Firenze, se è l’albergatore a non pagare il conto

scritto da GIORGIO FRASCA POLARA

Qualcuno forse ricorda che più di un anno fa ytali denunciò la maxitruffa a opera di decine di albergatori, gestori di ostelli e b&b che a Firenze incassavano la tassa di soggiorno dai clienti ma non la versavano poi all’erario municipale, per un totale di più di un milione e mezzo di euro. Ciò è valso loro l’accusa di appropriazione indebita aggravata dal momento che si erano arricchiti alle spalle tanto dei turisti quanto del comune.

Ebbene, ventisette di loro sono in questi giorni sotto processo (il comune di Firenze si è costituito parte civile), un processo che durerà a lungo dal momento che, già all’apertura, sono state avanzate una serie di pretestuose eccezioni procedurali per cui i giudici, riservandosi di decidere, hanno rinviato la causa a metà gennaio.

Perché un danno erariale così rilevante? Perché, come ormai ognuno sa, la misura della tassa di soggiorno (da uno a cinque euro) è rapportata alle stelle o alle chiavi che un albergo vanta. In una locanda la tassa è di un euro, ma in  alberghi di lusso (o quasi) varia tra quattro e cinque euro. Così che in un caso un proprietario è accusato di essersi appropriato di 330mila euro, in un altro di 174mila, e via scendendo.

Le giustificazioni degli accusati? Di due ordini, così emersi in istruttoria. Per un verso una sfilza di “me ne sono dimenticato”, “non avevo liquidità”, “ma io avevo già cominciato a pagare” (sì, esattamente 126 euro su un debito molto più alto, documentato da un mazzo così di cartelle esattoriali). Ma per un altro verso, maggioritario (e documentato da alcune intercettazioni), con veementi reazioni: “Questa tassa è una gabella”, “turismo addio”, “noi si impoverisce e il comune si arricchisce”. E a una tassa iniqua come si reagisce? Inutile rifiutarsi e rischiare denunce, meglio incassare la gabella salvo poi non riversarla al comune.

Abbiamo parlato di intercettazioni. Già, perché la truffa è stata scoperta non in seguito a un sospetto di mancato introito della tassa di soggiorno, ma nel corso di un’inchiesta su un giro di escort all’Hotel Mediterraneo. Le microspie avevano registrato l’insofferenza di due direttori di albergo (“sono soldi veramente regalati al comune”, ringhiava uno) che studiavano nell’agosto 2011, cioè appena un mese dopo l’entrata in vigore della norma, come evadere la tassa: per esempio dichiarando la presenza di un numero maggiore di bambini-ospiti (che non la pagano) al posto di adulti. Da qui l’apertura di un’altra inchiesta.

All’inizio, gli albergatori inquisiti erano trentasette. Alcuni di loro hanno pagato in fretta il dovuto, altri sono falliti o letteralmente spariti dalla circolazione (è il caso di una imprenditrice cinese), altri ancora – ecco un esempio di eccezione preliminare – hanno perduto tutta la documentazione in un deposito che risulta alluvionato. Risultato: sotto processo sono rimasti in ventisette. Ma, al di là di qualsiasi stupido giustizialismo, questo processo pone due problemi di carattere meno localistico e più generale.

La prima questione: il caso di Firenze, a quanto consta nell’aula del tribunale dove sono sotto processo i ventisette, è assolutamente unico. Nel senso che non risulta altra inchiesta, altro procedimento, altro processo di analogo tenore in qualsiasi altro luogo del Paese. Possibile insomma che solo a Firenze ci siano alcuni furbacchioni (non tutti, per carità) che hanno tentato il colpaccio truffando qualcosa come un milione e mezzo di euro? Possibile che nelle altre grandi città, in tutti gli altri luoghi di vacanza al mare e ai monti, nella miriade di agriturismi, tutto sia in regola, tutti gli albergatori e gestori applichino correttamente la norma, incassino dai clienti la tassa di soggiorno e la riversino ai comuni? È una domanda che chiama in causa magistratura e polizia, amministrazioni locali e, perché no?, anche i sindacati.

La seconda questione chiama in causa proprio i comuni, principali vittime di questa truffa. La tassa è stata istituita proprio per consentire alle amministrazioni municipali di impiegare quanto versato per opere migliorative dell’ambiente: rifacimento di una strada, pulizia di un quartiere, creazione di un giardino, opere che rendano più gradevole l’accoglienza dei turisti. Insomma la tassa (per sgradevole che possa essere considerata) è come un salvagente, piccolo ma comunque prezioso, per tanti comuni taglieggiati dallo stato, oppressi dalle scadenze, costretti a campare tirchieggiando qua e là, con pochissime e scarse fonti autonome di reddito.

E dire che il comune è il potere democratico più vicino ai cittadini. Che facciamo, lo lasciamo languire, anche per il gusto che qualcuno ha di truffarlo? Qui sta la lezione del processo di Firenze. Qualunque sia, chissà quando, l’esito.

Firenze, se è l’albergatore a non pagare il conto ultima modifica: 2016-12-09T16:54:07+02:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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1 commento

Pay Tourist 10 Dicembre 2016 a 13:15

Il sistema innovativo PayTourist nasce proprio per combattere fenomeni del genere. Speriamo che il Comune di Firenze si decida ad entrare nel nostro progetto pilota. Grazie 😉

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