Roberto Giachetti e il lato b della politica

scritto da LANFRANCO PALAZZOLO

Tutto il deretano minuto per minuto. “Hai la faccia come il culo!”. La frase di Roberto Giachetti all’indirizzo del collega di partito Roberto Speranza sulla disputa intorno al “Mattarellum” ha destato grande scalpore. Questo moralismo contro il vicepresidente della Camera Giachetti stupisce.

A sdoganare il termine “Faccia da culo” ci ha pensato per primo Beppe Grillo. Anche in questa circostanza a farne le spese è stato un esponente della sinistra del Partito Democratico: Pierluigi Bersani, così definito dal fondatore del MoVimento il 1° marzo 2013. Ma prima di Grillo è stato il meno conosciuto onorevole Matteo Brignadì (Lega Nord), la scorsa legislatura (25 novembre 2008), a tirare fuori il termine “Faccia da culo” in aula (pagina 74) di fronte ad un distrattissimo vicepresidente della Camera Antonio Leone: “Chiedo scusa, non l’avevo colta, non l’avevo sentita. Se è vero che l’ha fatta, la richiamo all’ordine e la invito a non usare certi toni e certe minacce. Non so se c’è una minaccia, controlleremo il resoconto stenografico”.

Eppure, nelle aule parlamentari volano insulti peggiori di quelli pronunciati da Grillo e dall’esponente del Pd. E i presidenti dei due rami del Parlamento sono gli ultimi a stupirsi di queste situazioni, limitandosi sempre ad un blando richiamo. Basterebbe rileggere con grande attenzione gli stenografici parlamentari della legislatura in corso per arrivare a questa conclusione. Ecco come il deretano ha preso il controllo dell’aula di Montecitorio.

Sull’argomento merita una menzione speciale Riccardo Nuti del Movimento cinque stelle. Agli arbori della legislatura, il deputato siciliano termina in bellezza un suo intervento del 1° agosto 2013: “Ora, io voglio dire che le esperienze delle prese in giro le abbiamo vissute nei vari consigli comunali, dove i vostri rappresentanti sono ormai molto esperti, e anche in Commissione affari costituzionali e in quest’Aula le prese in giro sono tante, ma sicuramente non si può continuare con questo stato di cose. Il nostro ruolo è quello di smascherare le vostre prese in giro, per non definirle prese per il culo”.

Sei giorni dopo tocca a Giuseppe D’Ambrosio seguire la strada del suo collega di gruppo: “Mi rivolgo alla Presidenza – spiega il deputato pentastellato – e dico: da pugliese del MoVimento 5 Stelle, mi offro, anche perché vogliamo magari aprire ad un confronto con chi, tutto sommato, in quest’Aula, ci aveva accolto con promesse di calci in culo”.

Il 19 novembre successivo è la volta del compianto Gianluca Buonanno, della Lega Nord, riproporre il tema attraverso la citazione di una collega d’aula: “A me la Polverini ogni tanto scherzando mi dice: «Siamo un po’ culo e camicia». Questo è un termine che andrebbe bene appunto per il governatore della Puglia [Nichi Vendola, nda], per come ha parlato…”.

Un’altra indimenticabile citazione arriva 16 gennaio 2014, quando il cittadino rappresentante del popolo a 5 stelle Giorgio Sorial afferma in aula: “Mi lasci segnalare agli atti – afferma rivolgendosi alla vicepresidente della Camera Marina Sereni – che l’onorevole Bianconi si è riferito alla deputata Carla Ruocco dicendole: «rotta in culo». Se questo viene accettato da questa Presidenza, allora viene accettato tutto!”.

L’11 marzo 2014 è la volta di Manlio Di Stefano. Al cospetto dalla Boldrini, il deputato a 5 stelle afferma: “C’è solo una cosa che dovete capire e dovete capirla soprattutto per il rispetto che dovete ai vostri elettori che con loro vi vedono andare a elezioni costantemente per poi passare all’opposizione, ossia che il PD, insieme a voi, perché siete entrati insieme al Parlamento, e insieme agli altri partiti in quest’Aula, tranne il MoVimento 5 Stelle, stanno prendendo per il culo il popolo italiano. Questo dovete capire”.

Quando arriva il decreto sull’occupazione a Montecitorio è la volta di Claudio Cominardi: “Questo provvedimento – spiega Cominardi rivolgendosi alla Boldrini – non deve essere nemmeno votato, e adesso ve lo spiego. Perché il presidente Damiano, il presidente della Commissione lavoro, ha violato il Regolamento – questa, che non è carta da culo – cioè, l’articolo 51, l’articolo 53 e l’articolo 54”.

Durante la discussione del decreto “Mare Nostrum” è l’arguto Davide Caparini a spiegare bene l’influenza del nostro paese nell’ambito della geopolitica del Continente. Il 16 maggio 2014, il deputato leghista sottolinea, sotto gli occhi del vicepresidente Luigi Di Maio: “La Spagna è evidentemente favorita rispetto all’Italia. Perché in Italia sì e in Spagna no e in Francia no ? Perché noi siamo diventati il buco del culo del Mediterraneo”.

All’inizio del 2015, il 20 gennaio, spetta al deputato torinese della Lega Stefano Allasia inaugurare l’anno con questa frase “sibillina”: “Noi non prendiamo le distanze dai problemi del Paese come fate voi. Voi continuate a prendere per il culo la gente italiana…”. Al Senato non sono da meno. Il termine è risuonato in aula per ben 16 volte, ma nessuno ha preso provvedimenti disciplinari. Il rappresentante del M5s Alberto Airola, il 10 dicembre 2015, puntualizza in aula a Palazzo Madama: “Ma perché non vai a fare in culo? E adesso datemi dieci giorni di sospensione, ora che avete sentito la parola «culo»! Vergognatevi!”.

Il 2 gennaio 2016 è il momento di Matteo Dall’Osso (M5s): “Gasparri – spiega il deputato – deve dimettersi dall’alta carica che ricopre e, direi, ritirarsi per sempre dalla politica. Io in quanto handicappato avrò le mie disabilità, ma le assicuro che sono capace di mandare il Vicepresidente del Senato a fan culo”. Il 26 febbraio 2016 è Vittorio Ferraresi del M5s a dire la sua con lo stratagemma della citazione di altri atti: “Sottosegretario – afferma il deputato della Commissione Giustizia -, è ovvio che in carcere è difficile provare queste questioni, perché si proteggono tra di loro è un sistema unico che noi abbiamo denunciato, ma se ci sono le registrazioni, le parole effettive che hanno detto – queste sono vere, sono registrazioni che sono state acquisite – è questa la realtà che ho letto del: «non denuncio un mio collega»; «mi fanno il culo se io denuncio»”.

Il metodo della citazione viene adoperato anche da Alberto Zolezzi (M5s) il 1° marzo scorso: “Il governatore della Lombardia ha il mal di denti dopo avere azzannato poliziotti, infatti sta cadendo su una vicenda di protesi dentarie. Pensi che la pubblicità vera di queste protesi dell’imprenditrice Canegrati, intercettata era: Queste protesi – cito l’intercettazione – sono fatte con il culo”. Questa ampia carrellata di citazioni dimostra che Giachetti è solo l’ultimo politico che cade nella trappola tesa dalla volgarità del linguaggio che ha ormai preso il controllo di tutti i partiti politici italiani. Anche di quelli che rappresentano la maggioranza. E nessuno è autorizzato a scandalizzarsi.

Roberto Giachetti e il lato b della politica ultima modifica: 2016-12-20T13:09:08+01:00 da LANFRANCO PALAZZOLO

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