M5S. La politica estera che spiega la politica dell’algoritmo

scritto da PINO PISICCHIO

Il M5S è un universo chiuso e autoreferente, questo è chiaro. Perché ogni soggetto politico che in un sistema pluralistico dichiari a priori la sua indisponibilità a stabilire rapporti e alleanze con altri soggetti politici, si condanna a una pratica solipsistica che può scommettere solo sulla sua vittoria assoluta. Che può, peraltro, ipoteticamente poggiare solo su meccanismi elettorali decisamente maggioritari. Resta, dunque, da capire quale possa essere la mission del M5S nel tempo intermedio (presumibilmente non breve) in cui non sarà impegnato nell’esercizio dell’egemonia assoluta. Opposizione perinde ac cadaver? Bah!

Forse, però, aiuta a capire un capitolo del modus operandi del movimento che gli osservatori politici farebbero male a non registrare. Parliamo di un certo iperattivismo degli esponenti di maggiore spicco pentastellati nelle relazioni con l’ estero. Israele, Sudamerica, Gran Bretagna, con le spedizioni dei dioscuri Di Maio e Di Battista, i lunghi colloqui di Grillo con il console degli Usa a Milano Philip Reeker, il tifo, neanche troppo celato, per Donald Trump, ma, più ancora, il rapporto con la Russia di Putin e, in particolare con Sergei Zheleznyak, potente dignitario, vice-presidente della Duma e attivo nel mondo della comunicazione.

Intanto tutto si tiene: Putin e Trump ci pare che non si collochino in emisferi politici e caratteriali contrapposti: hanno anche avuto gli stessi nemici. E poi, a ben guardare, tutti gli universi che tocca la diplomazia del M5S hanno a che fare con i media. Se qualcuno immaginasse di intravvedere la prima ragione di questo lavorio extra-moenia in un ricorso al finanziatore estero, forse sbaglierebbe. Perché l’obiettivo principale è probabilmente collegato alla vera missione del movimento: l’utilizzo delle piattaforme digitali per l’applicazione, per la prima volta in un grande paese democratico, di un esperimento complesso e dagli esiti imprevedibili.

Senza indulgere a scenari orwelliani, infatti, è opportuno comprendere come i Cinque Stelle stiano adoperando in chiave politica l’algoritmo che nella rete viene utilizzato per fini commerciali. Non è cosa da trattare con superficialità, com’è facile comprendere, ma da capire e valutare adeguatamente. Senza scambiare il M5S con qualsiasi altro partito o movimento italiano.

M5S. La politica estera che spiega la politica dell’algoritmo ultima modifica: 2016-11-14T14:30:48+00:00 da PINO PISICCHIO

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