Il cappello della vittoria di Trump e i sondaggi della sconfitta di Hillary

scritto da GUIDO MOLTEDO

Quando lo seppero, nel quartier generale di Hillary, ci risero su di gusto e con senso di sollievo. “Si vede che The Donald non sa niente di come funzionano e si gestiscono le campagne elettorali di oggi”. Complesse e costose macchine guidate da strateghi e da sofisticati esperti in sondaggi, elaborazione e stoccaggio di dati, da generali della guerra terrestre (il vecchio porta a porta e comizi) e della guerra aerea (telefono, social, inserzioni tv e radio). Un arsenale  a cui Trump ha fatto ricorso con parsimonia. E sì, risero quando vennero a sapere che Trump aveva investito il grosso del suo budget in cappelli dei più svariati colori con la scritta “Make America Great Again” (in sigla MAGA). Il suo slogan. Slogan banale, ma di sicura presa sull’elettorato corteggiato dal tycoon, con il suo misto di  nostalgia, profondo pessimismo e insicurezza sullo stato delle cose presente in America, i tre pilastri della sua campagna. (“Stronger Together”, lo slogan di Hillary era nobile nel suo richiamo all’unità ma adesso chi lo ricorda più?)

Il Washington Post, il 25 ottobre scorso, cioè a pochi giorni dal voto, quando i due contendenti erano dati in virtuale pareggio con HRC in risicato vantaggio, fece un po’ di conti sulla scorta dei dati in possesso della Federal Election Commission. E venne fuori che Donald Trump aveva speso 1.8 milioni di dollari per i sondaggi (da giugno 2015 a settembre 2016) e 3,2 milioni di dollari per l’acquisto di cappelli da baseball e di altro tipo [confezionati nella fabbrica di Carson, California, con manodopera prevalentemente latina].

Nel complesso Trump aveva investito circa 15.3 millioni di dollari in spese cosiddette “collateral” — cappelli, t-shirts, spille, adesivi, etc. — più di quanto avesse speso per i consulenti e per la costruzione di banche dati e altre diavolerie digitali tipiche delle moderne campagne elettorali.

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Quando parliamo dei sondaggi, non ci riferiamo solo a quelli numerici della corsa, ma soprattutto ai rilevamenti “qualitativi” che un candidato fa eseguire dai suoi specialisti tesi a cogliere, territorialmente, gli umori e le tendenze degli elettori rispetto a precisi segmenti tematici, sia di tipo nazionale sia soprattutto locale, per poi affinare la strategia. È il “polling”, indispensabile come una bussola per capire dove concentrare maggiormente gli sforzi del candidato e della sua macchina elettorale specie nelle contee in bilico degli stati “campi di battaglia” cruciali.

Trump ha contato molto poco sui professionisti del polling e sugli strateghi, preferendo orientarsi con il suo naso di venditore. Il cappello, che lui stesso non ha mai smesso d’indossare, non è semplicemente un gadget, è diventato il segno di riconoscimento di un “movement”, come Trump ha definito il fenomeno che ha alimentato, di elettori convinti, tanto da diventare i suoi testimonial “in divisa”, presenti nel territorio e molto più efficaci di costose campagne tv, costruite su ancora più costose indagini demografiche.

Che questo possa essere un “modello” di future campagne elettorali di altri candidati, c’è da dubitare. Sicuramente c’è da riflettere sul ruolo ormai ritenuto indispensabile degli spin doctor.

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I MAGA hats su ognuna delle 247 sedie del gruppo parlamentare repubblicano alla camera dei rappresentanti

È l’emblema, il MAGA hat, soprattutto della sua vittoria contro l’establishment repubblicano, perfino più ostile nei suoi confronti degli stessi democratici. Tanto che in segno di resa e di sottomissione, il 15 novembre scorso, i leader del Grand Old Party hanno regalato  un cappello MAGA a ognuno dei 247 deputati repubblicani della camera dei rappresentanti, suggellando l’evento con una pubblica “cerimonia”.

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L’idea del cappello MAGA ha avuto un successo tale che, per Natale, è stato messo in vendita un modello speciale con rifiniture in oro al prezzo di 149 dollari. Il ricavato andrà al comitato congiunto per la raccolta dei fondi della Trump campaign e del Comitato nazionale del Partito repubblicano. La portavoce della Trump campaign, Hope Hicks, ha tenuto a specificare che il berretto è made in America.

Il cappello della vittoria di Trump e i sondaggi della sconfitta di Hillary ultima modifica: 2016-11-23T23:02:38+01:00 da GUIDO MOLTEDO

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