Manuel Valls, l’ultima carta dei socialisti francesi

scritto da MARIO GAZZERI

Francese ma spagnolo. Spagnolo ma catalano. Manuel Valls, finora fedelissimo ancorché a tratti enigmatico (ex) primo ministro di Hollande, appena dimessosi per poter partecipare alle primarie socialiste in vista delle presidenziali francesi della prossima primavera, forse è l’unica carta che rimane al Ps per tentare di contrastare l’euroscettica, nazionalista Marine Le Pen al primo turno del 23 aprile prossimo. E ad impensierire, forse, l’altro candidato del fronte opposto, il gasatissimo leader di centro-destra François Fillon, (già da alcuni “incoronato” come prossimo presidente della République) nella possibile ma non probabile eventualità che i socialisti riescano ad “agguantare” il ballottaggio del 7 maggio.

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Uomo asciutto nel fisico e nell’eloquio, 54 anni (nato a Barcellona nel 1962), Valls è il secondo “grande di Spagna”, assieme alla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, ad affermarsi con indiscusso successo nella politica francese. Politico fine, grande esperienza di amministratore come sindaco di Evry, pupillo di Michel Rocard, ombra (a volte distaccata) di Hollande, è stato al fianco del presidente nei momenti più difficili per il Paese. Dopo le stragi alla redazione di Charlie Hebdo e al Bataclan, è stato assieme al ministro degli interni Bernard Cazeneuve (ora succedutogli al Palais Matignon) accanto al presidente formando una sola squadra, un governo unito nel dolore e nel nome della Francia ferita. Il gradimento di Hollande crebbe, toccando punte confortanti. Ma poi ci fu Nizza e le imprevedibili modalità dell’eccidio sul lungomare in festa in occasione di una serata di fuochi artificiali. La strage, resa possibile anche dalla pressoché totale assenza di misure di sicurezza almeno nel primo tratto di strada seguita dal Tir impazzito del terrorista, fu un colpo micidiale per la credibilità di Cazeneuve (oggi addirittura promosso primo ministro) e di riflesso di Hollande.

Probabilmente è stato allora, si dice, che Manuel Valls ha cominciato a capire come la sua vicinanza ad Hollande, la troppa esposizione accanto al presidente, potesse rivelarsi “micidiale” per le sue ambizioni. Ma i nemici dell’ambizioso ex premier sono molti e non solo nel Front National o nel centro-destra dell'”incroyable monsieur Fillon“. “La Gauche est brisé” scrivono tutti gli osservatori sui principali quotidiani e periodici d’Oltralpe. Già, perché non é affatto da escludere la ripetizione del dramma di Lionel Jospin che, nel 2002, fu battuto al primo turno dal leader del Front National Jean Marie Le Pen a causa dell’estrema dispersione dei voti della sinistra che si presentò con ben sei candidati (tra comunisti, riformisti ed anarchici…). Politici per lo più di estrema sinistra che non avevano alcuna possibilità di passare al ballottaggio ma che, assieme, dragarono un numero di suffragi tali da consentire il sorpasso di Le Pen che al ballottaggio sfidò dunque Jacques Chirac al suo secondo mandato, perdendo peraltro sonoramente.

I sicuri candidati della sinistra sono, per ora, oltre a Manuel Valls, Jean Luc Mélenchon e il giovane Emmanuel Macron, già ministro dell’economia del secondo governo Valls. Ma è dal primo che potrebbero giungere amare sorprese per l’ex delfino ispano-francese di Hollande. Nel 2008, per insanabili contrasti con la direzione del partito, l’attuale candidato della “gauche” più radicale lasciò il partito socialista per fondare il Partito della sinistra, una sorta di Fronte Popolare del terzo millennio in cui è confluito anche quel che restava del Partito comunista francese. Mélenchon è in grado di attirare non solo i voti degli ex comunisti ma buona parte del voto ambientalista.

Non saranno pochi a resistere al programma dell’ex socialista che già si presentò alle presidenziali del 2012 giungendo quarto. Il catalogo delle promesse elettorali del neo-giacobino ambientalista (come da più parti é stato definito) é un vero e proprio richiamo delle sirene. Abbassamento dell’età pensionabile a sessant’anni, chiusura di tutte le centrali nucleari del paese con l’obiettivo di una Francia che dovrà affidarsi al cento per cento alle energie rinnovabili, all’eolico e al fotovoltaico entro il 2050 (al riguardo intende lanciare un piano di investimenti pari a cento miliardi di euro). Mélenchon promette anche la settimana di 32 ore lavorative e la messa al bando degli Ogm.

Considerate queste premesse, l’ipotesi di un ballottaggio François Fillon-Marine Le Pen, il prossimo sette maggio, è probabilmente la più realistica, anche se la recente ed ulteriore sterzata a destra dell’ex premier di Sarkozy potrebbe assicurargli una fetta dell’elettorato della leader del Front National e aprire indirettamente una strada per il ballottaggio a Valls. È ovviamente ancora troppo presto per formulare previsioni ma, certamente, lo spagnolo di Francia dovrà sfruttare a fondo tutte le sue seduttive doti (che pare non gli facciano difetto) di telegenico persuasore. La strada per l’Eliseo é ancora lunga e, sulla roulette delle presidenziali francesi, i giochi non sono ancora fatti.

Manuel Valls, l’ultima carta dei socialisti francesi ultima modifica: 2016-12-09T21:40:10+02:00 da MARIO GAZZERI

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