dorsale del progetto editoriale: Marghera, Sant’Elena, Piazzale Roma, Via Garibaldi, il liceo Raimondo Franchetti, ecc. Il libro di Rubini è molto più organico e omogeneo, ma si trova la stessa voglia di affrontare il Novecento partendo dai luoghi. Analisi dei luoghi che traghettano all’identità metropolitana. E qui ritroviamo una delle pubblicazioni più interessanti scritte sull’identità della città arcipelago: Venezia Mestre, Mestre Venezia: luoghi, parole e percorsi di un’identità di Michele Casarin (Nuova dimensione, 2002).

Ho voluto ricordare queste pubblicazioni perché Rubini ha scritto un libro che può contribuire a un percorso di ricerca sulla città che diversi autori stanno portando avanti da anni tra geografia e storia e riflessioni sull’identità metropolitana.

Non mancano pagine nelle quali l’autore prende posizioni molto forti. Durante il corso della presentazione del libro, lo scorso 7 novembre all’Ateneo Veneto, una presentazione molto partecipata, ad esempio l’autore ha ricordato le sue posizioni su Italia Nostra dove questa associazione è letta come:

Capofila di quel fronte del NO che, costante per oltre mezzo secolo, si è messo di traverso a qualsiasi progettualità avesse come obiettivo la modernizzazione infrastrutturale della città. A ragione? A torto? Di fatto l’isolamento e la marginalizzazione della città storica sono proseguiti e hanno consacrato il rallentamento e il ridimensionamento di quell’ambizione metropolitana intrapresa nel 1917” (pag. 50).

Sempre l’autore ha sintetizzato alcuni temi che attraversano il libro a sostegno della tesi che si ritrova nel sottotitolo ossia l’incompiutezza della metropoli Venezia. Un punto è la mancanza di contiguità fisica, una caratteristica tutt’altro che ineluttabile e infatti è ricordato un Piano di sviluppo della città, il Piano Rosso, dal nome funzionario dell’urbanistica che lo redasse tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, Piano nel quale si prevedeva un’edificazione ordinata della gronda lagunare di Mestre a partire da San Giuliano ossia l’affaccio di Mestre sulla laguna che ancora fino ad un decennio fa era solo una discarica abusiva. Altro possibile elemento dell’incompiutezza veneziana Rubini la individua in una mobilità molto farraginosa che a tutt’oggi contraddistingue la città.

piazzale2

Foto tratta da “Venezia Novecento. Reale Fotrografia Giacomelli”, catalogo pubblicato dal Comune di Venezia, 2002

Vorrei soffermarmi su due aspetti che credo valga la pena di problematizzare: Venezia è affrontata come una metropoli, sì incompiuta, ma sempre ricercata dalla classe dirigente in maniera più o meno coerente. Al riguardo forse si sarebbe potuto problematizzare maggiormente, magari con un capitolo ad hoc, le connessioni con aree esterne al Comune che già nel Novecento sono parte dell’identità metropolitana, veri e propri “quartieri metropolitani” come Mogliano Veneto, Mira, Spinea, Quarto d’Altino. Non è un caso che l’attuale Sindaco sia cresciuto a Spinea e viva a Mogliano Veneto.

Una seconda riflessione credo meriti la periodizzazione scelta. Il pensiero dell’autore è molto preciso: il Novecento inizia con i lavori di edificazione di Porto Marghera, scelta sulla quale è difficile opinare, e si conclude con il 1993. Quest’ultima data non è un omaggio ad Hobsbawm, ma risponde ad un pensiero preciso:

Con la prima giunta Cacciari [1993] (…) si cerca, in parte riuscendovi, una rigenerazione urbana che segua le linee di una lunga fase di studio e progetto sulla città; portata avanti, proprio con la consapevolezza dei limiti del suo sviluppo metropolitano, dalla seconda metà degli anni ’80 attorno all’istituto Gramsci (pag. 15).

ponte-1

Foto tratta da “Venezia Novecento. Reale Fotrografia Giacomelli”, catalogo pubblicato dal Comune di Venezia, 2002

Ma il Novecento a Venezia si è chiuso? È forse un caso che le tendenze divisionistiche tra la città di terra e d’acqua abbiano portato al primo referendum (1979) che aveva obiettivo la nascita di due Comuni distinti alla fine del decennio nel quale è iniziato il declino di Porto Marghera? Ed è forse un caso che ancora oggi il referendum sia protagonista del dibattito politico e pubblico come il problema della riconversione di Porto Marghera? Nonostante gli sforzi delle giunte Cacciari, e in genere degli ultimi venticinque anni di storia veneziana, le tensioni tra acqua e terra restano forti come la mancanza di una vocazione economica metropolitana paragonabile a quella che fu Porto Marghera tra gli anni Venti e gli anni Settanta tanto che si potrebbe sostenere che il Novecento veneziano è un secolo lungo nel quale ancora oggi viviamo.

rubini1

La presentazione all’Ateneo Veneto del libro di Carlo Rubini

Anche da queste due ultime riflessioni credo emerga il lato fortemente positivo del libro, ossia l’essere capace di stimolare domande, riflessioni e approfondimenti, come del resto è emerso chiaramente nella presentazione all’Ateneo Veneto e nel dialogo serrato tra Sergio Barizza e Guido Zucconi che è sfociato in una domanda molto impegnativa: Venezia metropolitana, per essere percepita come tale, può ancora chiamarsi Venezia? Indubbiamente il lavoro di Rubini aiuta nella costruzione di un memoria e di una geografia condivisa contribuendo ad oliare in noi tutti i meccanismi del ricordo e dell’oblio, un processo chiave per costruire un’identità metropolitana.

rubini2

Alla scoperta di una metropoli incompiuta. La Venezia di Carlo Rubini ultima modifica: 2016-11-14T16:55:14+02:00 da GIUSEPPE SACCA'

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

1 commento

Anna Menegazzi 15 Novembre 2016 a 23:18

Vorrei acquistarlo si trova nelle librerie?

Reply

Lascia un commento