Referendum, caccia all’elettore ballerino

scritto da ALDO GARZIA

No in vantaggio sui Sì negli ultimi sondaggi: in testa con il 52 o il 54 per cento. Il fronte contrario alla riforma costituzionale fa però gli scongiuri, ricordando l’esito delle previsioni su Brexit ed elezioni americane: i sondaggisti, da un po’ di tempo, spesso sbagliano. Quelli del Sì sperano infatti nell’errore delle rilevazioni demoscopiche e serrano le file intorno al premier Matteo Renzi che per la verità appare solo contro tutti, se si eccettuano i centristi di Alfano, Casini e la scomoda Confindustria. Dato sicuro è l’ampia fascia degli indecisi, che tutte le rilevazioni calcolano intorno al venti per cento. Qui infatti si gioca la partita dell’ultima decina di giorni di campagna elettorale. Ma come si conquista il popolo degli indecisi?

Il No è probabile che carichi il voto di una ulteriore valenza anti-governo per convincere i tanti scontenti. Dilettarsi sui contenti della riforma, a questo punto, può apparire un lusso: meglio sfruttare l’antipatia variamente motivata che circonda Renzi. Su questa pulsione del resto punta tutta la destra e puntano pure dalemiani, bersaniani, Sinistra italiana, Anpi, Cgil, ecc., aggiungendo un merito di difesa della Carta costituzionale da pasticci istituzionali oltre a una ferma opposizione alla legge elettorale dell’Italicum. Il voto si è dunque politicizzato al massimo. Per quanto riguarda il No, infine, non ci si esprime sul dopo in caso di propria vittoria. Anzi: i più vorrebbero (tra questi pure D’Alema e Bersani) che Renzi sconfitto rimanesse al suo posto, guidasse una maggioranza “di scopo” per fare una legge elettorale e andare poi a elezioni anticipate. Difficile però che il premier accetti, in caso di sconfitta, di non dimettersi.

Sul fronte del Sì, si fa l’operazione uguale e contraria: si carica una eventuale sconfitta di un peso assai destabilizzante per il quadro politico e per l’economia. Un voto a favore della riforma viene perciò considerato rassicurante e di continuità. Da qui il super attivismo di Renzi in tv e in giro per l’Italia, oltre a spingere l’acceleratore sulla polemica anti-Europa della austerity e sui buoni contenuti della prossima legge finanziaria: deve convincere gli indecisi che per ora non ci sono alternative al suo governo, salvo una avventura destabilizzante che può portare i 5 Stelle al governo o, in alternativa, un governo Pd-Forza Italia benedetto da Berlusconi. Mano tesa, dunque, anche per cambiare l’Italicum. Che Renzi riesca in extremis a recuperare lo svantaggio e a vincere la partita è difficile, non impossibile.

L’elettore smarrito che fa parte della fascia degli indecisi da corteggiare, quello che non ha ancora deciso, si trova di conseguenza tra due fuochi: votare contro lo status quo o assecondarlo, fare del suo voto un atto di ribellione o di consenso. Come ci insegna la tradizione della politica italiana, ogni consultazione elettorale – comunale, regionale, referendaria e via discorrendo – assume il sapore di elezioni politiche. E anche questa volta non si è sfuggiti alla regola.

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Referendum, caccia all’elettore ballerino ultima modifica: 2016-11-21T21:54:03+01:00 da ALDO GARZIA

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