Turchia. Ancora sangue in un Paese che sembra impazzito

scritto da GIANPAOLO SCARANTE

 

L’uccisione dell’ambasciatore russo a Ankara è un atto gravissimo che da la misura del livello estremamente elevato di tensione raggiunto in queste ore in Turchia.

Le motivazioni profonde di questa tensione sono complesse e di varia natura e oggi sembrano sempre più intrecciarsi in una perversa spirale senza fondo.

La prima è data dalla polarizzazione estrema in cui si trova oggi la società turca, drammaticamente divisa tra chi sostiene il corso islamista e autoritario del presidente Erdoğan, e tra chi vuole mantenere un accettabile livello di laicità nello stato e nella vita civile del Paese.

Questo scontro, che avviene con durezza sia nella politica che nella società civile, si svolge all’interno di una articolata transizione sociale che si potrebbe definire post-kemalista.
Ma vi è anche lo scontro aperto e durissimo con i curdi, con i quali si è messo da parte ogni tentativo di dialogo e si persegue una politica di puro confronto militare, atteggiamento antistorico e probabilmente destinato all’insuccesso.

Il tributo di sangue versato nei giorni scorsi a Istanbul e Kaisery (l’antica Cesarea romana) è solo un piccolo esempio di quanto potrà costare questa politica, che guarda anche ai possibili sviluppi siriani e alla temuta creazione di uno stato curdo alle frontiere, ossessione storica della diplomazia ottomana e poi repubblicana.

E vi è infine l’orrore siriano, che dimostra come errori politici sistematici e ripetuti, in verità non solo turchi, possano trasformare una malattia in un’infezione micidiale e incontrollata.

Sulla Siria gli errori di visione del presidente Erdoğan, sono stati parecchi. Il passaggio dall’iniziale stretto rapporto di vicinanza e collaborazione con Assad, al confronto più totale; il considerare ogni mezzo buono per abbattere l’ex amico, incluso il sostegno all’Isis attuato con grande leggerezza nelle fasi iniziali; il brusco passaggio ad una posizione di maggior confronto anti Isis, condizionata però dalla priorità di evitare ad ogni costo una entità indipendente curda.

E infine la sorprendente altalena che hanno vissuto i rapporti con la Russia di Putin, che prima è stata una nemica dichiarata – il jet russo abbattuto nel novembre 2015 – per poi raggiungere acrobatiche convergenze politiche sul terreno siriano.

Proprio questo ultimo aspetto parrebbe essere la motivazione del grave attentato a Ankara contro l’ambasciatore russo, quella invocata dall’attentatore prima del suo folle gesto. Dopo gli attentati in occasione di comizi affollati, in luoghi storici come la piazza dell’Ippodromo a Istanbul, in aeroporti e stadi, è ora la volta di uccisioni mirate ad alto valore simbolico.

La Turchia sembra in queste ore impazzita, ma resta un paese dal grande passato storico e con una società civile ricca e articolata.

Speriamo sappia trovare presto in se stessa le motivazioni per comporre le sue diverse anime e contribuire alla stabilità della regione oggi gravemente compromessa.

Turchia. Ancora sangue in un Paese che sembra impazzito ultima modifica: 2016-12-19T21:12:30+00:00 da GIANPAOLO SCARANTE

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