Non era solo una cantante. Un Museo a Santiago per Violeta Parra

Incontro con Milena Rojas Cereceda, nipote della cantante di "Gracias a la vida", che era anche artista plastica. Le sue opere sono raccolte nel Museo a lei intitolato, di cui si occupa Milena
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

[da Santiago del Cile]
Milena Rojas Cereceda è figlia di Isabel Parra e nipote di Violeta, la cantante che con Gracias a la vida è diventata famosa in tutto il mondo. A Santiago nel Museo Violeta Parra in Avenida Vicuña Makenna a due passi da Plaza Italia, Milena si occupa delle collezioni e del patrimonio, e della Fondazione intestata alla nonna, nata nel ’93 al momento del ritorno dall’esilio della madre Isabel.

L’opera di Violeta allora era dispersa in tutto il mondo, racconta Milena, perché mia nonna era una persona abbastanza nomade che ha vissuto a Ginevra e a Parigi. Quando tornammo a vivere in Cile, si creò la Fondazione Violeta Parra con lo scopo di riunire fondamentalmente tutte le sue opere plastiche.

Creata da Isabel e Angel Parra, la Fondazione ha generato lo scorso anno il Museo grazie anche all’intervento della presidenta Michelle Bachelet. Se Violeta Parra è conosciuta principalmente come compositrice e cantante presso il grande pubblico, nella sua vita ebbe modo di dedicarsi anche all’arte plastica, esprimendosi attraverso opere in cartapesta, pittura al forno e arpilleras, una tecnica presente in Cile e Perù alla quale la cantante si dedicò dal 1958 quando una epatite la costrinse a letto per un lungo periodo.

“Tanto tempo non potevo stare senza far nulla. Un giorno ho visto lana e un pezzo di tela e mi sono messa a fare qualcosa”, spiegò in seguito la stessa Violeta, che attraverso questa tecnica con uno stile naïf e con colori vivi rappresento’ figure umane e animali.

Una tecnica che nel periodo della malattia era per lei come canzoni che si dipingessero, il cui significato era la fuga dalla clausura e dalla immobilità cui era costretta. E nella cui fattura eccelse fino al punto di vedere riconosciuto il proprio lavoro nel 1964, quando le sue opere vennero esposte nel Padiglione di Marsan del Museo di Arti Decorative del Louvre.

 

Cosa rappresenta al giorno d’oggi la figura di Violeta Parra in Cile?
Violeta è molto amata in Cile. Ma quando era viva nessuno ne aveva riconosciuto il valore, tanto che decise di andare a vivere in Europa molto giovane. Da quando abbiamo la Fondazione e il Museo mi sto rendendo conto come le persone di una certa età, ma anche gli adolescenti cominciano a scoprire la figura di Violeta Parra, e soprattutto il suo lato meno conosciuto che è quello di artista plastica. Io credo che la sua sia una figura molto rappresentativa in Cile, anche se credo che lo sia molto di più fuori di questo paese. La gente che viene a visitare il Museo è molto contenta. Prima non c’era una casa di Violeta Parra. Ora esiste e vi vengono conservate le sue opere.

Da quanto tempo lavori alla conservazione delle opere di tua nonna?
Mi ci sto dedicando da quindici anni e sono molto contenta del lavoro che stiamo facendo.

Hai avuto modo di conoscere tua nonna?
No, purtroppo io sono nata nel novembre del 1967. Mia nonna era già morta nel febbraio di quell’anno. Non ho avuto questo privilegio. Non ho avuto l’opportunità di conoscerla, però l’ho conosciuta attraverso la sua opera, la conosco a modo mio, attraverso la sua opera, le sue canzoni.

Tua madre ti ha mai parlato della nonna?
Sono cose molto personali, ma al fondo mi ha cambiato quest’immagine ricorrente di Violeta come una donna prevalentemente depressa. Mi ha parlato della Violeta come madre, che era una mamma molto speciale che si alzava al mattino presto, che cucinava, cantava e cuciva. Era una donna in costante creazione. Una donna molto contemporanea.

Come ti spieghi la fama di Violeta fuori dal Cile? Non credi che sia legata al successivo colpo di stato del ’73?
Il colpo di stato ha segnato le nostre vite. Io credo che in quel momento Violeta Parra e la nueva canción chilena furono accolti nel resto del mondo. Noi stessi fummo ospitati in Francia. Allora si conobbe la figura di mia nonna, la figura di Víctor Jara, o quella di Pablo Neruda. Io credo che siano persone che sono state molto conosciute fuori del Cile per il loro lavoro creativo anche per quello che accadde qui con il colpo di stato. Che ha prodotto una profonda ferita nel paese. La gente di fuori ha studiato l’opera di Violeta e nostro compito qui è quello di riunire tutta la documentazione che sta dispersa in Europa.

Pensi di dover seguire le tracce di tua nonna?
Sì, un poco lo devo fare. Al momento abbiamo una collezione qui in Cile, ma io devo anche mettermi a ricercare perché mia nonna in Europa regalava i suoi quadri. Scambiava le sue opere per avere altri oggetti che le potevano essere utili. Devo percorrere la sua strada perché sono certa che lì ci sono persone che hanno quadri di Violeta, arpilleras o altro. Penso a collezionisti privati o a suoi amici che sono ancora vivi. Anche qui in Cile stiamo per fare un appello generale affinché le persone che hanno opere di Violeta, sue fotografie o qualche manoscritto le possano cedere al Museo.

State facendo un censimento di tutti i cantanti che al mondo hanno cantato le canzoni di Violeta Parra?
Si certo, anche perché questo è attualmente un Museo in cui la musica di Violeta non c’è. E non si può concepire Violeta Parra senza la musica. È un anno che abbiamo esposto il percorso che ora si può visitare e a breve dovremo cambiare andando in questo senso. Perché ancora c’è troppa poca musica di Violeta Parra. Che è poi quello che la gente che ci visita in genere chiede. Ma vorrei anche ricordare che nel nostro auditorium ci sono concerti ogni fine settimana, dove si può ascoltare musica.

servizio fotografico di  Giovanni Vianello

Non era solo una cantante. Un Museo a Santiago per Violeta Parra ultima modifica: 2016-12-12T12:38:00+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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