Immunità parlamentare e riforma costituzionale. Fatti e leggende

scritto da ADRIANA VIGNERI

Dagli incontri cui ho partecipato sul tema della riforma costituzionale è emersa una particolare attenzione per l’istituto dell’immunità parlamentare. Un’attenzione non benevola, tutt’altro. Le persone sono infastidite dall’idea che qualcuno degli attuali consiglieri regionali possa beneficiare di questo privilegio, probabilmente perché considerano in massa quel ceto politico particolarmente incline ad abusare del denaro pubblico. Di lì ad estendere il fastidio e quindi la ripulsa a tutti i parlamentari, il passo è breve.

L’immunità parlamentare è stata prevista nella Costituzione del 1948 a tutela dei parlamentari dalla magistratura. Quindi una tutela dell’integrità della composizione del parlamento, così come voluto dai cittadini con le elezioni. L’istituto dell’immunità parlamentare è ampiamente diffuso in tutto l’occidente. Esso protegge il potere legislativo nei confronti del potere giudiziario (principio della divisione dei poteri.

Si è trattato di una tutela assoluta, nel senso che – al di là della protezione per le opinioni espresse e i voti dati – senza l’autorizzazione della camera cui apparteneva il parlamentare non poteva essere sottoposto a procedimento penale, non poteva essere né indagato né processato. Tutela assoluta allora giustificata dal fatto che le istituzioni nel 1947 stavano appena uscendo dalla dittatura fascista.

È poi noto che di questo istituto si è abusato, nel senso che l’autorizzazione è stata rifiutata dalla camera di appartenenza con grande larghezza.

Questo cattivo uso dell’istituto ha facilitato la riforma che ne è stata fatta nel 1993, ma una riforma era comunque opportuna, al fine di ridurre i casi in cui il giudice fosse costretto a chiedere l’autorizzazione per poter procedere. È stato così che la legge costituzionale n. 3 del 1993 ha eliminato l’autorizzazione a procedere per le indagini e la sottoposizione a processo, e l’ha conservata – oltre che per le opinioni espresse e i voti dati – per perquisizioni, arresto e intercettazioni. Resta che non serve l’autorizzazione in caso di flagranza e per l’esecuzione delle sentenze irrevocabili di condanna. I parlamentari possono quindi essere processati come tutti gli altri cittadini, e possono essere soggetti a provvedimenti restrittivi se la camera di appartenenza rilascia l’autorizzazione avendo verificato che non c’è da parte della magistratura un pregiudizio in malam partem.

L’immunità parlamentare è stata quindi fortemente ridimensionata. Ma ora – scandalo – sarà estesa ai nuovi senatori. Vediamo anzitutto perché dell’estensione. Nel nuovo testo costituzionale il Senato resta legislatore al pari della Camera per un ristretto numero di leggi, ma molto importanti (ad esempio per le leggi costituzionali). In quanto legislatore, per il principio di uguaglianza deve essere sottoposto allo stesso regime che esiste per i componenti la Camera dei deputati. Diversamente il regime giuridico dei senatori sarebbe incostituzionale.

Si obbietta che i nuovi senatori non sono eletti. Vedremo tra poco se è vero. Ma intanto va chiarito che la ragione dell’immunità parlamentare sta nell’esercizio della funzione legislativa, che va tenuta distinta da quella giurisdizionale, non nelle modalità di nomina. Quanto a queste ultime, le elezioni regionali sono elezioni, ed elezioni politiche come quelle nazionali (e a questo fine anche quelle comunali). Quindi anche i senatori sono eletti, quand’anche fossero scelti dai consiglieri regionali tra i consiglieri regionali. E nelle nuove elezioni tutti sapranno che alcuni dei consiglieri regionali diverranno senatori, che non sono cioè eletti per fare “soltanto” i consiglieri. Ma c’è di più, è molto probabile che per attuare la complessa clausola costituzionale (che richiede di tenere conto delle scelte elettorali) si realizzi sostanzialmente una elezione diretta.

Fin qui tutto chiaro. Non è affatto strano che ci si meravigli dei consiglieri-senatori con immunità. C’è piuttosto da meravigliarsi che si colga l’occasione di questo comprensibile sconcerto per fare una propaganda populista a favore della totale abolizione dell’immunità. Le ragioni della divisione dei poteri, ora divisione delle funzioni, permangano tutte, il potere giudiziario va protetto dall’esecutivo, e il legislativo va protetto dal giudiziario. Fortunatamente la nostra democrazia non si regge sul principio di maggioranza (che ci ha dato sia Hitler sia Mussolini) ma su di una carta costituzionale e su quei valori. Tra i quali vi è la garanzia reciproca tra i poteri.

 

Immunità parlamentare e riforma costituzionale. Fatti e leggende ultima modifica: 2016-11-16T22:43:42+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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