Patagonia. Con il naturalista Percival Ramirez a bordo dell’Evangelistas

scritto da CLAUDIO MADRICARDO

[dall’Evangelistas in navigazione da Puerto Natales a Puerto Montt, Cile]
Ci sono tre maniere per arrivare in Patagonia: via terra e quindi dall’Argentina; in aereo, il che non permette di vedere nulla perché è sempre nuvoloso; e l’ultima maniera è quella di navigare lungo i canali, sui ferry come l’Evangelistas che fanno la spola fra Puerto Montt e Puerto Natales.

Percival Ramirez è la guida naturalistica del ferry oceanico Evangelistas per la cui compagnia naviga in queste acque da sette anni.

Da molto tempo – precisa Ramirez – abbiamo riscontrato l’interesse da parte dei passeggeri di viaggiare per tutta questa zona dei canali. La Patagonia in se stessa è un’attrattiva, è qualcosa che richiama la gente da tutte le parti.

Tra i primi dieci posti a livello mondiale, le terre che segnano la fine del Sud America attirano ogni anno sempre più visitatori che chiedono informazioni sulla flora, la fauna, la geologia e i ghiacciai che incontrano lungo il loro tragitto. Qui sta la spiegazione della presenza di una guida naturalistica a bordo di una nave che rimane pur sempre un cargo.

Dalla metà di dicembre – continua Ramirez – in questa zona si possono vedere balenottere azzurre, ballenas jorobadas (megattere), ballenas minke (balene rostrate), e solo due giorni fa nella zona dove stiamo navigando abbiamo potuto vedere delle orche. C’è poi una grande varietà di uccelli, tra cormorani, albatri e gabbiani. Ci sono quattro, cinque tipi di albatros che si possono vedere. Poi c’è una quantità enorme di delfini, compreso uno di cui non si conosceva l’esistenza, come il delfín liso (lissodelfino australe) che non ha la pinna dorsale.

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Percival Ramirez foto di Giovanni Vianello

Gli chiediamo di ricordare qualcosa di inconsueto che gli sia successo in questo lungo periodo in cui ha navigato in Patagonia, e Ramírez non ha incertezze:

Venti fortissimi, fino a duecentosessanta chilometri all’ora – spiega sorridendo. – Molto freddo e onde alte dodici metri. Ma la cosa più inconsueta che mi sia successa è stata vedere più di duecento balene in un solo giorno. Una cosa meravigliosa. E poi abbiamo avuto qualche emergenza: problemi con qualche passeggero. Insomma, succede sempre qualcosa di speciale.

Quanto alla trentina di turisti che navigano nel ferry lungo i canali per tre giorni interi, ascoltando documentatissime lezioni su flora, fauna e ghiacciai, ammirando il panorama e scrutando la superficie del mare in attesa di ricevere il regalo dell’avvistamento di qualche cetaceo, Ramírez non ha dubbi:

Il turismo che viene qui è un turismo rispettoso. In questi ultimi anni è aumentata la coscienza di preservare l’ambiente. Il fenomeno turistico è in grande ascesa, corrispondendo a una tendenza mondiale. Il turismo che viene dall’Europa, dalla Nuova Zelanda, dal Canada e dall’Australia è molto importante. Anche se il nostro mercato principale è quello europeo. Sono molti gli europei che vengono a visitare la Patagonia. E per questo si sono introdotte norme di tutela ambientale, perché fortunatamente si sta sempre più affermando la coscienza di dover tutelare il patrimonio naturale che abbiamo, perché ci siamo resi conto che stavamo distruggendo l’ambiente.

Evitando di introdurre l’allevamento del salmone?
Tutte queste zone in cui stiamo navigando sono parchi nazionali. Alla fine siamo riusciti ad impedire che si installassero allevamenti di salmone, ma più in generale che si avviassero industrie e tutte quelle attività umane che possono alterare l’equilibrio naturale. Quanto all’industria del salmone in particolare, da quasi vent’anni ha avuto uno sviluppo molto forte. Tutto è cominciato negli anni settanta, quando il salmone fu introdotto in Cile.

E quando sono sorti i problemi?
Direi dagli anni novanta, quando l’allevamento del salmone è stato praticato in modo artificiale, come si fa in Scozia, Norvegia e Canada, tenendo i salmoni in alta concentrazione in gabbie, alimentandoli con farine di pesce, con antibiotici. Parliamo di centinaia di allevamenti di salmone, uno accanto all’altro. In questo modo gli escrementi dei salmoni scendono fino al fondo del mare rendendolo assolutamente sterile. E questo si è ripercosso sulla fauna locale. Perfino sulla presenza delle balene e dei delfini.

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Percival Ramirez foto di Giovanni Vianello

E la marea roja che colpisce le cozze rendendole mortali se ingerite dall’uomo?
La marea roja è un fenomeno assolutamente naturale che si verifica quando la temperatura dell’acqua sale. Abbiamo il fenomeno del Niño per il quale la temperatura dell’Oceano Pacifico aumenta di un paio di gradi. In alcuni canali dove ci sono correnti convergenti si moltiplica allora un particolare plancton che si chiama alexandrum. In tal modo tutti i bivalvi, filtrando l’acqua, immagazzinano questo plancton microscopico in alta concentrazione che produce una tossina mortale per l’uomo.

Quindi tutto ciò è dovuto al cambiamento climatico?
Esattamente. Con il cambiamento climatico, il fenomeno del Niño che prima si produceva ogni quindici, vent’anni ora si produce ogni quattro, sei anni. E ogni volta che il fenomeno appare, abbiamo il problema della marea roja. Per i pescatori ciò costituisce un grosso problema economico, perché la pesca è ovviamente vietata: la marea roja è mortale al cento per cento.

Patagonia. Con il naturalista Percival Ramirez a bordo dell’Evangelistas ultima modifica: 2016-12-07T19:55:56+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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