“Squillo”, il gioco dei papponi diventa cult. Un caso politico

scritto da GIORGIO FRASCA POLARA
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No, non bastavano i giochi d’azzardo online. Ora ci sono anche i giochi osceni che considerano addirittura un “valore” la prostituzione e anzi il suo sfruttamento. È il caso di quello dal nome inequivoco: squillogame.com, un insulto alla dignità delle donne, un peana al lenocinio. L’aspetto più grave è che questo “gioco” va avanti da cinque anni, e che qualche settimana fa, al Lucca Comics & Games 2016, ne è stata presentata una quinta, più aggiornata versione ideata, come le precedenti, da Immanuel Casto per la società Freak & Chic di cui lui stesso è proprietario.

Tutto chiaro – e vedremo subito di che robaccia si tratta –, eppure nessuno si muove, a livello politico, amministrativo e giudiziario. Tanto che un gruppo di deputate e deputati di Possibile ha deciso di investire della questione il governo rivolgendo un’interrogazione ai ministri dell’Interno, dello Sviluppo economico, delle Riforme costituzionali.

Lasciamo spiegare al suo “inventore” in che cosa consiste questo gioco, on line e da tavolo, basato su cento carte illustrate, e che formalmente (e chi ti controlla?) è “vietato ai minori di anni diciotto”:

SQUILLO è un nuovo gioco dallo spirito estremo e divertente. Qui ogni giocatore ricopre un ruolo (quello di sfruttatore di prostitute) gestendo colpo su colpo le sue ragazze, divise tra escort, battone di strada e giovani promesse, ognuna con le proprie particolarità, parcella, ricavato finale e…successiva vendita degli organi.

Non basta ancora a spiegare il senso del gioco tra magnaccia ancora virtuali? Non è sufficiente la disgustosa distinzione tra tipi e “qualità” delle ragazze? Non sono chiare le immagini? Allora ecco ancora uno sprone sfacciatamente osceno dell’inventore del gioco.

È un’alternativa per intrattenere amici e parenti, una sfida a colpi di fellatio in cui dimostrare le vostre abilità manageriali!”

In sostanza, lo scopo del gioco è di sconfiggere il “protettore di prostitute” avversario, manovrando le proprie squillo come birilli, come esseri che contano solo come merce. Ora, è vero che la Polizia postale ha migliaia siti da controllare e questo andrebbe semplicemente spento; ma c’è anche da contrastare e vietare la distribuzione e la vendita del formato da tavolo di questo “gioco”. E invece nulla è stato fatto da nessuno nonostante appaia evidente che il suo contenuto induce almeno ad un duplice messaggio: quello che le donne sono oggetti da sfruttare sino a poter decidere se vendere i loro organi per trarne persino un ricavo un danaro; e quello del “valore” dell’organizzazione della prostituzione, senza alcun rispetto del genere femminile. Di più, senza alcun rispetto per elementari valori civili e morali.

Se dunque questo gioco costituisce una evidente offesa ai diritti umani e alle persone costrette a un “sistema prostituente”, che cosa si aspetta ad intervenire con ogni mezzo, anche il più severo e drastico?

Attenzione, oltre che online, l’edizione cartacea di questo lurido gioco viene diffusa e posta in vendita sul libero mercato, alla mercè di tutti. Com’è dunque possibile – si chiedono Beatrice Brignone, Pippo Civati e altri – una sorta di tolleranza nei confronti di questi “strumenti di svago” che violano i principi della libertà e della dignità delle donne, giocando sulla drammatica e triste realtà dello sfruttamento della prostituzione che vede migliaia di donne ridotte in schiavitù e private della loro sessualità? Sino ad oggi è possibile. Vediamo se i ministri Angelino Alfano, Carlo Calenda e Maria Elena Boschi lo ritengono possibile anche domani.

“Squillo”, il gioco dei papponi diventa cult. Un caso politico ultima modifica: 2016-11-29T15:58:32+01:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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